LAURA ROCCA.
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IL REGNO DELL'ARIA
Serie: Le Cronistorie degli Elementi. 2. Il mondo che non vedi.
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2016.
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Parte 2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO 12 ~ LA SPEDIZIONE HA INIZIO.
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Lunedì 15 gennaio.
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Come promesso da Maheloas, tutto il materiale necessario per la spedizione era pronto,
addirittura i servitori del castello avevano provveduto anche a caricarlo.
La prima tappa era il villaggio e Celine era contenta di poter finalmente incontrare gli abitanti di
quel luogo e di vedere il posto. Clachan a Deigh era diverso dal villaggio diGallaibh, ma non meno
suggestivo. Le casette erano tutte ricoperte di neve e ricordavano piccole baite, i loro colori variopinti
colpivano l’occhio tra tutto quel bianco: giallo acceso, arancione, turchese e rosso. La stradina
s’inerpicava verso una piazza e Celine notò che tutta la popolazione era lì riunita per salutarli. Stavano
rispettosamente in ordine intorno al perimetro e la guardavano felici. Percepì tutto il calore dell’affetto
di quelle persone, che manifestavano la loro gioia salutandola.
Piccoli negozietti dalle vetrine illuminate arricchivano l’ambiente. Guardò malinconica il
negozio di pozioni, pensando all’amore perso di Maheloas; dalla panetteria le arrivava un profumo che,
se non avesse avuto fretta, si sarebbe affrettata a seguire. I globi luminosi erano appesi fuori dalle
vetrine a rischiarare l’ambiente ed erano racchiusi in piccole lanterne di ferro battuto. A sinistra della
piazza, in cima a una salita, vi era un edificio più grande, in pietra, aveva l’aspetto di un castello
medievale
«Quelle sono le nostre scuole», spiegò Maheloas, che aveva seguito il suo sguardo.
Proseguendo per la strada principale del villaggio, Celine si accorse che le case divenivano via
via più grandi, le abitazioni non erano più solo in legno, ma anche in pietra, tutte provviste di tetto
spiovente, carico di neve. Alcune in candida pietra bianca, altre in arenaria, altre ancora con mattoni
rossi a vista. I giardini non avevano fiori, ma diversi alberi imponenti arricchivano il paesaggio.
«Ci mancano i portali», disse a un tratto Maheloas, «favorivano i nostri scambi culturali.
Bastava attraversarli e ci trovavamo a Gallaibh, alcuni di noi lavoravano lì un tempo, io vi andai
persino a scuola da bambino. Ci manca visitare la Capitale e ci mancano le visite da lì».
«Sono certa che, quando recupererò la Lama d’Aria, qualcosa cambierà. Questa terra tornerà a
essere sicura e magari il portale potrà essere tenuto costantemente aperto. Devo ancora scoprire molto
su me stessa e sulle mie capacità», rispose Celine speranzosa.
«Io credo in te, Celine. So che molti all’inizio potranno essere stati scettici nei tuoi confronti,
magari in altri Regni non troverai altrettanto calore da parte dei Sovrintendenti, ma da me avrai sempre
tutto il sostegno possibile», rispose Maheloas al limitare del villaggio.
«Lo so, e di questo ti ringrazio. Da qui proseguiremo da soli, tu torna pure al castello e prenditi
cura di Ailie, quella ragazza ha bisogno di qualcuno che le dia conforto».
Quando varcarono i cancelli del cimitero, a Celine sembrò che la luce fosse ulteriormente
diminuita. In quel luogo le ore di luce erano pochissime, era un dato di fatto, ma varcare quella soglia
le sembrò avesse inciso ulteriormente. Guardandosi intorno si disse che forse era colpa degli imponenti
e fitti alberi che delimitavano la zona: larici, abeti bianchi e pini. Un sentierino lastricato si dipanava
davanti a lei e decise di proseguire diritta in quella direzione. Sarebbe stato completamente inutile un
tentativo di contatto con gli Spiriti in quella zona, lì venivano seppelliti i morti recenti, non vi era nulla
di antico. Man mano che guidava la compagnia verso la zona antica, gli alberi si facevano sempre più
fitti e il silenzio era quasi rumoroso.
Raggiunsero una piazzetta, al centro era situato un monumento dedicato ad Adhar e Celine
comprese che avevano varcato le soglie della parte più vecchia e abbandonata di quel luogo. Le lapidi
avevano tutte un’aria antica e molto più imponente, il cimitero si estendeva in cerchio attorno a quella
piazza. Sembrava esservi una nebbiolina leggera e si vedeva che quel luogo non era mai visitato da
nessuno. Il sentiero era invaso dalla vegetazione, alcune tombe erano completamente ricoperte dai
licheni, il marmo bianco non s’intravedeva più, era praticamente impossibile leggere il nome di chi vi
era sepolto. I sentierini tra le lapidi erano pieni di cespugli di bacche e in terra spesso si notavano
piccole macchie di un colore tendente al rosso-arancione: si trattava della rosolida, una pianta carnivora
tipica di quella zona.
Dopo aver vagato un po’, tornò al centro della piazza e si inginocchiò di fronte alla statua:
decise che il luogo migliore per tentare un contatto con gli Spiriti era sicuramente quello. I suoi
compagni di viaggio erano silenziosi, nessuno le poneva domande o chiacchierava sottovoce, si disse
che forse star lì incuteva soggezione anche in loro. Liberò la mente e si concentrò sul tentativo di
contatto con gli Spiriti, le sembrò che non funzionasse, proprio come alla miniera, ma a un certo punto
iniziò a sentire dei sussurri fiochi e distanti, lasciò perdere il suo richiamo e si concentrò su quelle
flebili voci.
«Regina, devi aiutarci a riposare, non possiamo più», disse una voce.
«Questa terrà è ormai corrotta dal male, possiamo sentirne i lamenti», disse un’altra.
«Chi siete?» domandò Celine con la mente.
«Gli Spiriti dei primi abitanti di questo luogo, le nostre anime sono martoriate dalla corruzione
che sta divorando la nostra terra, da quei mostri che infettano le acque, devastano le foreste e torturano
in segreto tutti gli abitanti che non sono guerrieri. Nessuno si allontana più volentieri dal villaggio o
dalla zona protetta, troppe sono le persone scomparse, e ora tu sai perché non fanno più ritorno», le
rispose una voce maschile profonda e cupa.
«Sono trasformati in mostri a loro volta», osservò Celine.
«Proprio così, i nostri discendenti diventano esseri di tenebra, proprio come i nostri nemici»,
rispose un’altra voce femminile e triste.
«So di dover porre fine a tutto questo, devo trovare la Lama d’Aria, solo così quegli esseri
abbandoneranno queste terre, solamente in questo modo la fede della popolazione si farà più forte e le
barriere saranno definitivamente ripristinate», rispose Celine.
«Non la troverai qui, ma questo tu lo sapevi già, non è vero?» domandò la voce maschile.
«Immaginavo fosse troppo facile, ma un tentativo dovevo farlo», asserì Celine.
«Noi non possiamo dirti dove si trova, ma sappi che ognuno di questi luoghi ha bisogno della
tua visita, solo così potrai sapere tutto su questa Terra e conoscerla davvero», disse la voce femminile.
Il fruscio s’interruppe e Celine non captò più nulla. Si alzò in piedi, voltandosi verso i suoi
compagni di viaggio e scuotendo la testa. Si domandò se rivelare loro ciò che aveva udito, ma decise
che era meglio evitare: già quel luogo sembra metterli sufficientemente in ansia, era meglio non
renderli edotti al fatto che erano circondati da Spiriti inquieti. Dopotutto, ciò che le avevano rivelato
non era nulla di cui non fossero già tutti a conoscenza.
«Celine, pensavo che potremmo raggiungere la collina e poi recarci al rifugio per prepararci per
la notte. Si trova vicino al fiume, così potremmo raggiungerlo domattina per tentare la purificazione»,
propose Erskine, affiancandosi a lei.
«Sono d’accordo. Il fiume è fuori dalla zona protetta, meglio avvicinarsi con le prime luci del
giorno, preferirei non affrontare il mostro che avete trovato lì con il buio», acconsentì Celine.
Erskine comunicò la notizia agli altri, tutti si dissero d’accordo nel seguire quella linea
d’azione. Presero così un piccolo sentiero, che partiva dall’uscita più a Nord del cimitero e si dirigeva
verso la collina solitaria.
Acheflow si teneva in disparte, in fondo alla fila. Ogni tanto Hewie le lanciava un’occhiata, ma
lei faceva di tutto per guardare altrove, non voleva parlare con lui, specialmente dopo quello che era
successo nelle celle con Ailie. Ogni volta che ci ripensava sentiva ondate d’imbarazzo e di rimorso che
l’assalivano. Il paesaggio si stava facendo brullo, da quando avevano lasciato il sottobosco, ricco di
abeti e iniziato a risalire la collina, gli alberi diventavano sempre più radi, ormai seguivano un sentiero
ricoperto solamente dalla neve.
Il vento le sferzava il viso, insieme ai candidi fiocchi che turbinavano cadendo da un cielo che
si faceva rapidamente sempre più scuro. Fortunatamente le loro divise erano predisposte per tenerli al
riparo da qualsiasi clima, era certa che quella temperatura fosse a dir poco agghiacciante.
Dopo una lunga risalita giunsero sulla cima, Sliabh Aonaranach. Il panorama era sicuramene da
togliere il fiato: si vedeva in lontananza il castello di ghiaccio, tutta l’area boschiva che avevano
attraversato e, ai piedi della collina, le serre con le coltivazioni. Distingueva le persone che si
affaccendavano intorno, ma da quell’altezza le sembravano piccole formichine. Celine era scesa da
cavallo e si era inginocchiata, poggiando i palmi delle mani sul suolo innevato. Acheflow condivideva
la sua opinione: secondo cui non avrebbero trovato nulla nelle aree protette, era chiaro che ciò che
cercavano doveva certamente essere in uno dei luoghi sotto attacco, altrimenti sarebbe stato troppo
facile e niente lo era.
Gli altri membri della spedizione si erano leggermente allontanati, forse per concedere a Celine
più spazio e tranquillità, così lei fece lo stesso.
Fissava il cielo quando Hewie le si avvicinò. «Acheflow, vorrei parlarti», le disse sottovoce.
Non si aspettava che si avvicinasse così presto, né che avesse il coraggio di parlare di quanto
era accaduto.
«Non c’è nulla di cui parlare, adesso dobbiamo solo concentrarci sulla missione che dobbiamo
portare a termine», rispose secca.
Fece saettare lo sguardo per allontanarsi e individuò Buonia. Si avvicinò lesta a lei, con la scusa
di chiederle qualcosa a riguardo dei materiali che avevano portato con loro. Aveva ricontrollato le
scorte due volte e sapeva bene di non aver dimenticato nulla, ma parlare con Buonia era un buon modo
per tenere distante Hewie. Sapeva che era sciocco comportarsi così ed evitarlo, ma era ancora troppo
sconvolta per quello che era accaduto.
Aveva passato molto tempo in collera con Ailie per il modo condiscendente con cui la trattava.
Non era mai stata arrabbiata con Hewie, pensava che lui fosse innamorato di sua sorella, ma soprattutto
non aveva nemmeno mai considerato di essere lei stessa a fare qualcosa di male. A causa dei sentimenti
che nutriva per Hewie si era allontanata dalla persona che avrebbe dovuto essere quella più vicina al
mondo, sua sorella, la sua gemella per giunta. Le aveva mentito, non aveva avuto il coraggio di
confessarle cosa provava per Hewie e non osava immaginare come si fosse sentita Ailie per tutto quel
tempo, proprio lei che era abituata a essere sempre la preferita. Doveva essere stata malissimo, era
innamorata di Hewie ed era consapevole che lui stava con lei solo per dovere.
Hewie però era davvero stato il peggiore tra loro tre. Come aveva potuto accettare di prendere
in giro sua sorella in quel modo? La piccola parte egoistica che albergava in lei la fece sentire offesa da
un ulteriore particolare: Hewie non aveva avuto il coraggio di dire ai suoi genitori che preferiva lei.
Evidentemente si vergognava di lei e di quello che provava. Si sentiva in collera con lui, come non lo
era mai stata: non si sarebbe mai aspettata che potesse essere così vigliacco.
Quando vide Celine alzarsi in piedi e scuotere la testa, appurò di averci visto giusto, non c’era
nulla in quel posto. Poco dopo si rimisero a cavallo per raggiungere la riserva. Le dava i brividi tornare
in quel luogo, non riusciva a smettere di pensare ad Ailie e a com’erano andate le cose, dopo che erano
andati verso il fiume. Si chiese se quell’orribile essere si sarebbe fatto vedere anche quella volta e chi
sarebbe stato preso.
Maheloas era nel suo studio, quando bussarono alla porta. Si stava facendo sera e si chiedeva
come andasse la spedizione di Celine. Sperava con tutto se stesso che trovasse la Lama d’Aria e che
tornasse indietro al più presto. Se le fosse accaduto qualcosa sarebbe stata una vera disgrazia per la loro
razza.
«Avanti», disse ad alta voce.
«La ragazza si è risvegliata, mio signore, le hanno portato da mangiare poco fa», disse una delle
guardie.
«Bene, a breve andrò a farle visita», rispose, facendogli cenno che poteva andare.
Celine gli aveva chiesto di prendersi cura di Ailie e lo avrebbe fatto. Quella povera ragazza
aveva sicuramente bisogno di conforto, essere stata tramutata in una dei corrotti doveva essere stata
un’esperienza orribile. Stava per bussare alla porta, quando una cameriera uscì dalla stanza con un
vassoio: probabilmente Ailie aveva appena finito di mangiare. La donna gli lasciò la porta aperta e lui
rimase sulla soglia a fissarla.
Ailie sembrava davvero smarrita. Era avvolta in una vestaglia enorme, stava seduta a fianco
della finestra e fissava fuori con aria assente, i lunghi capelli biondi sembravano quasi un mantello
dorato sulle sue spalle. Nonostante la porta aperta Maheloas, decise di bussare lo stesso per annunciare
la sua presenza.
«Avanti», disse Ailie, voltando la testa.
«Scusami, la cameriera ha aperto la porta mentre stavo arrivando, ero venuto a vedere come
stai», la salutò, entrando nella stanza.
«Grazie per essere passato, Sovrintendente, non dovevate disturbarvi per me», rispose Ailie,
alzandosi in piedi e facendo un inchino.
Sembrava facesse fatica a mantenere la posizione eretta, Maheloas si avvicinò immediatamente
temendo che cadesse. «Non c’è bisogno che t’inchini Ailie, sono venuto perché mi faceva piacere.
Siedi, ti prego», suggerì, posandole una mando sulla spalla.
«Vi ringrazio del pensiero, ma non merito tutta questa attenzione», rispose lei, stringendosi
nelle spalle con aria triste.
«Non è una colpa ciò che ti è accaduto, poteva capitare a chiunque di noi», le fece notare
incoraggiante.
«Già, ma se non fosse stato per Celine sarei ancora un mostro, anzi forse lo sono anche ora,
sarebbe stato meglio se aveste dovuto uccidermi», rispose con aria triste.
Maheloas si chiese cosa l’affliggesse così profondamente, sembrava che non fosse affatto
contenta di essere stata salvata.
«Scusate, non volevo annoiarvi con i miei problemi personali. Perdonatemi sono stata
inopportuna», aggiunse.
«Ailie, ti prego, non darmi del voi», disse, prendendole una mano, «vorrei aiutarti, mi
renderebbe davvero felice».
Dopo la morte di Eilidh non aveva mai più voluto entrare in confidenza con nessun’altra donna,
si era spinto più in là solo con Celine perché sapeva bene che lei non lo avrebbe mai ricambiato e
soprattutto perché lo incuriosiva la sua condizione. Ma Ailie gli sembrava così affranta, desiderava
davvero farla stare meglio.
Lei lo fissò stupita. «Io non so come ringraziarvi della vostra premura, non dovete davvero
preoccuparvi per me, non sono nessuno d’importante, solo una recluta che ha fallito alla sua prima
missione», rispose lei, fissando il pavimento imbarazzata.
«Tutti noi siamo importanti e, a quanto ne so, la colpa è di Erskine, non certo tua: se lui non
fosse stato imprudente e avesse obbedito agli ordini di Celine, non ti sarebbe accaduto nulla», la
confortò.
«Grazie, siete molto gentile», rispose lei con un debole sorriso.
Sembrava che anche parlare le costasse fatica. In quel momento realizzò che il pallore in volto
era davvero eccessivo. «Ailie, ti senti bene?» domandò preoccupato.
Lei si limitò ad annuire, ma sembrava che ogni movimento le costasse fatica. Maheloas temette
che da un momento all’altro sarebbe svenuta. «Penso sia il caso che tu ti metta immediatamente a
letto», disse deciso.
«Non vi preoccupate, quando passeranno le guaritrici mi aiuteranno ad arrivarci», rispose lei
con voce flebile.
«Mi pareva di averti detto di non darmi del voi, ma forse non sono stato abbastanza
convincente», disse scherzando poi, sorprendendo anche se stesso, la prese in braccio portandola verso
il letto.
Un’espressione sorpresa attraversò il volto di Ailie e un lieve rossore diede colorito alle sue
guance. «Grazie», disse quando lui l’adagiò sul materasso.
«Hai mangiato a sufficienza?» domandò, tirandole su le coperte.
«Non ho toccato cibo, non avevo voglia di mangiare, mi sentivo troppo male anche solo per
provarci», rispose lei, evitando il suo sguardo.
«Hai dei dolori o ti riferisci a un altro tipo di malessere?» domandò diretto.
«Ho detto delle cose orribili a mia sorella e Hewie», rispose sinceramente lei, spiazzandolo.
«Non eri in te, vedrai tua sorella e il tuo ragazzo capiranno che tutto ciò che hai detto non aveva
senso alcuno», la rincuorò lui.
«Non credo, dopo quello che ho detto, di avere ancora un fidanzato. Le cose che mi sono
scappate di bocca perché ero in quello stato, purtroppo, non erano farneticazioni, era tutto vero e loro
sanno bene ciò di cui parlavo».
«Ascolta, adesso vorrei che tu mangiassi, poi se vorrai mi racconterai», propose Maheloas,
preoccupato per lo stato di salute della ragazza.
«D’accordo, grazie per le tue premure. Pensavo di non voler parlare con nessuno, invece la tua
compagnia mi fa sentire meglio», rispose lei, arrossendo nuovamente.
Maheloas si alzò dalla sedia senza dire nulla e raggiunse la porta. «Torno subito, vado a cercare
qualcuno che ti porti qualcosa», disse uscendo dalla stanza.
Improvvisamente aveva sentito il bisogno di allontanarsi da lei. Desiderava davvero confortarla,
ma quel rossore che le si diffondeva sul volto lo confondeva. Ailie era molto bella, anche un cieco lo
avrebbe visto, ma lui era certo che mai nessuna avrebbe preso il posto di Eilidh.
Giunsero alla riserva abbandonata quasi a sera. Aidan si fiondò all’interno della struttura per
controllare non vi fosse niente di strano. Erano ancora nell’area protetta, ma lui non si fidava di nulla.
Dopo quanto gli avevano detto sulle capacità di quella creatura mostruosa, temeva che i nemici
potessero essere in grado anche di superare le loro barriere protettive.
«Tutto a posto», disse, uscendo dalla struttura e rivolgendosi a Erskine.
«Dentro ci sono due grandi stanze con diversi letti, le signore in una stanza e i signori in
un’altra?» propose Mavi. «Fa molto freddo e, anche con le nostre speciali divise, sarebbe meglio
dormire al chiuso, possiamo così risparmiarci il tempo di montare le tende».
«Sono d’accordo», disse Celine.
«Vado ad accendere il fuoco», si propose Aengus.
«Io e Bhirginia potremmo occuparci della cena», propose Buonia.
«D’accordo, il resto di voi si occupi dei cavalli e dei letti», ordinò Erskine.
«Divideremo i turni di guardia in tre, in modo che tutti possano risposare un buon numero di
ore», propose Celine.
«Bene, inizieranno Aidan e Brian, dopo Murchadh e io e infine Ermer e Mavi», disse Erskine.
«Potrei stare di guardia anch’io», si propose Celine.
«È meglio se tu riposi, dovrai usare la tua energia per i contatti con gli Spiriti, domani sarà una
giornata lunga», disse Erskine.
«Questo non ha niente a che vedere con il tenermi in disparte rispetto al pericolo?» indagò
Celine.
«Celine, penso che Erskine abbia ragione, domani dovremo visitare diversi luoghi, è meglio che
tu stia a riposo», s’intromise Aidan.
«Nessuno ha chiesto la tua opinione», rispose lei tagliente.
Si avviò verso il limitare della radura, s’isolò dagli altri e la vide tentare di mettersi in contatto
con gli Spiriti. Era incredibile lo stato d’isolamento totale che riusciva a raggiungere Celine, quando
entrava in quella condizione, probabilmente neppure lei se ne rendeva conto. Aidan non poteva essere
certo lo vedessero tutti e non si arrischiava a chiedere: quando faceva quei tentativi Celine sembrava
come avvolta dalla luce e i suoi contorni quasi sbiadivano, pareva come sospesa tra due realtà.
Osservandone il volto percepì dolore nella sua espressione, sapeva che non le stava accadendo
nulla di male, era di fronte a loro, ciononostante sarebbe voluto intervenire, si chiese cosa potesse aver
visto.
Poco dopo si alzò in piedi scrollandosi la neve dalla divisa e guardò dritta verso di loro. «Nulla
nemmeno qui», disse rivolta a Erskine.
Aidan sapeva che stava mentendo, qualcosa doveva aver visto, il suo viso era diventato dolente
a un certo punto, sapeva di dover stare zitto, ma fu più forte di lui.
«Sei sicura non vi sia stato proprio nulla?» chiese, mentre Celine stava per allontanarsi.
«Certo che ne sono sicura, vuoi forse provare tu? Magari potresti scoprire nuove qualità»,
rispose in malo modo, prima di avviarsi verso la costruzione.
Aidan sapeva che il suo intervento non le sarebbe stato gradito, ma aveva voluto intromettersi lo
stesso. Aveva ben chiaro quanto fosse testarda Celine, aveva insistito fino a poco prima per avere un
turno di guardia, adesso stava quasi certamente nascondendo loro qualcosa. Aidan sperava che non
avesse in testa strane idee, che non tentasse di fare qualcosa di pericoloso. Si maledisse nuovamente per
essere solo quello che era: se fosse stato uno dei Prescelti anche lui avrebbe potuto comunicare con gli
Spiriti, Celine non avrebbe potuto nascondergli nulla e non avrebbe avuto possibilità di mettersi in
pericolo tacendo informazioni agli altri.
Era talmente concentrato su quei pensieri e non si era reso conto che Erskine gli stava parlando.
«Scusa, Maestro, stavo solo riflettendo sull’attitudine di Celine nel tentare di mettersi in pericolo: mi
spaventa il fatto che non possiamo sapere con certezza ciò che avviene quando tenta questi contatti».
«Lo penso anch’io, siamo qui per questo, tenerla d’occhio in tutti i sensi. Tu sei la persona
adatta, Aidan, non la perderesti d’occhio neppure se non fosse compito tuo. Piuttosto mi chiedo cosa tu
possa aver fatto per irritarla in quel modo, solitamente Celine è cortese», terminò, lanciandogli
un’occhiata significativa.
Aidan si limitò a stringersi nelle spalle e andò a occuparsi dei cavalli, non c’era certo bisogno
che Erskine sapesse tutto, specialmente quel genere di cose.
Teneva d’occhio Acheflow e Hewie, la tensione tra loro era evidente. Probabilmente gli altri
non potevano notarla, poiché non avevano udito quello che aveva sentito lui nelle celle del castello.
Ripensare a tutto quel dolore lo faceva ancora stare male, soprattutto per la sua situazione. Quando
aveva baciato Celine era stato come se nulla di quello che era accaduto in quell’ultimo periodo fosse
esistito, eppure era riuscito, di nuovo, a guastare tutto nel modo peggiore. Quella voce lo tormentava
ancora. Si chiese chi fosse stato a parlare. Era certo di non esserselo immaginato, ma soprattutto era
grato a quella voce: se non l’avesse sentita si sarebbe spinto fino all’irreparabile. Non esisteva nulla che
lo distraesse da Celine. Aveva notato i sorrisini delle cameriere al castello, come i continui passaggi
davanti alla sua stanza di alcune di loro, eppure non gli faceva nessun effetto.
«Ti sei smarrito nei tuoi pensieri?» lo canzonò una voce alle sue spalle.
«Mavi, stavo sistemando i cavalli», si giustificò.
«Certo, mentre fissavi il vuoto», rise lei, affiancandosi a lui e aggiungendo della biada nella
mangiatoia.
«Che cosa ti turba?» domandò poi.
Aidan stava per raccontare alla sorella quanto era accaduto tra lui e Celine, ma qualcun altro li
raggiunse. «La cena è servita signori», urlò Brian rivolto a loro.
Cenarono tutti al grande tavolo nella stanza principale dell’edificio. Celine parlottava con
Erskine riguardo ai luoghi da visitare, stavano litigando poiché Erskine tentava di convincerla a non
andare con loro quando si sarebbero recati a purificare il fiume. Celine l’avrebbe avuta vinta, ne era
certo.
Finito di cenare si diresse fuori dalla costruzione per iniziare il suo turno di guardia. Mise
insieme una catasta di legna e l’incendiò con il suo potere, poi vi si sedette a fianco.
Brian e Murch arrivarono poco dopo seguiti da Mavi. «Non sarebbe meglio se voi riposaste?»
domandò Aidan rivolto agli ultimi due.
«Non riuscirei mai ad addormentarmi così presto», rispose Mavi, sedendosi di fianco a Brian.
Murch invece sembrava silenzioso, fissava il cielo assorto. Aidan diede così il via a una
discussione di cui si sarebbe pentito. «Murch, che cos’è quell’aria assorta? A cosa stai pensando?»
domandò curioso.
«Penso che mi piacerebbe poter usare il cellulare, come facevamo quando vivevamo alla
Divisione. Abbiamo il nostro mondo ed è molto meglio, ma è dura dopo essersi abituati alle comodità
degli umani», rispose Murch.
«Be', pensa a chi cucina o pulisce, tutti gli aggeggi degli umani a loro servirebbero molto più di
un cellulare», sentenziò Brian.
Murchadh non raccolse, così Aidan indagò ulteriormente. «A che cosa ti servirebbe un cellulare
in questo momento? Al limite potresti desiderare un calorifero, no?» scherzò.
«Vorrei parlare con Adraste», rispose semplicemente Murch.
«La cugina di Buonia?» domandò Brian ridacchiando. «Ah, sì, rammento che eri con lei al
matrimonio, avete concluso?» chiese maliziosamente.
«Perché devi essere sempre così gretto!» esclamò Mavi seccata.
«Che cosa c’è di male? Qui davvero non c’è nessuno d’interessante, se l’amico se l’è spassata
prima di partire è normale che ci pensi. Cosa non darei perché stasera ci fosse qui anche Kaina, sarebbe
di certo una spedizione più interessante», rispose Brian, guadagnandosi un’occhiata incenerente da
parte di Mavi.
Aidan si disse che fortunatamente l’amico non comprendeva neppure quello.
«Scusa, Aidan, dimenticavo che ultimamente avete riallacciato i rapporti, abitudine», disse
rivolto a lui.
Aidan si strinse nelle spalle incurante, non gli importava minimamente cosa volesse fare Brian
con Kaina, ma vista la finzione che aveva messo in piedi era normale che l’amico si fosse scusato della
battuta che aveva fatto.
Per sviare l’attenzione da quell’argomento spinoso, rivolse nuovamente la sua attenzione a
Murch. «Adraste mi è sembrata una ragazza gradevole, prova a parlarne con Buonia, sono certo che lei
ti saprà dare qualche informazione in più sulla cugina. Mi fa piacere che tu abbia rivolto la tua
attenzione a una ragazza semplice e genuina come lei, so che nell’ultimo periodo ha condotto una vita
abbastanza ritirata».
«La famiglia non ha preso bene il suo allontanamento dalla campagna per dedicarsi alla sua
passione di tessitrice», spiegò Murch.
«Sono certo che quando torneremo sarà felice di rivederti, non si darà certo alla pazza gioia da
un giorno all’altro», lo incoraggiò Aidan.
«Lo spero...» accennò Murch.
«Oh, ma dai, non farai mica sul serio?» lo canzonò Brian.
«E perché non dovrebbe? Adraste è una ragazza deliziosa!» esclamò Mavi, intromettendosi
nuovamente nel discorso.
«Sì, ma è una sola. Adesso viaggeremo, magari conoscerai di meglio in giro, non ti consiglio di
legarti a lei, almeno non prima di aver terminato i nostri viaggi», rispose Brian.
«Io non ci vedo nulla di male, non capita spesso di conoscere una persona speciale, qualcuno
per cui valga la pena mettere da parte tutto. Murch, se fossi in te paleserei le mie intenzioni ad Adraste,
amare qualcuno è molto diverso dall’avere qualcuno con cui andare a letto», disse Aidan, prima di
rendersi conto di aver parlato troppo, specialmente per uno con la sua fama.
«Oddio, il tuo riavvicinamento a Kaina è stato davvero così intenso? Non l’avrei mai detto, se
sono queste le tue intenzioni direi che ho perso ogni possibilità con la donna più interessante della
nostra razza, forse l’unica su cui tra qualche anno avrei anche pensato di mettere sul serio gli occhi»,
disse Brian stupito.
Che situazione terribile, era ovvio che Brian avesse pensato lui si riferisse a Kaina, fissò il
fuoco in silenzio cercando qualcosa da dire, ma Mavi purtroppo, al colmo dell’esasperazione lo
precedette.
«Tu non sai niente, hai capito? Niente! Non hai idea di cosa possa voler dire provare davvero
qualcosa per qualcuno, sai solo sbavare su quella mezza poco di buono. Pensi davvero che uno come
mio fratello possa anche solo parlare in quel modo di quell’acida mezza sgualdrina? Inizia a guardare
davvero le persone per ciò che sono e non per la dimensione delle loro tette», disse furibonda, girando i
tacchi e sbattendosi sonoramente la porta della Riserva alle spalle.
«Che cos'ho detto di male?» disse Brian, fissandolo attonito.
“Sei un cretino e non ti sei accorto che mia sorella è innamorata di te? L’hai appena offesa in
mille modi diversi!”. Avrebbe voluto rispondere Aidan.
«Era tutta una farsa, vero?» domandò Murch, fissandolo.
Aidan si limitò ad annuire, stringendosi nelle spalle. Dopotutto, loro erano la sua famiglia, si era
sempre fidato di loro e dubitava potessero nuocere a lui o Celine.
«A che cosa vi riferite?» domandò Brian, che ancora non aveva capito nulla.
«Brian sei davvero lento in queste cose», lo prese in giro Murchadh.
«Non sono innamorato di Kaina, la sera del matrimonio di Buonia l’ho lasciata a casa e sono
tornato a casa mia. Non ho nessuna intenzione di stare con lei», spiegò Aidan rivolto a Brian.
«Inizio a capirci sempre meno», rispose lui confuso.
«Brian svegliati!» lo canzonò Murch. «Aidan ama Celine, è innamorato di lei dalla prima sera
in cui è arrivata tra noi, è stato palese fin da subito», chiarì Murchadh.
Lo sguardo di Brian saettava tra lui e Murch incredulo, sembrava attendesse una conferma o
una smentita.
«Credo che raggiungerò Mavi per un po’ di riposo, sarà meglio», disse Murchadh, lasciandoli
soli.
«Mi dispiace, io non lo avevo capito», disse Brian una volta soli.
«Non preoccuparti, meglio così, meno gente ci arriva e meglio sarà per tutti, d’altra parte non
possiamo stare insieme», lo tranquillizzò Aidan.
«Perché Mavi se l’è presa così?» indagò Brian.
«Credo si sia offesa perché pensavi che suo fratello potesse essersi innamorato di una donna del
genere», mentì Aidan, che non poteva certo dirgli il vero motivo della rabbia della sorella.
Brian si strinse nelle spalle e finalmente rimase in silenzio.
Il bosco sembrava muto, Aidan immaginava che i pochi animali in quella zona così fredda si
fossero allontanati, o fossero morti a causa dell’avvelenamento dell’acqua. Sapeva di poter stare
tranquillo, ma nonostante tutto si guardava attorno, vigile: concentrare la sua attenzione sulla caccia a
una possibile fonte di pericolo era l’unico modo che aveva per distogliere l'attenzione dalla voce che
l’aveva fermato, mentre stava baciando Celine.
Maheloas aveva ascoltato in silenzio lo sfogo di Ailie, adesso capiva il turbamento della
ragazza. Sicuramente aver detto quelle cose alla sorella e al fidanzato rappresentava un grosso ostacolo
da superare nel momento in cui li avesse rivisti, gli sfuggiva però un dettaglio.
«Capisco il disagio che ti suscita aver tirato fuori quelle argomentazioni in modo così diretto e
senza dubbio involontario, ma adesso tu come stai rispetto a tutto questo? Non ti pesa aver perso il tuo
promesso?» domandò senza troppi giri di parole.
«Inizialmente credevo di sì, invece ora mi rendo conto che la cosa che più mi sconvolge è il
deterioramento del rapporto con mia sorella, vorrei poter dare la colpa ai miei genitori, ma è soprattutto
colpa mia», rispose lei.
«Che cosa intendi?» la incalzò Maheloas.
«Immagino saprai bene, fino a prima dell’arrivo di Celine, come funzionassero le cose tra noi:
i laoich sempre al primo posto. Mia sorella, figlia di nobili, ma con scarsi poteri, è sempre stata
inferiore a me agli occhi dei miei genitori. Quando eravamo bambine tra noi era diverso, ma crescendo,
quando la differenza tra i nostri poteri ha iniziato ad essere evidente, anche i nostri rapporti sono
cambiati. Mi piaceva essere sempre al centro dell’attenzione, essere la preferita dei miei genitori.
Quando loro la mettevano in secondo piano non ho mai aperto bocca o compiuto nessun gesto per
esaltare le sue qualità. Poi c’è stato il fidanzamento con Hewie: anche in quel frangente sono stata in
silenzio, ho finto di ignorare ciò che c’era tra loro. Era impensabile per me che lui, cresciuto con
entrambe, preferisse lei, non me ne spiegavo la ragione, soprattutto perché non può essere considerata
più bella di me, siamo identiche. Ero convinta che stando con me, passando più tempo solo con me,
avrebbe iniziato a preferirmi».
«Quindi non ne sei innamorata?» domandò Maheloas stupito.
«Inizialmente credevo di sì, ora mi rendo conto che era solo un modo per dimostrare a me
stessa, e a mia sorella, che anche lui avrebbe preferito me. Siamo stati sempre insieme, è innegabile
l’affetto che provo per lui, ma di certo non è amore», rispose Ailie, abbassando lo sguardo.
«Avete combinato davvero un bel pasticcio, io penso siate tutti e tre responsabili alla stessa
maniera, ma i vostri genitori, essendo adulti, hanno sbagliato ancor più di voi. Spero che Celine, con il
suo modo di vedere le cose, non si faccia nemici troppi nobili», disse Maheloas, per alleggerire la
conversazione e passare ad argomenti meno personali.
«Non credo. Anche se fosse, i residenti sono in numero maggiore rispetto ai guerrieri, loro
sicuramente ameranno il suo modo di vedere le cose, solo i nobili più antiquati e snob pensano ancora
che i residenti siano inferiori», rispose Ailie. «Sembra starti molto a cuore Celine, saprai meglio di me
che è una dei Prescelti», osservò.
«Hai ragione, mi sta a cuore Celine, come dovrebbe essere per ognuno di noi, ma soprattutto
perché è molto giusta», spiegò lui.
«Pensavo vi fosse qualcosa di più», si lasciò sfuggire Ailie, arrossendo.
«Temo lo abbiano pensato in molti, ma non è così», rispose lui, spostando lo sguardo altrove.
«Ti lascio dormire, ormai è tardi e devi risposare», disse, alzandosi dalla sedia di fianco al letto.
«Domani mi piacerebbe prendere un po’ d’aria, sarei felice se fossi con me», disse Ailie,
sorprendendolo.
«Certo, sarà un piacere», rispose prima di lasciare la stanza.
Celine gli aveva chiesto di occuparsi della ragazza e lo avrebbe fatto, ma iniziava a chiedersi
cosa fosse l’elettricità che avvertiva parlando con lei. Ailie era molto giovane, poco più che una
ragazzina; aveva combinato un vero disastro nel gestire la situazione con la sorella e il fidanzato,
volendo a tutti costi primeggiare, ma lui riteneva la colpa fosse prioritariamente dei genitori. Quando la
tua famiglia ti mette su un piedistallo, è dura mantenere le aspettative. Lo sapeva bene: lui stesso per
non deludere il padre aveva fatto la scelta sbagliata.
Anziché dirigersi nella sua stanza indossò un lungo mantello nero, coprendosi con il cappuccio.
Attraversò silenziosamente il villaggio dormiente, senza essere notato da nessuno, ed entrò nel
cimitero. Ci andava di notte, sempre di nascosto. Il terreno era gelato e ricoperto di neve, la tomba
sembrava abbandonata, eppure sepolto lì sotto c’era qualcuno che il suo cuore mai avrebbe saputo
lasciare andare. Eilidh.
«Perdonami, per non aver saputo tenere in vita il sentimento più prezioso che potesse capitarmi,
io non so se potrò mai più essere degno di stare vicino a qualcuno, non dopo quello che ti ho fatto, non
dopo averti abbandonato come un vigliacco, senza lottare per ciò che davvero contava», disse,
accarezzando la lapide fredda.
Avrebbe fatto qualunque cosa per riporte indietro Eilidh, o almeno per cambiare la sua
decisione di lasciarla, per aver permesso che morisse mentre pensava che non la amasse.
CAPITOLO 13 ~ LUOGHI A NORD
Martedì 16 gennaio
Erano le cinque del mattino e Celine era già in piedi, non ce la faceva a restare a letto un
secondo di più, sapendo che la maggior parte degli altri si stava già dando da fare per radunare tutte le
loro cose e ripartire. Soprattutto non riusciva più a resistere lì, immobile, fingendo di riposare.
Aveva passato una notte d’inferno a causa di ciò che aveva visto. Aidan aveva capito, non era
vero che non c’era nulla. Certo, nulla d’inerente alla loro ricerca, ma Adhar le aveva dato un assaggio
di ciò che accadeva in quel luogo grazie all’avvelenamento delle acque. Aveva visto innumerevoli
animali avvicinarsi alla riserva, in cerca d’aiuto, agonizzanti, aveva visto il loro dolore, i loro occhi
spegnersi. In una sconvolgente visione di un prossimo futuro, aveva osservato quella terra morire
totalmente, gli alberi più vicini al fiume tutti contorti e avvizziti. Se non avessero fermato al più presto
la corruzione, si sarebbe sparsa come una piaga senza cura e sarebbe stato troppo tardi per eliminare il
male.
Era in ansia per la visita al fiume, temeva che i nemici si sarebbero fatti vedere, sperava che
quell’orrenda nuova creatura non si mostrasse prima che riuscissero a purificare l’acqua. Si aggirava
tentando di dare una mano a chiunque, ma tutti rifiutavano, così dedicò il suo tempo a studiare gli altri.
Acheflow stava appiccicata a Buonia, era evidente il suo tentativo di tenere distante Hewie; lui cercava
di dare una mano ai ragazzi.
Girando intorno alla costruzione, colse una discussione concitata che proveniva dal retro,
rammentava che Aengus e Bhirginia erano andati a occuparsi dei cavalli e, senza essere vista, si mise in
ascolto.
«Aengus, devo farlo, è l’unico modo che abbiamo per restare insieme, ma soprattutto per poter
vivere come desideriamo», sentì dire a lei.
«L’unica cosa che desidero è stare insieme a te, ho fatto una promessa quando ti ho sposato e
intendo onorarla», rispose lui deciso.
«Ti ho osservato da quando ci siamo riuniti a loro, sei tornato l’uomo che avevo conosciuto,
negli ultimi mesi eri come sbiadito. Lo so che sei felice con me, ma ciò che sei è questo, e starne fuori
ti fa male. Io non voglio essere una rinuncia, voglio completare la tua vita», insisté lei.
«Se morirai non ci sarà più nessun altro motivo per cui vivere, però», osservò lui, alzando la
voce.
«Guarda Buonia, lei sta benissimo e fino a poco fa non era altro che la governante di
Morwenna. Lo capisci che potremmo stare insieme per un tempo illimitato: io potrei sviluppare i miei
poteri, continuare a occuparmi di ciò che so fare meglio, per sempre. Non voglio vederti invecchiare e
morire, sapendo che potresti rigenerarti e non lo voglio neppure per me», gli tenne testa lei.
«Ne riparleremo una volta portata a termine la missione», tentò di blandirla lui.
«Quando ne parlammo tempo fa non ti eri dimostrato così scettico, adesso perché non accetti
questa idea? Forse allora eri favorevole solo perché ti sembrava un’ipotesi remota? Pensi che io non ne
abbia le capacità forse?» indagò lei nervosa.
Lui parve preso in contropiede, Celine sentì solo silenzio per diverso tempo.
«Credo che tu abbia le capacità, Bhirginia, temo solo di perderti», si arrese lui alla fine.
«Quando sarà il momento ci assicureremo che le possibilità siano infinitesimali, mi allenerò per
il doppio del tempo di Buonia», lo rassicurò lei.
Poi vi fu solo silenzio, e Celine si allontanò per non spiarli oltre. Era certa che Bhirginia
sarebbe diventata una grande guaritrice, ma soprattutto che si sarebbe potuta rigenerare con successo,
proprio come Buonia. Aveva carattere, era sveglia e capace, non sarebbe morta sotto il raggio di
rigenerazione.
Tornando verso il gruppo si accorse che tutti avevano quasi finito e si affiancò a Erskine. «È ora
di avviarci», disse decisa.
Lui si limitò a un cenno del capo e richiamò il gruppo. Poco dopo erano diretti verso il fiume.
Celine teneva d’occhio Acheflow, immaginava quanto fosse difficile per lei riavvicinarsi a quel luogo,
eppure la ragazza non tradiva nessuna emozione, pensò che fosse semplicemente molto brava a
mascherare quello che provava. Hewie, invece, le sembrava più turbato dalla situazione d’imbarazzo
venuta a crearsi tra loro, che non dal ritrovarsi lì.
Proseguirono in silenzio fino al confine della foresta, poi Erskine fermò il gruppo. «Siamo sul
limitare dell’area protetta, penso sarebbe opportuno che un gruppo ristretto si rechi al fiume per tentare
la purificazione e che gli altri restino al riparo, in caso di attacco potreste ritirarvi rapidamente», disse
rivolto verso di loro.
«Se il piano è “Lasciamo Celine al sicuro”, puoi scordartelo, io verrò, verremo tutti, non
intendo separare il gruppo. Qui o in altro luogo, non fa nessuna differenza, prima o poi, per tentare di
contattare gli Spiriti, dovrò uscire dall’area protetta. Potrebbero attaccarci adesso o tra qualche ora, non
cambia nulla», intervenne Celine, decisa a bloccare subito Erskine.
Era assurdo, comandava lei e ancora tentavano di farle fare ciò che volevano. I consigli li
accettava ben volentieri, ma le imposizioni no.
«Ha ragione lei», s’intromise Ermer, «adesso o tra qualche ora non fa differenza, dovrà uscire
per forza dall’area protetta, siamo qui per questo», disse stupendo Celine. Non si aspettava che avrebbe
dato contro a Erskine.
«Non si tratta di dare ragione a qualcuno, si tratta di seguire la logica, non serve a nulla
costringerti a restare al riparo qui, quando tra poco ci addentreremo ancora più a Nord rispetto alle
protezioni», proseguì la compagna di Erskine, che evidentemente aveva notato la sua espressione
stupita.
Quando giunsero nei pressi del lago ghiacciato Loch Reòta, Celine poté vedere con i suoi occhi
lo spettacolo disgustoso che le era stato descritto. In mezzo all'acqua c'erano diversi dubhar
laoich legati tramite una catena di fulmini, la sostanza nera e schiumosa che fuoriusciva dai loro corpi
si mischiava con l’acqua del fiume.
«Per prima cosa distruggeremo quegli orrori, poi purificheremo il fiume, solo dopo tenterò di
parlare con gli Spiriti», disse Celine.
«Va bene. Aidan e Aengus si sbarazzeranno dei dubhar laoich. Buonia, Bhirginia e Acheflow,
voi tenterete la purificazione. Gli altri si disporranno in cerchio attorno a loro e terranno d’occhio tutto
il perimetro, questa volta non ci faremo cogliere di sorpresa», ordino Erskine.
Celine si spostò vicino alle guaritrici, non aveva voglia di discutere, sapeva che Erskine la
voleva all’interno del perimetro di guardia. Non voleva dargliela vinta, semplicemente preferiva che la
sua attenzione fosse concentrata sul guardarsi attorno piuttosto che su di lei.
Si prese del tempo per osservare Aidan e Aengus mentre invocavano spade di fuoco per
trafiggere i nemici: erano simili nei movimenti, nell’eleganza nel camminare eppure così diversi,
soprattutto nell’uccidere. Aengus faceva il suo dovere, non manifestava nessuna emozione particolare,
a parte il disgusto per quello scempio; il volto di Aidan, invece, era trasfigurato dalla rabbia. Odiava
quegli esseri con tutto se stesso. Si vedeva dalla sua espressione, dal modo in cui affondava la lama di
fuoco dentro i loro corpi in sfacelo, dai suoi gesti nervosi. Ogni volta che distruggeva una di quelle
creature sembrava prendersi una rivincita personale sullo strazio che si era abbattuto sulla sua famiglia.
Uno dopo l’altro gli esseri di tenebra si dissolsero e le guaritrici iniziarono il loro lavoro.
Buonia estrasse un campione di quell’acqua, lo passò a Bhirginia che vi versò dentro una goccia di
antidoto. Acheflow le assisteva passando loro provette e contagocce. Il liquido prese ribollire proprio
com’era accaduto al castello e, in pochi secondi, l’acqua era di nuovo sana.
«Posso confermare che funziona anche qui alla fonte», disse Buonia ad alta voce.
«Bene, procedete pure alla purificazione», diede il consenso Celine.
Buonia si fece dare una fiala piena d’antidoto e la rovesciò direttamente nelle acque. Sembrava
non stesse accadendo nulla.
«Forse dovremmo versarne un po’ lungo il percorso per velocizzare la cosa», propose
Acheflow.
Un sonoro schiocco spaventò tutti. «Ma che diavolo sta succedendo!» esclamò Bhirginia, che
fissava scioccata il lago.
La superficie ghiacciata presentava una grossa spaccatura centrale e sinistri scricchiolii
presagivano che non era ancora finita. Indietreggiarono tutti, spaventati dall’effetto dell’antidoto sulle
acque. Si sentiva l’acqua ribollire sotto la superficie congelata, che presentava sempre maggiori
spaccature e appariva come una fittissima ragnatela.
Un boato assordante e un lampo di luce preannunciarono l’esplosione. Il ghiaccio si frantumò in
mille pezzi, esplodendo tutto attorno e rivelando l’orribile contenuto del lago e il motivo di quella
reazione esagerata. L’acqua era piena di dubhar laoich trafitti e incatenati tra loro, quelli in vista erano
solo la minima parte. La superficie ribolliva letteralmente e i nemici si stavano sciogliendo, a contatto
con le molecole di antidoto che vi erano state versate dentro.
Era uno spettacolo disgustoso, mano a mano che si disfacevano il lago diventava sempre più
nero, fino a che non sembrò una pozza di pece. Poi iniziarono i bagliori, la superficie da increspata
divenne visibilmente agitata, grosse ondate si sollevavano ritmicamente seguite da gorgoglii e risucchi.
Fuoriuscì, al centro del lago, un vortice nero, sembrava una tromba marina al cui interno era contenuta
una tempesta: lampi blu e gialli l’attraversavano, poi improvvisamente smise di ruotare ed esplose.
Celine sapeva che non sarebbe stato bello per nessuno ricevere addosso quella sostanza, ne era
certa, aveva a disposizione pochi secondi, entro breve quella melma li avrebbe colpiti, eppure le
sembrava di vedere un film al rallentatore. Doveva impedire che tutti venissero travolti, doveva fare in
modo che quel liquido non toccasse gli alberi e la terra. era imperativo farlo sparire.
Una strana frenesia la colse, si sentì travolta dalle proprie emozioni, percepì a malapena la luce
accecante, poi tutto sembrò fermarsi.
Il lago ormai pulito produsse un’altra ondata travolgente e spazzò il fiume. Celine era certa che
presto, anche a valle, l’acqua sarebbe stata di nuovo potabile e sicura. Si guardò intorno preoccupata: i
suoi compagni stavano cominciando a rialzarsi, prima che potessero vederla in piedi si buttò a terra.
Aidan si rialzò a fatica, quell’esplosione di luce l’aveva stordito, per un attimo aveva pensato
che quella melma nera li avrebbe travolti, invece era come scomparsa. Cercò Celine con lo sguardo e la
vide rialzarsi lentamente, eppure non era convinto. C’era qualcosa di studiato in quei movimenti,
qualcosa che gli diceva che stava fingendo di rialzarsi, simulando di rimettersi in sesto. Sapeva che era
impossibile eppure era certo fosse stata lei a fermare tutto, anche se non avrebbe saputo dire come.
«Che cos’è successo?» domandò Buonia stordita.
«Celine, stai bene?» chiese immediatamente Caswyn, alzandosi in piedi.
«Sto bene, sono solo frastornata», rispose lei barcollando.
Dava a vedere di stare bene, Aidan però era convinto fosse debolissima.
«Sembri distrutta», osservò Buonia.
Si disse che allora non era solo lui ad aver notato qualcosa che non andava.
«Sono solo spaventata, tutto qui, ho temuto che quella schifezza ci travolgesse tutti, devono
essere stati gli Spiriti a far scomparire tutto», rispose lei.
“Pessima risposta”, pensò Aidan.
«Gli Spiriti difficilmente intervengono con le nostre vite, se sbagliamo paghiamo», disse Mavi,
facendo eco ai suoi pensieri.
«Va bene, datemi un attimo di tempo e provo a parlare con loro, magari qui qualcuno
risponderà», tergiversò Celine.
«Nel frattempo io e Acheflow potremmo controllare se qualcuno, cadendo, si è ferito», si
propose Bhirginia.
«Certo, andate, a me penserà Buonia», le rassicurò Celine.
Aidan, facendo finta di niente, si allontanò da loro e si dimostrò molto interessato alla superficie
del lago. Era certo che Celine avrebbe approfittato di quel momento di confusione per parlare con
Buonia. Quando fu sicuro di non essere osservato, si diresse verso gli alberi per tentare di spuntare alle
loro spalle. Avvicinandosi, le udì bisbigliare.
«Celine dovresti riposare, non puoi invocare gli Spiriti in queste condizioni», sentì dire a
Buonia.
«Se non lo facessi tutti si chiederebbero perché sto male e cosa c’è che non va. Riposerò dopo a
cavallo, dammi qualcosa per tirarmi su».
«Celine, non so se è il caso, puoi spiegarmi che cos’è accaduto davvero?» chiese Buonia.
«Ti prego, Buonia, fa come ti dico, aiutami, ti spiegherò tutto».
«Sei pronta, Celine? Dovremo proseguire al più presto, così riusciremo a vedere ciò che resta e
poi torneremo alla riserva per la notte, prima rientrare al castello», sentì dire a Erskine.
«Certo, un momento e provo», la sentì rispondere.
«Buonia, dammi un tonico, subito, ne parleremo dopo, adesso non è opportuno», furono le
ultime parole che gli giunsero.
Tornò indietro senza farsi notare, maledicendo Erskine, si chiese perché avesse scelto proprio
quel momento per mettere fretta a Celine. Ricomparve nei pressi del lago quando lei era già
concentrata e stava tentando il contatto.
Avrebbe voluto materializzarsi, ma conosceva troppo poco quei luoghi per rischiare di ritrovarsi
in tutt’altro posto, stanco morto per giunta.
Il volto di Celine sembrava rilassato, era quasi sorridente. Smise di fissarla per concentrare la
sua attenzione sui dintorni. Era pressoché assurdo che non si fosse fatto vivo nessuno, anche se iniziava
a supporre cos’avessero in mente. Era certo che lì attorno vi fosse qualcuno, una presenza silenziosa,
qualcuno che non ci teneva a farsi notare, non in quel momento.
Si avvicinò a Erskine. «Non trovi che sia strano che non si sia fatto vedere nessuno?» domandò
diretto.
«Be', la bella sorpresina che c’era sotto l’acqua tu la chiami niente?» rispose il Maestro.
«Non potevano sapere che avremmo avuto l’antidoto e cosa sarebbe successo, forse lo hanno
scoperto con noi», fece notare lui.
«Che cos’hai in mente Aidan?» Chiese allora Erskine.
«Non credo non ci sia nessuno, anzi suppongo che abbiamo diversi spettatori silenziosi, ma non
ci attaccheranno, non ora», iniziò Aidan.
«Vai avanti», lo incitò Erskine. Aveva tutta la sua attenzione.
«Secondo me ci attaccheranno quando troveremo qualcosa, sanno che Celine è l’unica che può
parlare con gli Spiriti e sanno che fino ad ora non ha trovato nulla. Se ci attaccassero prima che lei
trovasse la Lama d’Aria sfavorirebbero loro stessi. Secondo me dovremmo fingere di andarcene tutti e
poi qualcuno dovrebbe tornare indietro. Sono certo che troveremo qualcuno», spiegò lui.
«Scusate se ho ascoltato», s’inserì Aengus. «La penso esattamente come lui, per me dovremmo
restare a controllare», lo appoggiò.
«Mi sembra una teoria sensata», convenne Erskine. «Va bene, noi andremo avanti e voi due
tornerete indietro a controllare».
«A controllare che cosa?» domandò Celine, che aveva finito e si era avvicinata silenziosamente.
Erskine spiegò rapidamente a Celine le loro supposizioni. «Non intendo mandare due persone
da sole a rischiare la vita, anche se trovaste qualcuno cosa cambierebbe? Di certo non troverete tutti i
nemici qui dislocati, non è nulla che non potessimo aspettarci. Sarà sufficiente, quando troverò
qualcosa, fingere di non aver trovato nulla e parlarne solo una volta al sicuro», osservò lei.
«Se sapessimo dove sono appostati potremmo prevenire un attacco, ucciderli ancora prima che
tu arrivi sui luoghi...» tentò di protestare Aidan.
«Se apparisse quel mostro e vi trovasse da soli, vi farebbe a pezzi: tu sembri smanioso di farti
uccidere, ma Aengus ha una moglie da cui tornare. Non permetterò che rischiate le vostre vite per
qualcosa che comunque non cambierà le azioni del nostro nemico. Qui ho concluso, possiamo
rimetterci in marcia».
Era rimasto talmente spiazzato dalla logica e dalla freddezza di Celine al riguardo, che non
aveva saputo obiettare nulla. Soprattutto lo aveva fatto sentire insignificante, quando aveva palesato il
valore della vita di Aengus rispetto a quello della sua.
«Hai scoperto qualcosa su quanto è successo?» domandò Erskine.
«Non molto, però ho avuto risposta, ma le voci non erano chiare. Posso però dirvi che non vi è
nulla sul monte Mullach a dh'àirde, questo me l’hanno concesso. Possiamo proseguire», rispose
Celine.
«Andiamo al Pozzo?» domandò Erskine, che sembrava ansioso di rientrare nell’area protetta.
«No, lo lasceremo per ultimo. Andremo alla Torre e al Tempio, in questo modo potrò fingere di
non aver trovato nulla, rientreremo nell’area protetta senza che loro ci attacchino», rispose Celine,
spiegando la sua logica.
Dopo pochi minuti erano nuovamente in marcia, diretti alla Torre della Corona. Aidan aveva
notato che Buonia si era piazzata con il cavallo di fianco a Celine e che la teneva d’occhio. Purtroppo
non le aveva detto nient’altro che potesse essere degno di nota, ma le poche parole carpite di nascosto
gli facevano pensare che stesse sicuramente tacendo loro qualcosa, e non era di certo qualcosa da poco.
Maheloas era stanco per la notte passata quasi completamente sveglio. Tutte le volte che andava
al cimitero non riusciva più a staccarsi da lì. Era l’alba quando era arrivato al Castello, la via era
illuminata solo dalle luci del Nord.
Sembrava che quei colori festosi nel cielo si prendessero gioco di lui e del suo stato d’animo.
Sapeva di doversi preparare e andare a chiamare Ailie: le aveva promesso di accompagnarla a
fare una passeggiata nel giardino e lo avrebbe fatto. Gli piaceva prendersi cura di lei, aiutarla a uscire
dallo scrigno d’amarezza in cui si era rinchiusa per mesi, covando astio per il suo compagno e per la
sua gemella. Aveva appena finito di cambiarsi, quando un lieve bussare alla sua porta richiamò la sua
attenzione.
Andando ad aprire si ritrovò davanti Ailie. «Buongiorno, siccome ero già pronta ho pensato di
passare io», lo salutò.
«Hai fatto bene, stavo per venire da te», rispose lui cortese.
Anche se non si aspettava di ritrovarsela difronte non lo diede a vedere, lo aveva sorpreso fosse
stata lei ad andare a chiamarlo, ma non ci pensò più di tanto.
Quando uscirono dal castello la vide stringersi nel mantello. «Troppo freddo?» domandò
scherzoso.
«A Gallaibh, anche in inverno, il clima è sicuramente più mite, menomale che ho indossato la
divisa e posso beneficiare della speciale protezione per le temperature», rispose Ailie.
Si addentrarono nel giardino del castello. Ailie scrutava tutto. La neve e il ghiaccio ricoprivano
ogni cosa, e i raggi del poco sole, che ancora faceva capolino, vi si riflettevano dando un aspetto
scintillante.
«Dove si va ora?» domandò Ailie, quando giunsero difronte alla scalinata che portava alla
Torretta del Saluto.
«È una piccola torre che si affaccia sul villaggio, nei giorni di festa è usanza salire qui per
salutare il popolo. Ti farebbe piacere dare un’occhiata al panorama?» domandò Maheloas.
«Certo», rispose Ailie entusiasta.
Gli venne naturale porgerle il braccio per aiutarla a salire i gradini, gli sembrava ancora così
debole. Giungendo in cima Ailie si sporse a osservare il villaggio, dai comignoli delle case fuoriusciva
il fumo e nelle stradine si vedevano già alcuni abitanti affaccendati. Fecero il giro della torretta per
osservare dall’alto anche il giardino.
«Certo, è diverso da qualsiasi giardino abbia mai visto, solitamente vi sono fiori e piante
rigogliosi, mentre qui è tutto bianco, ma è magnifico a suo modo, sembra un giardino di vetro»,
osservò, sorridendogli per poi abbassare lo sguardo. Quel momento lo turbò, percepì tra loro qualcosa
che fino a poco prima non immaginava.
«Sarà meglio scendere», disse secco.
Ailie annuì in risposta.
Mentre tornavano verso il giardino percepiva la sua mano delicata che si stringeva sul suo
braccio, il fianco lievemente poggiato contro il suo. Si sentì a disagio per le emozioni che gli suscitava
quel contatto. Giunti in fondo alla scala si scostò immediatamente da lei. Non voleva prolungare quel
momento oltre.
«Sarà meglio rientrare», disse, «devo sbrigare alcune cose che ho lasciato indietro e attendo
visite. Il capo degli agricoltori, a breve, dovrebbe venirmi a informare sulle condizioni del fiume. Spero
che Celine ce l’abbia fatta e che non le sia accaduto nulla».
«Sembri molto in ansia per lei», disse Ailie, non senza una punta di acidità nella voce.
«Certo, la nostra sorte dipende da lei», tagliò corto lui, incamminandosi verso il castello.
Giunti nell’atrio le chiese se desiderava che l’accompagnasse fino alla sua stanza, ma lei rifiutò
e fu finalmente libero di fare i conti con le proprie emozioni. Il suo appuntamento non sarebbe giunto
prima di pranzo e aveva tutto il tempo per rimettersi in sesto.
Giunto nella sua stanza si lasciò cadere sul letto, sperando di recuperare un po’ del sonno perso
durante la notte, ma il viso di Ailie continuava a tornargli in mente. Il modo in cui il sole faceva
risplendere i suoi delicati capelli biondi, rendendoli quasi evanescenti, la pelle di porcellana e le sue
labbra a cuore.
Chiudendo gli occhi chiese perdono a Eilidh per quei pensieri, lei non c’era più. Non le era stato
consentito di amare un altro, di sorridere, di essere felice, forse era morta per colpa sua, forse voleva
provare a suo padre il suo valore, forse era distratta perché pensava a lui, e lui non aveva il diritto di
pensare a un’altra, non poteva farle anche questo.
Gli piaceva davanti agli altri darsi arie da rubacuori, lo aiutava a motivare il suo non accasarsi.
Finché tutti avessero pensato che preferiva saltare da un fiore all’altro, nessuno si sarebbe chiesto
perché non si sposava e non faceva figli. Nessuna avrebbe preso il posto di Eilidh, era lei che avrebbe
dovuto sposare.
La cavalcata dal Lago alla Torre, unita al tonico che le aveva somministrato Buonia, era servita
a ridarle energia. Ormai era passata l’ora di pranzo e il sole stava per sparire del tutto, ma c’era ancora
luce a sufficienza per poter ammirare il magnifico spettacolo che le si parava davanti. Tùr an Crùn si
ergeva di fronte a loro, imponente come le montagne ai piedi delle quali sorgeva.
La torre in pietra era di forma leggermente conica, più larga alla base e si stringeva via via che
saliva, la cima sembrava quasi perdersi tra le nuvole. Celine provò a contare i piani, ma
immancabilmente ne saltava uno e le toccava riprendere da capo: i dettagli di quell’opera architettonica
la rapivano e distoglievano la sua attenzione, l’occhio veniva continuamente catturato da ogni
rifinitura. La struttura esterna era ornata da imponenti loggiati che la dividevano in più segmenti. Il
primo era abbellito da arcate cieche - tranne il grande portone - impostate su semicolonne; ognuna era
decorata da un compasso a losanga sul quale erano intarsiati i diversi simboli degli elementi, e al
centro, in rilievo, il simbolo dell’Aria. A ogni piano i loggiati erano ornati da motivi differenti,
impossibile distinguerne nettamente i dettagli a occhio nudo. Il sodo murario era interrotto da finestre a
monofora e la pietra, con cui era costruita la struttura, era talmente levigata dalle intemperie da
sembrare quasi rilucente. Mentre il cielo andava via via scurendosi, le luci del Nord prendevano forma,
specchiandosi sulla facciata e dandole quasi vita.
Avvicinandosi all’ingresso, ci si rendeva conto di quanto fossero imponenti le porte. Esse erano
di bronzo, alte almeno tre metri: la decorazione era composta da trentasei riquadri. Ogni riquadro era
contornato da una cornice a compasso gotico e raffigurava un luogo o una scena del Regno. Celine
distingueva il castello, la miniera, il grande albero del bosco, quello che presumeva fosse il pozzo e
molte altre scene che sicuramente raffiguravano eventi storici importanti.
Erskine scese da cavallo per spingere i battenti e poi rimontò, facendo strada.
L’ingresso del pianterreno era una specie di stalla, alle pareti vi erano i ganci per legare i cavalli
e alcune mangiatoie. Celine e gli altri si affrettarono a controllare che fossero vuote, onde evitare che
gli animali si avvelenassero con cibo contaminato, poi le riempirono con le loro scorte.
Sistemati i cavalli, avanzarono all’interno. Il salone era un anello enorme e, anche se in sfacelo,
erano presenti divani e tappeti; dal soffitto pendevano imponenti lampadari e le pareti erano ricoperte
da incisioni dedicate ad Adhar. Al centro del salone vi era una magnifica statua a lei dedicata.
«Dobbiamo salire», disse semplicemente Celine.
«Immagino che la scala sia nell’anello esterno opposto a quello da cui siamo entrati», fece
notare Erskine, iniziando ad avanzare.
Superata l’arcata, in fondo al salone vi era uno stretto corridoio che terminava improvvisamente
e il muro si apriva su una scala alla loro destra. La si poteva vedere salire e perdersi sempre più in alto,
era di forma elicoidale e seguiva chiaramente il contorno della struttura. Volgendo lo sguardo a sinistra,
invece, Celine rimase a bocca aperta. Vi era una proiezione della torre: era una riproduzione minuziosa
e sembrava riprenderla in ogni suo dettaglio, non riusciva a capire da dove partisse il raggio di luce che
dava vita all’ologramma, sembrava spuntare direttamente dal nulla. Fece per avvicinarsi, ma Ermer la
fermò immediatamente.
«Attenta a cosa tocchi o non sapremo dove trovarti», l’ammonì.
«Che cosa intendi?» domandò Celine stupita.
«Immagino tu non abbia mai sentito parlare prima degli ologrammi di teletrasporto assistito»,
disse Erskine.
«Non so di cosa si tratti», confermò Celine.
«Questo ologramma serve a fare in modo che non sia obbligatorio salire tutti i piani a piedi,
appena sfiorerai con il dito il piano in cui vorrai recarti verrai materializzata lì», spiegò Erskine. «Ne
esistono pochissimi, solo in luoghi come questo c’è l’energia necessaria a dar vita a un fenomeno del
genere. Funzionano un po’ come i portali, ora spenti, che collegano Gallaibh ai Quattro Regni. Ti starai
chiedendo come mai a Gallaibh tu non abbia mai visto nulla del genere. È molto semplice: certi sistemi
richiedono un grande lavoro da parte di Alchimisti e Artigiani, e un grande dispiego di energie. Sono
creati solo in luoghi difficili da raggiungere e dove vi sia la probabilità che si rechino persone che non
li hanno mai visitati, perché incapaci di materializzarsi con sicurezza. Seppur a Gallaibh vi siano
frequenti visite di ospiti esterni, non era necessario un tale dispiego di energie: ogni luogo è facilmente
raggiungibile a piedi o a cavallo. In questo caso, salire tutte queste scale potrebbe essere problematico
per qualcuno molto anziano, nel caso in cui si debba prendere parte a qualche cerimonia sulla cima».
«Dobbiamo salire sulla cima della torre», disse Celine.
«Bene, prima andremo io ed Ermer, uno di noi tornerà indietro e ti darà il suo benestare per
salire, poi potranno seguirci tutti gli altri», disse Erskine.
Pochi secondi dopo lui ed Ermer sparirono. Celine attese in ansia che uno dei due tornasse
indietro: avrebbe voluto protestare, dire che avrebbero dovuto salire tutti insieme, ma si rendeva conto
che mettevano in pericolo le loro vite per proteggerla e non sarebbe stato utile pestare i piedi in ogni
occasione o dar loro motivo di pensare che volesse mettersi deliberatamente in pericolo.
Fortunatamente, dopo poco, apparve Ermer che le diede il via libera, finalmente Celine poté poggiare il
dito sulla sommità della torre olografica ed essere materializzata sulla cima.
Quando arrivò, le sembrò di essere sospesa tra le nuvole, il panorama si distingueva a tratti e, a
parte le montagne e qualche sprazzo boschivo, non riconosceva nulla. La cima della torre aveva un
chiaro scopo cerimoniale, vi era un piccolo altare che ricordava quello presente al matrimonio di
Buonia; intorno a esso vi erano, disposti a croce - indicando Nord, Sud, Ovest ed Est - i simboli degli
elementi e le loro tangibili rappresentazioni. A Sud vi era il simbolo del Fuoco e un braciere enorme in
cui ardevano fiere fiamme arancioni; a Ovest il simbolo della Terra e un albero solitario dalla chioma
verde e rigogliosa; a Est il simbolo dell’Acqua e una piccola pozza lucente; infine a Nord vi era il
simbolo dell’Aria. Celine guardò bene, stupita che non vi fosse una palese rappresentazione
dell’elemento, poi si diede della sciocca: il vento ululante che imperversava era sicuramente più che
sufficiente.
Si diresse decisa verso l’altare, luogo in cui sicuramente si erano succedute diverse
incoronazioni, passaggi da un Sovrintendente all’altro, a volte momenti felici, altre tristi, poiché
sicuramente erano il normale seguito della morte di un padre. Si concentrò, escludendo l’ululare del
vento e i passi dei suoi compagni che si guardavano attorno, s’isolò come aveva imparato a fare e
invocò interiormente Adhar. Le visioni che le giunsero, però, non furono quello che sperava: immagini
del passato si susseguivano: incoronazioni e lutti, gioie e dolori di quella parte del suo popolo; il
cerchio della vita, di generazioni e generazioni, si celebrava davanti ai suoi occhi in pochi secondi, fino
ad arrivare all’ultima incoronazione avvenuta. Poi mutarono nel disfacimento e nello sfacelo di quel
luogo, fino al presente.
Nessuna voce le aveva parlato, nessun aiuto l’era giunto tangibile, ma Celine ormai sapeva
come interpretare le visioni. Quello era un monito: le mostrava prima la forza e poi l’indebolimento
della sua razza, ed era lei l’unica che poteva porvi rimedio. Quando aprì gli occhi e tornò alla realtà, si
accorse che tutti la fissavano in attesa, probabilmente avevano sperato che la Lama d’Aria si
nascondesse in quel luogo pieno della loro storia. Celine scosse il capo.
«Ormai è calato il buio», disse Erskine.
«Dobbiamo arrivare al Tempio, non mancherà più di un’ora, poi potremo ritirarci nella zona
protetta e visitare il pozzo: non voglio rimandare a domani, ogni giorno che sprechiamo è un giorno in
più in cui i nostri nemici possono arrivare a ciò che cerchiamo prima di noi», disse Celine decisa.
«Che cos’hai visto?» domandò Aidan diretto.
Da quando si erano scontrati nella sua stanza, Celine era stata sempre molto sgarbata con lui,
zittendolo, ma non poteva negare anche agli altri di sapere. Non voleva condividere tutto per evitare
che tentassero di metterla sotto una campana di vetro, ma questo, visto che giovava alla sua causa,
poteva raccontarlo.
«Ho visto il susseguirsi degli anni e delle cerimonie celebrate in questo luogo, ho visto la
potenza della nostra razza affievolirsi poco per volta, fino al presente. È un chiaro monito da parte
di Adhar a porvi rimedio, proprio per questo non intendo sprecare ciò che resta del pomeriggio e voglio
proseguire», rispose, volgendo lo sguardo su tutti i suoi compagni di viaggio.
Nessuno osò ribattere, nemmeno Erskine tentò di convincerla a fare diversamente e, seguendo il
metodo cautelativo precedente, uno per volta discesero. Celine fu sorpresa, e sollevata, dal non trovare
nemici all'uscita della Torre: era certa li avrebbero attaccati, ma era anche sicura della sua
supposizione. Essi si sarebbero mostrati quando conveniva loro. Ormai era sicura che, fino al momento
in cui non avesse trovato la Lama d’Aria, nessuno l’avrebbe aggredita.
I cavalli sembravano essersi ritemprati e procedevano tranquilli nel loro percorso. Lasciandosi
la Torre alle spalle, si addentrarono in un bosco fittissimo: il buio ammantava completamente il luogo,
la luce delle stelle e dei giochi di luce nel cielo non penetrava la spessa cortina che avevano eretto
quegli alberi secolari. Aidan produsse delle piccole sfere di fuoco galleggianti che illuminavano il
percorso. Se non fosse stata in ansia per la sua missione, si sarebbe goduta quella passeggiata al buio in
mezzo al bosco, ma era troppo preoccupata per poter apprezzare la sua selvaggia meraviglia. Non
poteva, però, impedirsi di percepire chiaramente gli odori: l’aroma degli aghi di pino che i cavalli
calpestavano ritmicamente, il profumo della terra umida, l’odore dell’aria ghiacciata.
Persa in quel verde, rimase stupita quando gli alberi s’aprirono all’improvviso. La vista era
totalmente occupata da un’enorme scalinata di ghiaccio. Le aurore boreali avevano preso a giocare
festosamente nel cielo e sui gradini le luci si riflettevano, rendendoli ogni attimo di un colore diverso.
«Ci siamo, questa deve essere la scalinata che porta a Teampall an Gaoth Comhartaich», disse
Erskine alla sua volta.
«Non possiamo fare inerpicare i cavalli per questi gradoni di ghiaccio, se dovessero cadere
durante la discesa diventerebbe problematico prenderci cura di loro, leghiamoli qui al riparo tra alberi»,
rispose Celine, smontando dal suo.
Nessuno ebbe da ridire e, dopo aver assicurato i cavalli, iniziarono la risalita. La scalinata era
impervia e scivolosa, il vento si abbatteva su di loro con forza, Celine pensò che il nome “Tempio del
vento ululante” fosse azzeccatissimo. Quando giunsero in cima, per prima cosa si guardò intorno e ciò
che vide la lasciò completamente spiazzata. La montagna, che avevano risalito tramite la scala, si
apriva in una gola che dava origine a un grandissimo spiazzo di ghiaccio, le pareti della montagna che
si ergevano ai suoi lati lo riparavano parzialmente dal vento, ma a parte quello non vi era nulla. Celine
si era aspettata di trovare una struttura, anche solo un altare, qualcosa che spiegasse il nome di quel
luogo, invece pareva non esservi niente. Notò la stessa espressione di sgomento sui volti dei suoi
compagni, nonostante tutto decise di esplorare meglio il posto.
Avanzò in quello spiazzo enorme, cercando qualcosa che non c’era. Il bianco accecante
rifletteva i colori del cielo creando dei giochi di luce magnifici, ma quello che sperava di trovare
sembrava non esserci. Si concentrò su ciò che sapeva di quella terra, su quello che aveva letto nei libri
durante le lunghe notti passate in biblioteca, mentre Buonia era ad allenarsi con Caswyn. Pensò ai
dettagli storici, ai riferimenti sul passato, a nomi di battaglie famose, ma niente sembrava darle una
risposta, stava per disperare quando le venne in mente un paragrafo che aveva letto sulle luci del Nord.
In quelle righe del libro si diceva che vi fosse una storia in merito.
A differenza di quanto credevano gli umani sulle aurore boreali - si spiegavano le luci del Nord
attribuendole a un comune fenomeno atmosferico - lei aveva letto di come quegli spettacolari giochi di
luce fossero opera di Adhar e si chiamassero in realtà luaithre an reultan, cioè cenere di stelle. La
padrona delle terre dell’Aria era consapevole che il suo Regno sulla Terra sorgeva in un luogo dove il
buio era predominante e aveva desiderato con tutta se stessa poterle regalare la luce. Sapeva di non
poter interferire con la vita del pianeta, ma nonostante tutto soffriva nel vedere il suo Regno nelle
ombre. Quando strinsero il patto con gli umani e fu conscia che delle persone avrebbero vissuto lì,
decise di trovare una soluzione. Non poteva regalare giornate più lunghe al suo popolo, ma poteva
donare loro bagliori magnifici, colori che sarebbero stati invidiati dal resto del mondo, ma soprattutto
luci che li guidassero verso la giusta via in quel buio continuo. Adhar stracciò un pezzo del suo vestito
intessuto di polvere di stelle e lo ridusse in microscopici pezzi, quando lo soffiò in cielo chiese a suo
fratello Te?net, lo Spirito del fuoco, di incendiarlo. Fu così che i pezzi dell’abito dello Spirito dell’Aria
si trasformarono in una scia fulgida che, non appena scende la notte, aiuta i Custodi a trovare sempre la
luce.
Celine iniziò a prestare attenzione ai bagliori, mentre si riflettevano sulle mura ghiacciate che
circondavano lo spiazzo, e riconobbe che se non le fosse venuta in mente quella storia non sarebbe mai
riuscita a vedere ciò che invece era chiaro. Quando le scie verdi, azzurre e rosse si univano,
rimbalzando i loro colori nel punto più interno della conca, si poteva vedere, per pochi secondi, il
simbolo dell’Aria che riluceva sulla liscia parete gelata. Celine si diresse decisa verso quel punto e
attese che le luci originassero nuovamente il fenomeno, non appena lo vide vi poggiò la mano sopra. Il
simbolo dell’Aria s’illuminò di un blu intenso e rimase visibile anche quando i bagliori passarono oltre.
Dai suoi contorni partirono linee che diedero vita a un intreccio di spirali e ghirigori, tutte
rappresentazioni del vento. Poi, lentamente, apparvero i contorni di una porta che si aprì verso
l’interno.
I suoi compagni di viaggio le si raccolsero intorno immediatamente, attratti da
quell’apparizione che mai avrebbero immaginato.
«Non ricordo di aver mai letto di nulla del genere», disse Erskine circospetto.
«Le notizie su questo luogo sono poche e scarsamente dettagliate», Gli fece eco Ermer.
«Ricordo bene che Morwenna, alla riunione, aveva detto che nei libri vi era poco e niente, disse
che non esistevano immagini che lo rappresentassero», fece notare Celine.
«Questo luogo non può essere stato costruito da noi, deve per forza essere opera di Adhar»,
osservò Aidan.
«Lo penso anche io», non poté fare a meno di dargli ragione Celine, «credo che siamo i primi
ad aver trovato le porte in grado di aprire l’accesso al Tempio dai tempi remoti».
Fece un passo oltre l’antro buio e diversi globi di fuoco s’illuminarono istantaneamente,
rischiarando l’ambiente. Quando tutti furono dentro, le porte si richiusero dietro di loro, al centro del
muro però rimase visibile il meccanismo d’apertura delle stesse. Le pareti di ghiaccio erano ricoperte
da elaborati motivi ornamentali, rilucevano dello stesso blu con il quale si era illuminato il simbolo che
segnalava la porta. Adesso che erano all’interno, Celine poteva avvertire chiaramente quanto fosse
potente l’energia presente in quel luogo. Le ronzavano le orecchie, poteva sentire l’elettricità nell’aria.
Davanti a loro si apriva uno stretto corridoio, che scendeva nel centro della montagna.
Percorsero quella discesa in silenzio, i globi di luce ogni volta si accendevano al loro passaggio,
lasciando il buio alle loro spalle; la scia blu che originava i decori murari sembrava viva, come pareva
sprizzare energia ogni cosa all’interno del Tempio. Giunsero, infine, sulla soglia di una grande camera
circolare e vi rimasero fermi e stupefatti. Il tetto della grotta era invaso da meravigliose stalattiti di
ghiaccio che davano vita a geometrie indescrivibili, ma non era solo questo a stupirli: quei blocchi di
ghiaccio sembravano pulsare di vita. Guardare la volta di quella grotta era come osservare la Via
Lattea, sembrava che tutte le stelle del cielo fossero state rubate dalla volta celeste e raccolte in quella
caverna.
«I frammenti dell’abito di Adhar», si lasciò sfuggire Celine meravigliata.
«Che cosa intendi?» domandò Mavi.
Celine allora spiegò come aveva scoperto l’entrata della grotta e ricordò loro la storia delle luci
del Nord. Facendo spaziare lo sguardo all’interno della stanza, notò come tutto fosse puramente
originato dalla natura stessa, forse ammaestrata da Adhar. Al centro stalattiti e stalagmiti si univano,
formando le colonne portanti di quello che era un vero e proprio piccolo tempio. Altre estensioni di
quelle formazioni naturali davano vita a un piccolo altare, Celine si avvicinò lentamente e poté notare
che al centro dello stesso era posta quella che sembrava una piccola struttura d’appoggio per qualcosa,
purtroppo era impossibile capire cosa poiché il contenuto era mancante.
S’inginocchiò davanti all’altare e iniziò a invocare mentalmente Adhar. Sentì che il suo corpo
iniziava a tremolare, dapprima le formicolarono le dita, poi i contorni del viso, subito dopo le gambe; in
breve si sentì eterea come l’aria e seppe di essere arrivata dall’altra parte, aveva raggiunto la
dimensione degli Spiriti.
Vide subito Adhar di fronte a lei. Come sempre la sua figura era avvolta dalla luce e non poteva
distinguerne i tratti del viso o le nette sembianze, ma aveva la chiara percezione di trovarsi davanti a
una figura femminile.
«Benvenuta, Figlia della Luce», l’accolse Adhar.
«Sono dunque giunta nel luogo in cui è stata riassorbita la Lama d’Aria?» domandò Celine
diretta.
«Sei impaziente, Celine, ma comprendo la tua fretta poiché è anche la mia. In realtà sei giunta
nel luogo in cui è stata forgiata», rispose lo Spirito dell’Aria, non dicendole davvero nulla.
«Che cosa vuol dire? Quando le Armi Sacre sono state scagliate dai portali non sono dunque
state riassorbite dalle rispettive terre?» domandò allora.
«Infatti è così, sono state richiamate a questi luoghi. Come tutte le cose vive, però, le nostre
Armi Sacre sanno cosa è meglio. Restare qui avrebbe potuto essere un pericolo, se qualcuno vi fosse
giunto per primo», spiegò Adhar.
«Devo recarmi altrove per proseguire nella ricerca?» chiese Celine, che iniziava a stufarsi di
quel dire e non dire.
«No, sei nel luogo giusto, ma la Lama d’Aria non è qui. È stata riassorbita dal corpo di un
Custode degno di ospitarla, nemmeno lo stesso Custode ne è a conoscenza».
«La Lama d’Aria Sanatrice è stata riassorbita nel corpo di uno di noi?» le fece eco Celine
perplessa. «Quindi dovrei cercare tra i guaritori? Questo viaggio è stato dunque inutile?» concluse,
rattristata dalla prospettiva di aver sprecato tempo prezioso.
«Non avere fretta, usa la testa. Non farti abbagliare dal primo senso delle cose, anche se viene
chiamata Lama Sanatrice non è detto che a ospitarla sia un guaritore, ci sono tanti modi di sanare, come
ad esempio porre rimedio a qualche azione scorretta. La persona in possesso della Lama è qualcuno
con uno spiccato senso morale», fece notareAdhar.
«Come devo fare dunque per trovare questa persona? Solo qui sono tutti in possesso del potere
dell’Aria».
«Hai un potere che non conosci, poiché ancora la persona non si è rivelata. Quando sarà il
momento potrai vederla, lo capirai. Non affliggerti, le persone saranno sempre nel luogo giusto al
momento giusto, i loro destini sono strettamente legati a questi luoghi, essi ne sono richiamati, il
sangue della stirpe sa sempre trovare la strada», spiegòAdhar.
«Mi stai dunque dicendo che non è inutile compiere questi viaggi né approfondire il contatto in
questi luoghi, non è così?» osservò Celine.
«Dovrai sempre portare la persona Prescelta nel luogo in cui è stata forgiata l’arma, per fare in
modo che essa ti venga restituita. Nessuno sa dove abbiamo forgiato le armi, nemmeno io so dove sono
state forgiate quelle dei miei fratelli. Ognuno di questi luoghi ti avvicina al tuo potere definitivo, ti
permetterà di compiere un viaggio che ti farà davvero comprendere ciò che sei e ciò che sei in grado di
compiere. Non possiamo svelarti tutto, il vostro destino e quello dell’umanità dipende dal libero
arbitro. Solo tu, con le tue azioni, puoi elevarti e diventare ciò che sei davvero, o puoi sbagliare fino al
punto di distruggere la razza, ma questo non dipende da noi».
«Quando finalmente saprò riconoscere la persona come dovrò fare per recuperare l’arma?»
chiese Celine.
«Fai tante domande, Figlia della Luce, ma a questa posso rispondere. Dovrai condurre la
persona in questo luogo e chiederle di concederti il dono, la persona dovrà accettare e volerlo davvero,
solo allora l’arma si materializzerà sull’apposito supporto all’interno del Tempio. L’unico modo per
ottenere l’arma, altrimenti sarebbe quello di ucciderne il portatore», svelò Adhar.
«Dubito possa esservene necessità», rispose Celine, turbata dall’ultima rivelazione.
«Ora vai, e compi il tuo destino, Figlia della Luce», furono le ultime parole di Adhar.
Il fulgore divenne quasi accecante e Celine si ritrovò all’improvviso nel suo corpo davanti
all’altare. Le membra le pesavano terribilmente ed era anche stanchissima.
«Va tutto bene? Sei scomparsa per più di un’ora», disse Buonia, correndole accanto.
«È tutto a posto, sono solo stanca, nulla che il tuo tonico non possa sistemare, fin quando non
potrò riposarmi», rispose Celine, cercando di dare meno peso alla sua stanchezza.
«Hai parlato con Adhar?» domandò Erskine, esprimendo ad alta voce la domanda che leggeva
sul viso di tutti.
«Sì, lo Spirito dell’Aria mi ha rivelato diverse cose», rispose Celine.
«La Lama d’Aria?» s’inserì Brian.
«C’è un tempo e un luogo per tutto, quando torneremo al castello potrò dirvi ciò che mi ha
riferito Adhar: non trovo sia opportuno attardarci oltre, dobbiamo tornare alla riserva per la notte e poi
rientrare», rispose Celine.
«Non dobbiamo proseguire le ricerche oltre?» domandò Ermer.
«No, so quanto è necessario, possiamo rientrare, ma non intendo parlarne fino a quando non
saremo lontani dai nostri nemici, al sicuro», disse Celine, ponendo fine alle domande.
Quando si sentì meglio, si alzò in piedi e propose a Erskine di abbandonare quel luogo per
rimettersi in marcia. Sentiva lo sguardo di Aidan che la seguiva, era certa che avesse percepito molto di
più di quanto aveva detto. Le bastava un’occhiata e sentiva di poter suppore cosa stesse pensando: non
era solo dovuto al sentimento che provava per lui, sentiva che il loro legame andava ben oltre. Lo
sapeva anche da come reagiva alla sua vicinanza, l’era bastato trovarselo vicino per dimenticare la
rabbia che aveva provato a causa di Kaina o il fatto di essersi convinta di odiarlo. Non avrebbe mai
potuto stargli lontano, ma neppure stargli vicino.
Ora che sapeva come trovare la Lama d’Aria, la sua mente vagava più libera e ciò che era
riuscita a custodire, in un cassetto sepolto nella sua coscienza, riaffiorava. A volte - come in quel
momento - non poteva fare a meno di tornare una normale ragazza di diciotto anni, una giovane donna
che poteva liberamente pensare a ciò che le era più caro: la persona che custodiva il suo cuore, Aidan.
Era su questo che la sua mente era concentrata, quando varcò le porte del tempio per uscire
all’aperto.
CAPITOLO 14 ~ LUCE E OMBRA
Quando le porte si aprirono sullo spiazzo gelato, Celine percepì qualcosa di strano. Si diede
della sciocca, ma le era parso di avvertire come un’ombra uscire insieme a loro, era stata una frazione
di secondo, eppure le era sembrato che il cielo, già buio, divenisse più cupo. Non fece in tempo, però, a
terminare quel pensiero, ad attribuire alla sua immaginazione quella sensazione di disagio, perché ciò
che seguì accadde troppo velocemente.
Fu questione di un attimo e tutto il piazzale si riempì di nemici: corrotti, guerrieri ombra, ma
colui che attirò immediatamente l'attenzione di Celine fu lo strano essere al centro. Le sembrò di
ricevere un pugno allo stomaco. Lei sapeva chi era. Era il mostro di cui avevano parlato i suoi
compagni, quello con poteri assurdi, capace di utilizzare gli elementi in forma oscura e di fare cose
terribili, ma era anche qualcos'altro, o meglio qualcun altro. Non sapeva come, eppure lo aveva
riconosciuto, glielo urlava il suo cuore, quello era Matteo.
Non si aspettava li attaccassero, non avevano recuperato la Lama d'Aria, ma forse avevano
capito che in qualche modo quel posto era collegato, o forse erano alla ricerca d'informazioni e basta.
Quando Matteo alzò un braccio, si scatenò il pandemonio. Guerrieri ombra e corrotti si lanciarono
all'attacco, lui parve dileguarsi. Celine lo cercò con lo sguardo senza trovarlo, era scomparso.
Il caos più totale la circondò, ma questa volta era pronta, sapeva come reagire. Caswyn iniziò a
proiettare illusioni per tentare di tenere a distanza un certo numero di corrotti, era chiaro volesse fare in
modo che non tutti attaccassero insieme. Gli si leggeva in faccia lo sforzo e la fatica che faceva. Ermer
ed Erskine stavano combattendo con quattro guerrieri ombra contemporaneamente, mentre Mavi
scagliava catene di fulmini, cercando di bloccarne il più possibile e legandoli insieme, per dare a Brian
e Murch l'occasione di finirli. Aidan si era scagliato in mezzo ai corrotti, facendo una vera e propria
strage. A un tratto però un gruppo di guerrieri ombra si lanciò su Caswyn: avevano individuato chi
scagliava le illusioni e volevano liberarsene.
Caswyn fu sbalzato a terra e le illusioni scomparvero. L'attenzione di Celine fu immediatamente
catturata da quel pericolo e si concentrò per aiutare suo zio. Poteva sentire la rabbia di cui le aveva
parlato Aengus e sapeva come incanalarla. Poderose radici uscirono dal terreno e imprigionarono i
nemici arpionandoli, Celine sapeva però che non bastava: per liberarsi di loro doveva trapassare la
cavità che avevano nel petto, era necessario farli implodere, proprio come aveva fatto Aidan la prima
mattina che avevano passato insieme.
Si guardò intorno e vide come i suoi compagni si stavano battendo, anche da soli contro più
nemici, non poteva chiedere aiuto, proprio lei che aveva più potere di loro e soprattutto in quel
momento nessuno aveva la possibilità di dargliene. Poteva farcela da sola e doveva. Si concentrò su
tutto quello che aveva imparato, su quello che le aveva mostrato Aengus e anche su quanto le aveva
insegnato Aidan alla Villa. Non aveva una spada o un fucile, nessuno di quegli oggetti umani le
sarebbe servito, aveva i suoi poteri e la sua energia. Quattro piccoli pugnali da lancio incandescenti
comparvero a mezz'aria e Celine si concentrò con tutta se stessa per scagliarli con il pensiero e
trafiggere i suoi nemici.
Purtroppo i colpi non andarono a segno, forse fu l'inesperienza o semplicemente la sua
avversione a uccidere anziché guarire, ma fallì miseramente. Si guardò intorno nuovamente: Buonia era
impegnata a curare una ferita di Hewie in un angolo, Aengus le faceva da scudo, non si era neppure
accorta di quanto era accaduto a Caswyn.
«Puoi farcela, Celine!».
Celine, stupita, vide suo zio rialzarsi, fortunatamente la botta era sta meno grave di quello che le
era sembrato.
«Guarda lì, dietro di te» disse Caswyn
Celine volse lo sguardo e vide quanto le voleva indicare suo zio. Aidan aveva sterminato tutti i
corrotti con cui si stava battendo, ma si trovava davanti a qualcosa di peggio ed era solo. Ecco dov’era
andato Matteo, stava aspettando il momento buono per battersi con Aidan. Mentre tutti gli altri si
stavano scontrando con i guerrieri ombra, Aidan stava subendo i suoi attacchi.
Celine invocò nuovamente i pugnali, questa volta non poteva sbagliare, doveva sbrigarsi.
Focalizzò la sua attenzione sui mostri che si trovava di fronte e indirizzò nuovamente le lame di fuoco
alla loro volta. Il colpo andò a segno, vi fu un boato di luce e i quattro mostri sparirono. Dopo essersi
accertata che suo zio stesse bene, corse verso Aidan.
Quando fu vicina ai due urlò: «Vedo che non sei morto!».
Il mostro si girò alla sua volta e si tolse il cappuccio. Era proprio Matteo.
«Ma brava, Celine, mi hai riconosciuto!» rispose con una voce malvagia.
I capelli gli erano cresciuti e incorniciavano un volto dalla carnagione sbiadita, ma ciò che più
la turbava erano gli occhi: semplicemente due pozze nere, le pupille erano assenti. Anche Aidan a quel
punto lo riconobbe e gli scagliò contro una daga infuocata, purtroppo Matteo la schivò, come se
nemmeno fosse esistita.
«Sono troppo forte per voi, il mio signore mi permette di usare tutti e quattro gli elementi, non
potete sconfiggermi. Adesso ditemi come avere la Lama D’Aria e forse vi risparmierò. Chi ce l’ha?».
Celine rimase esterrefatta dal fatto che Matteo conoscesse ciò che si erano detti lei e gli Spiriti.
Non poteva saperlo con certezza, ma dalla sua affermazione era chiaro che aveva capito come ottenere
una delle loro Armi Sacre e l’unico modo in cui poteva saperlo era quello che avesse ascoltato la
conversazione appena intercorsa tra lei e Adhar.
Matteo notò il rincorrersi delle espressioni sul suo volto e le sorrise malevolo. «Brava, Celine,
hai capito...» disse.
«Adesso basta, Matteo, non avrai ciò che vuoi, nemmeno se ci ucciderai tutti saprai ciò che
desideri!» esclamò.
«Non mi chiamo più con quello stupido nome umano, io sono Urchaid e sono il capo delle
armate di Fàs» rispose lui tonante.
Volse il suo sguardo verso Aidan e iniziò a scagliargli contro tempeste di fulmini neri, non gli
lasciava un secondo di pace; Aidan non aveva neppure il tempo di contrattaccare, poteva solo cercare
di schivare quei colpi micidiali, di una violenza inaudita.
«Vai via, Celine, allontanati!» le urlò lui preoccupato.
Quell’attimo di distrazione gli costò caro. Un fulmine nero lo colpì in pieno, scagliandolo a
terra. Urchaid, con gioia maligna, caricò una sfera di fulmini, ma Celine non era impreparata, come lui
sospettava, e intervenne. Circondò con una bolla d’acqua la sfera di Urchaid, che produsse un
fortissimo ritorno di elettricità contro di lui, che lasciò andare l’invocazione e si voltò verso di lei.
«Non hai sentito cosa ti ha detto il tuo amichetto? Dovevi andartene!» esclamò furioso.
«Se davvero puoi usare tutti gli elementi come dici e sei così potente, allora battiti con me!»
rispose di rimando Celine.
«Alla fine di questa battaglia verrai con me allora!».
Urchaid la sorprese, avvolgendo il suo corpo in strette spire di radici nere, ma Celine le bruciò
con il fuoco e si liberò in pochi secondi. Invocò mentalmente un’ondata d’acqua, ma Urchaid innalzò
una barriera di ghiaccio smuovendo il terreno su cui combattevano; di rimando tentò di arpionarla
nuovamente con una catena di fulmini, ma Celine fu lesta a scansarla e lo bombardò con  frammenti di
ghiaccio che non riuscì a evitare completamente. Urchaid sembrò perdere la pazienza e le scagliò
contro lame di fuoco oscuro, ma la mancarono tutte: sembrava che più che colpirla volesse stancarla e
allora Celine comprese. Poteva anche farsi chiamare Urchaid, ma restava comunque Matteo e lui non
avrebbe mai mirato a ucciderla, voleva solo tentare di portarla via con sé.
Iniziò ad attaccarlo senza posa e senza preoccuparsi di ciò che le poteva fare, ogni volta che
riusciva ad arpionarla usava gli elementi a sua disposizione per distruggere il potere con cui era stata
imprigionata. Era un colpo su colpo, senza fine, e iniziava a stancarsi, ma s’incoraggiava pensando che,
forse, quando gli altri avessero finito di combattere sarebbero sopraggiunti ad aiutarla e Urchaid, messo
alle strette, avrebbe fatto un passo falso.
Purtroppo per lei anche lui comprese le sue intenzioni e fece l’unica cosa che avrebbe potuto
distrarla. Volse nuovamente la sua attenzione verso Aidan, materializzandosi quasi in fronte a lui. Era
troppo distante per capire cosa stesse facendo o intervenire, quindi fece l’unica cosa che pensava
potesse essere utile. Si materializzò davanti al corpo di Aidan. Una scarica di fulmini neri la prese in
pieno togliendole il fiato e facendola stramazzare al suolo. Non aveva perso i sensi, ma non riusciva a
muoversi, sentiva ancora quell’energia oscura che attaccava il suo corpo, anche se Urchaid, quando
aveva visto lei di mezzo, si era fermato subito. Poteva vedere tra le ciglia l’espressione di odio che gli
attraversava il volto. Ancora una volta, per salvare Aidan, si era messa in mezzo e lo aveva ostacolato.
«Ti metti sempre nella condizione di farti salvare dalla tua ragazza, eh?» disse alla volta di
Aidan, scuotendolo.
Aidan riprese i sensi e si guardò intorno stordito: vedendo lei a terra, la paura gli attraversò il
viso.
«Non preoccuparti, non è morta, non la ucciderei mai, al contrario di quanto farò adesso con te,
avresti dovuto morire già qualche tempo fa, non è vero?» lo canzonò Urchaid.
Una catena di fulmini avvolse il corpo di Aidan, Urchaid si stava preparando a dargli il colpo di
grazia. Celine voleva intervenire, voleva farlo con tutte le sue forze, ma il suo corpo era ancora rigido e
inamovibile, se non si fosse mossa Aidan sarebbe morto. Pensò alla luce calda e potente che avvertiva
quando era al cospetto degli Spiriti, immaginò di essere immersa in quel calore e sentì poco per volta il
male che l’abbandonava, Urchaid era quasi pronto: doveva agire!
Quella strana forza che aveva pervaso il suo corpo, quando l’ondata di acqua nera si stava
abbattendo su di loro al lago, la pervase nuovamente. La concentrò su Urchaid. Dal suo corpo partì una
scarica d’energia invisibile, ma potentissima, Urchaid fu preso in pieno e sbalzato al suolo. No se lo
aspettava, non conosceva questo suo potere, forse non lo immaginava neppure, come fino a poco prima
non lo immaginava nemmeno lei.
«Siamo di nuovo nella stessa condizione di mesi fa davvero, a quanto pare, magari stavolta sarà
finita una volta per tutte». Disse Celine.
«Io non credo...» rispose Urchaid.
Celine stava per dargli il colpo di grazia, ma un urlo attirò la sua attenzione.
Il corpo di Aidan era circondato da altissime fiamme nere, stava letteralmente bruciando e lui
non poteva fare nulla per spegnerle. La scelta fu istantanea e, con una potente ondata d’acqua, Celine
spazzò via le fiamme. Si voltò verso Urchaid per riprendere da dove si era interrotta, ma non c’era più.
Era stata questione di un attimo, ma lui era già era scomparso nel nulla.
Celine corse verso Aidan per vedere come stava.
«Avresti dovuto finirlo, Celine, fai sempre la cosa sbagliata!» la investì lui.
Celine rimase a bocca aperta, non si sarebbe mai aspettata che lui la aggredisse, non credeva le
buttasse le braccia al collo, ma non di certo che la rimproverasse.
«Hai già visto cos’è in grado di fare, cos’ha fatto ad Ailie, il potere che ha; avevi la possibilità
di distruggerlo, ma lo hai lasciato andare!» rincarò la dose Aidan.
«Non mi sembrava di avere molta scelta», rispose lei risentita.
«Ce l’avevi, invece, solo che per colpa dell’inutile sentimento che credi di provare per me hai
preferito rivolgere la tua attenzione altrove, piuttosto di  fare ciò che era giusto», le disse lui, fissandola
con disapprovazione.
Celine avrebbe voluto ribattere, insultarlo, dirgli mille cose, ma non ne ebbe il tempo. La
battaglia stava ancora infuriando, Urchaid era scomparso ma i guerrieri ombra no, e Aidan si catapultò
in mezzo agli altri per dare man forte, lasciandola lì a chiedersi ancora una volta perché tra loro le cose
dovessero andare sempre peggio.
Caswyn fortunatamente aveva ripreso a lanciare le sue illusioni e i guerrieri ombra rimasti ne
pagavano le conseguenze. Erano storditi dalla scomparsa del loro capitano che, anziché aiutarli, si era
dileguato. D’altra parte tra le armate del male non c’era amicizia, non esisteva collaborazione o
preoccupazione per gli altri, di conseguenza erano tutti pedine sacrificabili. Poco per volta furono
distrutti uno a uno, anche se non senza conseguenze. Mavi aveva una profonda lacerazione a un
braccio, Caswyn era dolorante per la botta subita e aveva bisogno di riposto, Ermer ed Erskine
presentavano numerosi tagli ed escoriazioni, e Hewie era stato medicato ma non era pienamente in
forze.
Aidan si teneva distante, come se quanto accaduto tra loro non fosse nemmeno successo e gli
altri, troppo presi dalle dimensioni della battaglia, non avevano notato la cosa. Urchaid era stato furbo,
aveva atteso l’infuriare della battaglia per attaccare Aidan, in modo da avere maggiori probabilità di
ucciderlo passando inosservato.
Celine si avvicinò a Erskine. «Non credo sia il caso di allungare il percorso e tornare fino alla
Riserva, rimaniamo da questo lato e rientriamo nel confine della zona protetta. Vicino al pozzo c’è una
radura, potremmo accamparci lì e domani mattina proseguire per il castello», propose diretta.
«Credo sia la soluzione migliore, arrivare fino alla Riserva richiede tempo e abbiamo dei feriti
che necessitano di riposare al più presto», acconsentì Erskine.
Chi stava bene aiutò gli altri a discendere la scalinata di ghiaccio. Non presero in
considerazione la materializzazione, onde evitare che ad attenderli in fondo vi fossero altri nemici.
Celine era in pena per i cavalli e fece tutto il percorso in preda all’ansia. Temeva fossero stati uccisi.
Fortunatamente li avevano nascosti bene, o forse i nemici avevano mirato direttamente a loro.
Non riusciva a togliersi dalla testa quello che aveva detto Matteo o come si voleva fare
chiamare, Urchaid. Non si capacitava di come avesse fatto a scoprire quello che l’era stato confidato
dallo Spirito di Adhar, temeva che nemmeno lei lo sapesse o non avrebbe parlato. Doveva, inoltre,
informare gli altri di tutto, ma sicuramente in mezzo alla foresta non era il caso di parlare.
Desiderava recarsi da sola al pozzo, ma temeva un’ingerenza di Aidan, aveva capito che lui
sospettava qualcosa in più sui suoi poteri e temeva la tenesse d’occhio. Non vi era necessità di visitare
il pozzo, in realtà, sapeva già ciò che le serviva sulla Lama d’Aria, ma sperava di poter parlare
con Adhar di quanto era accaduto con Urchaid o di avere qualche altra notizia su come individuare chi
fosse in possesso dell’arma.
Nel regno del Vuoto la luce non giunge mai, tutto è oscuro e tetro, esistono solo toni di grigio.
Qui le ombre si mimetizzano, si rinvigoriscono, accrescono la loro forza. È qui che Urchaid si
materializza dopo lo scontro con Celine. È sbalordito dall’ondata di forza che gli ha scagliato addosso,
non si trattava di nessun elemento, quella era pura luce. Luce calda e potente, un bagliore saturo di una
forza a lui sconosciuta, una carica che aveva affievolito la sua, che poteva distruggere la sua essenza.
Vorrebbe rigenerarsi e riprendere forza, ma sa che Fàs è impaziente di sapere quanto ha
scoperto, quindi si addentra nel buio profondo per andare al cospetto del suo padrone. Fàs è un insieme
di ombre cupe, non è oscuro, rappresenta l’assenza di luce, è più buio del nulla di cui è fatto.
«Urchaid, aggiornami», gli ordina con voce cavernosa.
«Il piano ha funzionato, seguire gli spostamenti di Celine mi ha portato dove finalmente si può
riuscire ad ottenere ciò che cerchiamo», risponde vago.
«Come mai dunque non te ne sei impossessato? Sei debole e privo d’energia, che cosa vuoi
nascondermi?» gli domanda Fàs cui nulla si può tacere, almeno non in sua presenza.
«Quando Celine è stata al cospetto di Adhar sono riuscito a sentire ciò che si dicevano, proprio
come avevi detto tu, loro non mi hanno né visto né percepito», inizia Urchaid, spiegando poi come
ottenere la Lama d’Aria. «Dobbiamo concentrarci sui confini, rapire più Custodi possibili e ucciderli in
quel luogo, se siamo rapidi potremmo trovare la Lama d’Aria prima di lei! Adhar dice che la persona
sarà sempre nel posto giusto al momento giusto, di conseguenza sarà vicina a Celine, si trova su questa
Terra per forza!» propone Urchaid.
«Assolutamente no! Perché non rifletti? Pensi che Adhar sia così stupida da non averci pensato?
Credi davvero non ti abbia visto?» lo rimproverò Fàs immediatamente.
Urchaid seppe rispondere solo con un silenzio rancoroso. Sapeva di dover obbedire al suo
padrone, ma gli pesava. Inizialmente adorava Fàs ma, adesso che aveva tutto questo potere, non avere
la possibilità di fare come voleva lo innervosiva da morire.
«Adhar sa benissimo che hai ascoltato ogni parola, semplicemente non lo ha detto a Celine, loro
non interferiscono mai con il destino. Ora attenderemo, prima o poi i Custodi dovranno tornare lì. Non
farai nulla, così li coglieremo di sorpresa. Adesso dimmi perché sei ridotto in questo modo, posso
percepire che la tua energia è fievole, indebolita. Che cos’hai fatto?».
Urchaid viste le disposizioni di Fàs rifletté, non sapeva se dirgli o meno che aveva rivelato a
Celine ciò che aveva udito. «Quando sono usciti dal Tempio li abbiamo attaccati...» inizia circospetto.
«Ti avevo detto che avreste dovuto essere invisibili! Come ti è venuto in mente?» gli
domanda Fàs irato.
«Ho visto Aidan e ho pensato fossero tutti stanchi, pensavo di riuscire a sterminarne un po’ e
portare a termine il mio compito, come ti avevo promesso», risponde Urchaid omettendo in parte la
verità.
«Non era né il luogo né il momento, adesso sanno che eri lì e si aspetteranno un attacco. Non
avresti dovuto manifestare la tua presenza, perché hai disobbedito? E, soprattutto, come mai ti hanno
battuto e ridotto in questo modo?».
«È stata Celine. Abbiamo scoperto che riesce a guarire i corrotti, ma ora sappiamo di più sulla
sua forza. Penso che nemmeno lei abbia ancora capito bene cosa sia o come usarla. Mi ha scagliato
addosso un attacco che non era nessuno degli elementi, era come una potente ondata di luce, mi ha
letteralmente devastato», fu la sincera risposta di Urchaid.
«È la forza di Amore, lei rappresenta il potere dell’amore tra i due Prescelti. Non credevo si
sarebbe risvegliata così presto la conoscenza di questo potere in lei. Che cos’hai fatto? Hai tentato di
nuovo di ucciderlo davanti a lei non è vero?».
Urchaid tacque come risposta, tanto Fàs sapeva, meglio non inventare né dire.
«Ti avevo detto di non metterla mai più nella condizione di dover dare sfogo al suo sentimento
per quel ragazzo. Non farlo mai più o mi vedrò costretto a scegliere qualcun altro per gli incarichi», lo
minacciò Fàs. «Adesso non fare più nulla, non dare corpo alla tua presenza, devi essere invisibile. Hai
capito?» gli ordinò poi.
«Certo, padrone», rispose Urchaid ossequioso, prendendo congedo, ma dentro di sé non era
soddisfatto.
No, non avrebbe fatto come gli era stato ordinato. Non si fidava di Celine, era in grado di fare
cose che non avrebbe mai immaginato, rischiava che gli sfuggisse sotto il naso, voleva sapere tutto
quello che faceva, ogni cosa, ogni pensiero. Sapeva già come fare, si trattava solo di scegliere, di
trovare un modo. Urchaid si recò immediatamente al raggio nero. Si trattava di un potente fulcro di
luce oscura che arrivava dall’alto e finiva nel centro più profondo del Regno. Gli umani non potevano
vederlo, magari passandoci vicino con un aereo potevano percepire una sensazione di disagio, ma nulla
di concreto. Quello era l’odio del mondo che continuava a raccogliersi lì e da cui loro traevano forze.
Fortunatamente il male che compivano e generavano gli umani era inesauribile.
Presto avrebbe dovuto uscire di nuovo, non avrebbe affidato quel compito a nessun altro, non
avrebbe portato con sé nessuno, né avrebbe fatto sapere a nessuno quanto stava per fare.
Ailie vorrebbe qualcuno con cui parlare. Le manca sua sorella, si chiede dove sia e se stia bene.
Appena il pensiero della sua gemella la sfiora, però, è tramortita dalla vergogna. Imbarazzo per come
ha vissuto in quel periodo, per aver finto di non sapere che Hewie e la sorella si amassero, per averla
tormentata per tutto quel tempo con battute stupide e osservazioni inutili. Le manca il loro rapporto di
prima, quando passavano la notte sveglie a parlare dei loro sogni, quando erano solo due sorelle e non
due rivali.
Ma la turba anche qualcos’altro, o meglio qualcun altro: Maheloas. Prova per lui qualcosa che
non ha mai sentito e non se lo spiega, soprattutto non comprende se lui ha davvero piacere di spendere
del tempo con lei o se risponde solo a un ordine ricevuto. A volte le sembra la guardi con affetto:
quando succede il suo cuore si accende e una sensazione di calore le sale al volto. Altre volte sembra
quasi infastidito dalla sua presenza o da ciò che dice. Vorrebbe che sua sorella fosse lì, le piacerebbe
poterle raccontare di queste sensazioni e ascoltare cos’ha da dire.
Non ha mai provato nulla del genere per Hewie. Il primo bacio l’ha dato a lui, ma l’emozione
provata non era stata nemmeno lontanamente paragonabile al modo in cui accelerava il suo cuore
quando incrociava gli occhi di zaffiro di Maheloas. Lei, così sicura di sé e così certa del suo aspetto dei
suoi modi, proprio lei che sapeva sempre cosa dire, che manifestava le sue opinioni con convinzione
senza temere il giudizio altrui, di fronte a lui si sentiva in imbarazzo, temeva di dire cose stupide. Il suo
aspetto le sembrava sempre sciatto, i vestiti non le calzavano più bene, non la valorizzavano a
sufficienza, si domandava se si era sempre creduta meglio di ciò che è.
Non riusciva davvero a comprendere lui cosa pensasse. A volte le sembrava quasi d’infastidirlo,
altre ancora le pareva che la osservasse con tenerezza; spesso pensava che lui la vedeva solo come una
petulante ragazzina superba.
Due colpi alla porta la fecero sobbalzare, per quanto era assorta nei suoi pensieri. Andò svelta
ad aprire e si trovò di fronte Maheloas. Il suo cuore iniziò a battere forte.
«Sono passato a vedere come stai...» disse lui semplicemente, sembrava quasi in imbarazzo.
Ailie si diede della sciocca. Perché mai avrebbe dovuto essere in imbarazzo?
Decise di metterlo a parte dei suoi pensieri sulla sorella.
«Credo che quando rientreranno faresti bene a parlare con lei, dovete fare quello che non avete
più fatto per molto tempo, chiarirvi e andare avanti. Da ciò che ho visto lei ti vuole molto bene, passerà
tutto, vedrai», la incoraggiò lui.
«Sono solo una stupida ragazzina superba, non è vero?» domandò Ailie scoraggiata.
«No, non lo penso. Credo che la colpa sia prioritariamente dei tuoi genitori. Ti hanno messo su
un piedistallo e tu hai voluto mantenere sempre alte le aspettative. Quando sei sempre al centro
dell’attenzione è difficile farne a meno!» rispose Maheloas.
«Già, ma non è una giustificazione...» ribatté Ailie.
«No, non lo è, ma è uno sbaglio comune. Sei molto giovane e non hai saputo gestire la
situazione. Quello che puoi fare adesso è attendere il rientro di tua sorella e parlare con lei, dirle cosa
provi davvero e chiarire. Siete gemelle, vi amate, sono certo che risolverete la cosa», ripeté per
l’ennesima volta Maheloas.
Ailie gli sorrise e lui ricambiò. Sapeva che avevano già fatto questo discorso e si rendeva conto
di quanto fosse paziente a risponderle gentilmente, invece di farle presente che la discussione era
inutile poiché ne avevano già parlato. Quando Maheloas sorrideva, gli si illuminavano gli occhi. Ora la
stava guardando in quel modo che le faceva venire voglia di ballare, e sinceramente non riusciva a
controllare quelle situazioni. Avrebbe voluto fosse più chiaro, tutto, invece nulla le appariva sensato. In
certi momenti sperava che lui la trovasse interessante, in altri aveva la certezza che non sarebbe mai
accaduto.
«Se ti va possiamo cenare insieme», propose lui.
«Certo, sarebbe un vero piacere trascorrere del tempo con te», rispose lei con slancio. Forse
troppo.
La cena volò, senza che nemmeno se ne rendesse conto: parlarono delle cose più frivole, come
il colore preferito o il cibo più gradito, lui le sembrava sempre più rilassato, ma non appena faceva un
gesto di troppo, o gli sorrideva in modo diverso, si tirava indietro. Ailie era confusa, non sapeva come
interpretare quei gesti, forse davvero la vedeva come una ragazzina di cui prendersi cura. Allora perché
l’invito a trascorrere la serata insieme? Come mai ogni tanto le sembrava la guardasse diversamente?
Temeva, inoltre, il rientro di Celine: immaginava che quando lei sarebbe tornata le attenzioni di
Maheloas si sarebbero nuovamente focalizzate tutte su di lei.
Molto lentamente erano riusciti ad arrivare alla radura vicino alla zona in cui vi era il pozzo.
Buonia, Acheflow e Bhirginia si stavano prendendo cura dei feriti, mentre chi stava bene aveva iniziato
a montare le tende.
Aidan si dava da fare con il lavoro fisico per evitare di ripensare alla battaglia da poco
terminata, ma non riusciva a farne a meno. Aveva visto lo strano potere di Celine, era certo fosse
qualcosa di completamente nuovo e potente, Urchaid ne era stato travolto. Non sapeva cosa fosse, ma
iniziava a sospettare avesse a che fare con quello che era successo al lago: la luce era stata la stessa,
anche se al lago era stata più potente. Voleva parlare con Aengus, sapeva che lui sarebbe stato a sentire,
che avrebbe ascoltato e cercato di comprendere senza andare a parlarne in giro, ma doveva aspettare il
turno di guardia. Aveva fatto in modo di fare il secondo turno con lui, sarebbero stati soli, tutti
avrebbero dormito a quell’ora e ci sarebbe stato il tempo per discutere.
Durante la cena c’era stato silenzio, tutti volevano sapere cosa si erano detti Celine e Adhar, ma
nessuno osava chiedere in mezzo ai boschi, molti erano provati dalla battaglia e stanchi. Subito dopo
mangiato tutti s’infilarono nelle tende, Aidan li imitò. Cercò di sdraiarsi e lasciare scorrere le idee,
calmarsi, ma gli fu impossibile. Sfortunatamente qualcuno fuori dalla sua tenda aveva bisogno di
parlare. Probabilmente era stata un’idea di Celine, ma a lui non sembrava stesse funzionando molto.
Hewie e Acheflow erano di guardia insieme.
«Dobbiamo parlare, non puoi continuare a evitarmi», stava dicendo Hewie.
«Non mi sembra che ci sia molto di cui parlare», gli aveva risposto Acheflow seccata.
«Invece, sì. Non puoi ignorare quello che hai sentito l’altra notte, non puoi fingere di non aver
capito quello che ha detto Ailie», aveva ribattuto Hewie.
«E sentiamo, di cosa dovremmo parlare? Del fatto che tu abbia preferito accontentarti di mia
sorella perché non avevi il coraggio di dire ai tuoi genitori che volevi me, giacché non potevo essere
una guerriera? O forse preferisci la parte in cui lei continuava a umiliarmi e tu non le hai mai fatto
presente niente? O anzi, ancora meglio, pensi di esserti liberato la coscienza e di lei in un colpo solo,
per ciò che ha detto in quelle condizioni? Credi che ora tu e io potremo tornare al castello mano nella
mano e fingere non sia accaduto nulla?» era scattata, Acheflow alzando la voce.
«Ache, io... Vorrei solo che mi dicessi cosa provi per me, vorrei che tornassimo al castello e ci
chiarissimo tutti e tre, insieme. È vero, ho sbagliato, ma lo abbiamo fatto tutti...» aveva provato a
giustificarsi Hewie.
«Allora, se davvero hai il coraggio di ciò che dici, perché prima non ti metti in contatto con i
tuoi genitori? O forse preferirai addossare la colpa ad Ailie. Magari, una volta tornati
a Gallaibh, potresti farti trovare una nuova fidanzata e dire che non vuoi stare più con Ailie per quello
che le è accaduto, i tuoi genitori di certo approverebbero il tuo pensiero!» aveva esclamato Acheflow
furente.
«Io non sono quella persona, lo sai! Ho sbagliato, non ho avuto abbastanza coraggio, ma non
sono meschino, mi conosci da quando siamo nati!» si era difeso Hewie.
«Be', a me non sembra proprio sai, non hai un bel modo di dimostrarlo...».
«Acheflow, sei ancora innamorata di me?» aveva chiesto lui, esitante.
«In questo momento è l’unica cosa che ti viene in mente? Sai, non ho più voglia di starti a
sentire!» l’aveva investito lei.
In seguito Aidan aveva avvertito qualche rumore, come se Hewie stesse cercando di trattenerla,
e dei passi veloci. Si era subito alzato. Acheflow era arrabbiata e sconvolta, ma soprattutto era inesperta
e non conosceva quel territorio, non poteva permettere che vagasse in giro per i boschi senza sapere
dove andava. Gli spiaceva far capire a Hewie che aveva ascoltato tutto, ma trovare lei era la cosa
prioritaria. Il ragazzo era in piedi e passeggiava nervosamente, avanti e indietro, si vedeva che avrebbe
voluto correrle dietro, ma non si spostava per via del suo obbligo con il turno di guardia.
Appena lo vide, gli s’illuminarono gli occhi. «Puoi stare qui un momento? Ho litigato con
Acheflow, si è allontanata, vorrei cercarla», disse concitato.
«Ascolta, la mia tenda è quella qui dietro, mi dispiace ma ho sentito tutto. Non è il caso vada tu,
peggioreresti solo la situazione e potreste mettervi in pericolo, siete entrambi inesperti, andrò io, poi la
manderò a letto e farò il turno con te. Per adesso rimani qui», rispose, incamminandosi nel bosco.
Con quel buio e la neve che non passava attraverso quella fitta macchia di alberi, faticava non
poco a seguire le tracce di Acheflow. Estrasse il combaist cercando di localizzare la ragazza con un
capello che era restato impigliato sulla divisa di Hewie, non poteva affidarsi ai sensi in quella
circostanza. Acheflow doveva aver corso come una matta, rimase scioccato nel rendersi conto che era
uscita dalle protezioni, avvicinandosi al Tempio. Se non l’avesse raggiunta al più presto c’era il grosso
rischio che qualcun altro la trovasse. Lo preoccupava molto che fosse da sola al di fuori della zona
protetta: era giovane, inesperta e per di più era una guaritrice, non poteva battersi nemmeno con un
corrotto.
Aidan corse a perdifiato tra gli alberi, anche se vedeva il punto che la indicava ferma nei pressi
del Tempio non voleva perdere nemmeno un istante. Se avesse ripreso a camminare, o peggio a
correre, i rischi sarebbero aumentati. Quando la raggiunse, vide che era appena al di fuori dalla
macchia d’alberi, stava seduta a terra e sembrava esausta.
«Acheflow», disse semplicemente per annunciare la sua presenza.
Lei si voltò fissandolo con sguardo vacuo, poi voltò nuovamente la testa.
«Siamo fuori dalle protezioni, dobbiamo rientrare», disse gentilmente.
«Lo so... scusa. Volevo solo allontanarmi, non voglio tornare di guardia con Hewie», rispose
lei con voce monocorde.
«Non ti preoccupare, prenderò io il tuo posto», la rassicurò lui.
La vide alzarsi e andargli incontro, si rallegrò di non aver dovuto insistere più di tanto. Gli
premeva solo convincerla ad allontanarsi da quel luogo, non aveva tempo per sgridarla. La studiò
mentre camminavano fianco a fianco, in silenzio. Più che infuriata, come gli era sembrata quando
aveva ascoltato la loro conversazione, ora gli sembrava assente, quasi apatica, ma decise di non fare
domande. In fondo non vi era tutta quella confidenza tra loro e lui non la conosceva a sufficienza da
poter realmente soppesare le sue emozioni. Era certo che quando avrebbe rivisto la sorella e chiarito la
situazione con lei sarebbe stata meglio.
Accompagnò Acheflow alla sua tenda e si recò da Erskine. Gli dispiaceva svegliarlo, ma
doveva avvisarlo sui cambiamenti. Gli spiegò brevemente la situazione, poi lasciò un biglietto sotto
l’apertura della tenda di Aengus, rimandando la loro conversazione, e raggiunse Hewie. Il ragazzo gli
sembrava molto depresso, ma preferì non attaccare discorso. Aidan in parte lo disprezzava per la sua
codardia. Lui aveva rinunciato a Celine perché non poteva averla, mentre Hewie avrebbe potuto
scegliere Acheflow, ma per mancanza di coraggio aveva preferito fingere e stare con la sorella.
Trascorsero tutto il turno in silenzio, Aidan stava quasi per addormentarsi; quando giunsero
Aengus e Brian a dare loro il cambio non vedeva l’ora di sdraiarsi nella tenda e chiudere finalmente gli
occhi. Stava per farlo quando un’ombra, al limitare della radura, attirò la sua attenzione, svegliandolo
completamente.
Era Celine: la ciocca rossa di capelli, sfuggita dal mantello, l’aveva tradita. Stava andando verso
il pozzo e Aidan, senza pensarci un secondo, decise di seguirla.
Celine sapeva che Aidan avrebbe fatto il secondo turno di guardia: dopo la cena si era ritirata
nella sua tenda e aveva finto di dormire per attendere l’ora in cui sgattaiolare indisturbata. Le erano
chiari i sospetti di Aidan nei suoi confronti e sapeva che l’avrebbe tenuta d’occhio.
Addentrandosi nel bosco, i lievi rumori notturni dell’accampamento si fecero sempre più
fievoli, dandole la sensazione di trovarsi sospesa in un mondo privo di suoni. Sembrava non vi fossero
nemmeno animali in quell’area. Seguendo la cartina, si fece strada poco per volta, fino a giungere sul
limitare di un’altra piccola radura: lì, al centro, c’era Fuaran a Aisling, il Pozzo del Sogno. Appariva
come uno di quei pozzi di una volta: la struttura era circolare e sembrava essere stata direttamente
modellata dalla natura. Anziché i soliti mattoncini a vista si trattava di un unico blocco di pietra grigia
che pareva spuntare dal terreno. La carrucola riluceva di un luminoso argento, come anche la copertura.
Piccoli rampicanti giocavano con la struttura, attorcigliandovisi attorno e creando strani ghirigori sulla
copertura. Il luogo era illuminato da dei minuscoli globi di fuoco, che se ne stavano sospesi a mezz’aria
e sembravano lucciole arancioni. Celine si avvicinò cauta e osservò al suo interno. La corda spariva
nelle oscure profondità, non si vedeva il fondo né il secchio che avrebbe dovuto essere appeso alla
corda. Pensò di tirarlo su, ma non desiderava disturbare quel luogo e, soprattutto, non aveva certo
bisogno di acqua.
Si mise in ginocchio davanti al pozzo e invocò Adhar, sperando che lei le concedesse di stare al
suo cospetto e le parlasse ancora. Dopo svariati e inutili tentativi, si diede per vinta. Ripensò alla
giornata appena trascorsa e a quanto era accaduto con Matteo, o meglio Urchaid. Era certa che lui
avesse ascoltato la conversazione tra lei e lo Spirito dell’Aria, ma non era sicura di voler parlare di
questo con gli altri, se si fosse sbagliata avrebbe dato adito a inutili preoccupazioni. Rischiava le
vietassero di tornare sul luogo per completare la missione. Riflettendo ulteriormente, si rese conto però
di non poterlo tacere: le persone che l’accompagnavano avevano il diritto di sapere quale rischio
correvano tornando al Tempio.
Ripensare alla battaglia le fece tornare in mente Aidan e quanto era accaduto tra loro. Sapeva
che non sarebbe stato felice di vederla scontrarsi con Urchaid, ma dopotutto ne era uscita vittoriosa e
gli aveva salvato la vita. Invece lui non aveva trovato di meglio che rinfacciarle i suoi sentimenti,
ribadendole quanto fossero sciocchi. Disperata poggiò le mani sul bordo del pozzo, una lacrima sfuggì
dai suoi occhi e si perse in quelle oscure profondità. Stava per andarsene, quando vide salire uno strano
bagliore azzurrognolo: ebbe un attimo di consapevolezza, poi si sentì trascinata verso il basso e sospesa
a mezz’aria al centro di un oscuro vorticare fatto di lampi celesti. A un tratto sentì il terreno sotto i
piedi e si accorse di essere all’aperto, altrove.
Intorno a lei era giorno. Tutta quella luce le fece strano, abituata al buio del Regno dell’aria. La
primavera sembrava arrivata sulle sponde del Loch Trìd-Shoilleir a Gallaibh. Era mattina presto, il sole
era già sorto, ma l’aria era ancora fredda, aveva quel tipico profumo di gelo e pulito che si avverte solo
in luoghi come quello. L’erba non era più coperta dalla coltre di neve, era tenera e verde, il suo colore
era così acceso da sembrare quasi luminoso. Qua e là erano già sbucati i denti di leone e nell’aria
danzavano i soffioni: piccoli fiori colorati ornavano le sponde del lago, sembravano quasi protendersi
verso esso per specchiarsi nel fulgore della loro fioritura. Il sole giocava sulla superficie d’acqua,
creando bagliori bianchi, e tutto il bacino sembrava risplendere. Gli uccellini cinguettavano allegri
sugli alberi, il frullio delle loro ali si univa al coro musicale degli strumenti della natura che, insieme al
ronzio delle api, allo sciabordio del lago e al vociare del vento, dava vita a un’armonia carica d’attesa.
Era giunto il momento del risveglio della natura, quel breve istante in cui ti accorgi che tutto ha
ripreso a crescere, che la vita scorre sempre e il tempo non si ferma mai. Era beatamente persa nella
contemplazione di quella scena superba, quando tutta la sua attenzione venne catalizzata da qualcuno
che stava seduto sulla sponda del lago, girato di spalle. La luce calda del sole giocava con i suoi capelli
rendendoli fili d’oro lucente e i bagliori dell’astro che si rifletteva sulle acque del lago sembravano
circondarlo di un’aura quasi fulgida. Aidan.
Celine si avvicinò lentamente, voleva chiedergli come mai anche lui era lì, com’era possibile
che si trovassero a Gallaibh e sembrasse primavera anziché gennaio, dopotutto non mancavano da
molto. Quando Aidan si voltò, però, le mancarono le parole. Non la fissava nel solito modo freddo e
indifferente, non la guardava con sospetto e distacco. Le stava sorridendo come quando vivevano alla
Villa, come quando i loro occhi s’incrociavano e sembravano condividere un segreto.
Le andò incontro prendendola tra le braccia, scrutava la sua espressione stupita quasi perplesso.
«Ogni volta che ti vedo è come fosse la prima e ti amo un po’ di più», disse lui facendo
accelerare i battiti del suo cuore.
Si chiese se fosse possibile che nel giro di un paio d’ore avesse davvero rivisto i propri
sentimenti o se anche questa volta, passato quell’attimo, si sarebbe tirato indietro. Desiderava con tutta
se stessa lasciarsi andare a quel momento, ma non riusciva a vincere il timore che, quando fossero
rientrati all’accampamento, Aidan sarebbe tornato ai soliti modi glaciali di sempre.
Non fece in tempo a terminare quel pensiero che le labbra di lui furono sulle sue, morbide e
calde, la baciava come se non fossero mai stati distanti, come se fino a qualche ora prima non le avesse
detto quanto fossero inutili i suoi sentimenti. Celine si staccò titubante e lo fissò in attesa di una
spiegazione, ma lui la guardava sorridendo. Aveva quell’espressione insolente e divertita, che le aveva
fatto battere il cuore dal primo momento in cui lo aveva visto. Però lei non poteva continuare a far finta
di niente. «Aidan, perché ti comporti come se noi stessimo insieme?» domandò decisa ad avere una
spiegazione.
«Ma noi stiamo insieme, Celine», rispose lui ridacchiando.
«Noi non stiamo...» Celine s’interruppe prima di terminare la frase e si guardò nuovamente
intorno, lui la fissava di rimando, allegro e fiducioso.
Si diede della sciocca, non stava vivendo la realtà. Era impossibile che nella loro Capitale fosse
primavera, che un sole così forte e deciso illuminasse il lago e, soprattutto, che Aidan le manifestasse i
propri sentimenti. Il luogo cui si era avvicinata si chiamava Pozzo del Sogno e lei era letteralmente
precipitata in un sogno. Sembrava la cornice di una delle sue fantasticherie.
Tornò a fissare gli occhi di Aidan, sembravano più profondi e azzurri del lago stesso, se avesse
continuato a guardarlo in quel modo avrebbe messo da parte per sempre la realtà, sarebbe rimasta in
quel pozzo per l’eternità. Doveva tornare alla sua vita, in tanti avevano bisogno di lei.
«Aidan, vorrei che tu fossi davvero capace di dimostrarmi i tuoi sentimenti, vorrei che nella
nostra vera vita avessi il coraggio di ammettere cosa sentiamo l’uno per l’altra», disse alla sua visione.
«Ma io lo faccio, ogni giorno», rispose lui.
«No, non lo fai, ti nascondi dietro un muro d’indifferenza e io mi sento una nullità, solo in
questo mondo falso lo fai davvero. Nella realtà sembri quasi non sapere che esisto. Se tu sei davvero
lui, una sua proiezione, ti prego dì alla sua coscienza quanto mi ama».
Un sonoro schiocco spaventò Celine, che si guardò attorno seguendo l’espressione tesa di
Aidan. Una porzione di cielo sembrava essersi staccata lasciando spazio a un buco nero. Dava l’idea di
essere quasi un puzzle cui mancava un grosso pezzo.
«Ti prego, Aidan, non dimenticare cosa siamo quando siamo noi, anche quando non saremo più
qui», implorò.
Un altro schiocco e adesso un pezzo di prato era sparito, lasciando posto al nulla.
«Le regole, non stai rispettando le regole, stai distruggendo tu il tuo sogno», disse una voce di
donna.
Celine si guardò attorno, ma non vide nessuno. Altri schiocchi la fecero sussultare e altri pezzi
di quel puzzle perfetto andarono in frantumi. Allora comprese: non avrebbe dovuto dire alla sua visione
che esisteva un’altra realtà, non avrebbe dovuto turbare il sogno con la vita. Presto sarebbe stata
sbalzata fuori.
Si aggrappò a lui con tutte le sue forze, ora sapeva che si trattava solo di un sogno, ma voleva
stringerlo, l’odore era il suo, così reale, il profumo della pelle di Aidan, quello che la faceva sentire a
casa. Avvertì che stava iniziando a dissolversi e lo baciò con tutta la disperazione che le trafiggeva
l’animo. Percepì uno strattone. Quando aprì gli occhi, era fuori dal pozzo, nel buio del Regno dell’Aria.
Solo una cosa era immutata: anche qui due profondi occhi azzurri la fissavano. Aidan l’aveva seguita.
Dopo essere scomparsa per un po’, Celine gli era apparsa davanti all’improvviso e sembrava
frastornata. Erano soli, non l’avrebbe lasciata andare senza una spiegazione.
«Che cosa stavi facendo e perché sei sgattaiolata qui da sola?» chiese diretto.
«Non sono affari tuoi. Qui siamo all’interno dell’area protetta, non potrebbe accadermi nulla.
Non avevo sonno e ho tentato di ricontattare gli Spiriti», rispose Celine sulla difensiva.
«E come mai non hai informato nessuno della tua idea? Non pensi che avremmo il diritto di
sapere tutto sulla missione?» domandò aspro.
«Lo saprete quando saremo al castello, non ritengo opportuno parlare qui», disse Celine,
trincerandosi dietro la solita scusa.
«Lo ritieni poco opportuno per parlare, ma non per andare in giro nei boschi, da sola, di notte,
mettendoti in pericolo. Dunque che cosa devo pensare? È vera la prima o la seconda?» le fece notare
sarcastico.
«Quando potrò spiegarvi tutto, saprai anche questo», ribatté Celine con aria di sfida. «Adesso,
se vuoi scusarmi, vado a dormire, sono stanca», tagliò corto.
«Non credere di chiuderla così facilmente. Che cos’era quella luce abbagliante durante lo
scontro con Urchaid? Di quale potere si tratta?» indagò.
«Non c’è stato nessuno strano potere, semplicemente eri in brutte condizioni e chissà cos’hai
immaginato di vedere», gli mentì Celine.
«Io so bene cosa ho visto. Non prendermi in giro, Celine, hai fatto lo stesso anche prima, al
lago. Sei stata tu a bloccare quella sostanza nera che stava per travolgerci», disse lui, mettendole
davanti ciò che era convinto fosse la realtà dei fatti.
Celine lo fissò astiosa. «Non ti riguarda, come ti permetti di parlarmi in questo modo e di farmi
queste domande? Non hai voluto far parte della mia vita e adesso non hai il diritto di sottopormi a un
interrogatorio!».
«Io faccio parte della tua vita, sono nella tua guardia personale e sono qui adesso. Avevo tutto il
diritto di seguirti, avresti potuto essere in pericolo. Vuoi dirmi cosa ci facevi qui? Perché sei scomparsa
e riapparsa? Hai parlato con Adhar?» domandò, facendole notare i fatti.
«Se vuoi sapere cosa stavo facendo al pozzo sei libero di guardarci, anzi fallo così forse
riuscirai a ragionare usando il cervello!» esclamò Celine, prima di girare sui tacchi e lasciarlo lì, da
solo, davanti al Pozzo del Sogno.
Aidan dubitava fosse una buona idea, ma poggiò le mani sul bordo della struttura. Vedeva solo
buie profondità quando, improvvisamente, fu sbalzato all’interno. Gli sembrò di attraversare lo spazio e
il tempo, era abituato a materializzarsi, ma questo era diverso. Quando smise di vorticare nel nulla, si
ritrovò sulle sponde del Loch Trìd-Shoilleir a Gallaibh. Era piena primavera e aveva di fronte Celine.
Lei lo fissava sorridente, mentre gli andava incontro.
«Ti aspettavo, da quando mi hai parlato di questo luogo la prima sera che ci siamo incontrati
desideravo venirci con te. Adesso è proprio come nella descrizione che mi hai fatto», disse,
poggiandogli la testa sul petto.
Aidan stava per essere travolto dalle sensazioni, ma s’impose di restare ancorato alla realtà.
Tutto ciò che stava accadendo non era vero e lui ne era certo.
Si allontanò da Celine e, guardando verso il cielo, chiese spiegazioni. «Dove sono? Che cos’è
questa farsa?» urlò alterato.
Poco per volta vide andare in pezzi il paesaggio e si trovò in un mondo buio e sospeso a
mezz’aria. Gli apparve innanzi una donna. Non sapeva darle un’età, sembrava semplicemente adulta,
ma i suoi occhi dimostravano una conoscenza e una maturità che gli facevano presagire fosse lì da
prima del mondo.
«Adhar?» domandò chinando il capo.
La sconosciuta rispose con una risata argentina. «Non sono la signora di questa Terra, ma è lei
che mi ha fatto questo dono», rispose la donna.
«Chi sei e che cos’è questo luogo?» domandò Aidan diretto.
«Io sono Eithne e questo è il Pozzo del Sogno, ma tu, guerriero, dovresti saperlo», rispose la
donna.
Aidan la fissò perplesso. «So come si chiama questo luogo, ma non ho idea di chi tu sia né di
che significato abbia questa realtà distorta», spiegò Aidan.
«Sono passati molti anni, forse secoli, non saprei, è da tanto che manco dal mondo, è da infiniti
giorni che non parlo davvero con qualcuno. La mia storia è alla base della creazione di questo luogo. Io
abitavo questa terra con mio marito e la mia bambina, un giorno un grosso ordine di divise mi giunse
dalla Divisione. Non ero mai uscita dal Regno dell’Aria ed ero curiosa di vedere come fosse il mondo
al di fuori. Decisi di andare io stessa a fare la consegna. Mio marito e mia figlia vollero accompagnarmi
e, a causa della mia curiosità di uscire da questa terra, morirono. Servi di Fàs ci attaccarono appena
fuori dai nostri confini, solo io mi salvai perché qualcuno della Divisione giunse in soccorso, ma era
già troppo tardi per coloro che amavo. Da quel giorno consumai i miei giorni a piangere sui confini
della nostra Terra, fin quando non mi apparve Adhar. Ella mi disse che avrei potuto vivere in un’altra
realtà dove mio marito e mia figlia sarebbero sempre esistiti, ma al contempo ne sarei stata prigioniera
e sarei diventata la custode dei sogni altrui. Accettai senza riserva e a oggi non sono pentita della mia
scelta. Nel corso degli anni innumerevoli abitanti di questa Terra sono venuti qui, si perdevano nelle
loro fantasticherie, troppo sciocchi per apprezzare la vita vera rimanevano prigionieri di un sogno. La
voce si sparse. Le persone, non sapendo perché i loro cari sparissero, credevano che qui intorno
accadesse qualcosa di strano e poco per volta si dimenticarono di questo luogo e di cos’era in grado di
fare. Dormivo, vivendo il mio sogno, da un’era indefinita, ma oggi il calore del cuore di quella ragazza
mi ha risvegliato e le ho regalato il suo sogno».
«E qual era?» domandò Aidan.
«Non si possono svelare i sogni altrui, ma a te posso dirlo dato che è lo stesso. Non mi era mai
capitato», rispose lei.
«Che cosa intendi?».
«Il sogno di quella ragazza era il tuo stesso sogno, persino il luogo era tale. Non mi era mai
successo che due persone fossero l’una il desiderio dell’altra. Sai, anche quando si sta con qualcuno,
quando si ha di fianco la persona perfetta, che ci completa, capita che la fantasia prenda il sopravvento
sulla realtà, che ci si perda in desideri sciocchi e futili. Il vostro è vero amore. Anche potendo avere la
fantasia più bella, non volevate altro che stare insieme, dunque perché non è così?».
«Non sai chi è quella ragazza?» si lasciò sfuggire Aidan senza volerlo.
«No, non lo so, ma adesso dovrai dirmelo come io ho detto altro a te. L’ho fatto solo perché hai
avuto la forza di uscire dal sogno e restare qui, ma questo posto ha le sue regole. Non temere, non
parlavo con nessuno da ere, non lo farò per altrettante dopo che te ne sarai andato, qui non viene più
nessuno», lo incalzò Eithne.
«Lei è una dei Prescelti, colei che salverà il mondo dal male. Io non sono degno di stare al suo
fianco e non potrei nemmeno se lo volessi», rispose Aidan sinceramente.
«Non avrei mai creduto esistessero davvero, pensavo si trattasse solo di una leggenda degli
Spiriti per spronarci a continuare a difendere il mondo e sacrificare le nostre vite. Non oso immaginare
quanto lei possa risultare preziosa per voi, specie per chi vive da anni aspettando l’arrivo di queste
creature speciali. Ma se ben sai, Amore è una delle forze cosmiche ai principi della creazione di questo
mondo e Amore è potente, più potente anche degli Spiriti. Nessuno, nemmeno loro, possono dire chi è
degno del dono di Amore. Forse non lo sai, ma la capacità di amare è il più grande dono che abbia fatto
alla razza umana», rispose Eithne, turbandolo.
«Non credo cambi le cose, presto lei conoscerà il suo compagno, si dimenticherà di me com’è
giusto che sia, così dice la profezia», rispose Aidan, per non mostrare il suo sconcerto davanti a quella
rivelazione.
«Sai, io credo che l’amore vero possa andare oltre, il dono di Amore è superiore a qualsiasi cosa
abbiano mai generato gli Spiriti, a qualsiasi loro profezia. Amore viene prima di loro, proprio come
Odio. Pensaci. Odio è stato così potente da mutare uno dei cinque in un essere malvagio, perché a
reggere l’equilibrio del mondo non erano in quattro, ma in cinque. Ricordalo», disse Eithne,
aumentando il suo sconcerto.
Aidan non voleva dare a vedere quanto quelle parole lo avessero esaltato e crucciato al
contempo. Non poteva permettersi di crederci, dopotutto quello era il Pozzo del Sogno e quella donna
qualcuno che aveva rifiutato di vivere per rifugiarsi in una realtà inesistente. Non voleva permettere a
quel pensiero di mettere radici nella sua anima.
«Leggo il dubbio nel tuo sguardo, il giudizio nei tuoi occhi ma nulla è solo bianco o nero
guerriero. Non ho motivo di mentire, non sapevo neppure lei chi fosse e se sto qui è perché senza
Amore, senza le uniche due persone che contavano nella mia vita, la mia esistenza non avrebbe più
avuto senso», disse lei, facendogli capire che poteva sentire i suoi dubbi.
«Scusami, io non ho il diritto di giudicarti», rispose Aidan, che preferì essere onesto e
ammettere di averla giudicata male.
«Non preoccuparti, so che il tuo cuore è onesto, i tuoi sentimenti saldi, il tuo onore immacolato.
Tu vuoi essere perfetto, vuoi rimediare a qualcosa che nemmeno tu puoi rimettere a posto. Non hai un
debito con la vita, non sei da meno di nessuno, inizia a dimenticare la rabbia», disse Eithne
sorridendogli.
In quel momento gli sembrò nuovamente una giovane donna felice, i suoi occhi s’illuminarono
e una grande gioia pervase Aidan.
Senza che avesse il tempo di rendersene conto, tutto riprese a vorticare e dopo pochi secondi si
ritrovò fuori dal pozzo. Desiderava tornare lì, ringraziarla, parlare ancora con lei, ma se Eithne l’aveva
rimandato indietro voleva dire che considerava conclusa la loro conversazione e lui non aveva il diritto
di disturbarla ancora. Sorrise in direzione del pozzo, si chiese se lei potesse vederlo. Poi tornò verso
l’accampamento.
Credeva che fosse stata sincera, che davvero fosse convinta di ciò che gli aveva detto. Eithne,
dopotutto, aveva vissuto in quelle terre molti anni prima, probabilmente quando gli Spiriti non avevano
creato la loro razza da molto. Sapeva molte più cose di quante se ne trovassero nei libri di storia antica,
ma lui non aveva il diritto di credere a quelle cose: prima se ne convinceva meglio era. Non poteva
permettere a quella speranza di germogliare nel suo cuore, se lo avesse fatto avrebbe sbagliato e
avrebbe messo in pericolo Celine. Magari era anche vero che il loro amore sarebbe stato più forte della
comparsa di uno dei Prescelti, ma non erano comunque in condizione di sbatterlo in faccia a tutti. La
profezia era una e tutti ci credevano.
CAPITOLO 15 ~ RIENTRO AL CASTELLO
Mercoledì 17 gennaio
Si erano alzati all’alba e si erano messi subito in marcia per tornare al castello.
Aidan, fortunatamente, non le aveva detto altro del pozzo, né sembrava averlo riferito a
qualcuno. Celine temeva che volesse sollevare un polverone, ma forse anche lui si era reso conto che
non era il caso. Erano rimasti sempre all’interno delle protezioni, tornando verso il castello, e il viaggio
era stato tranquillo; ciò che aveva stupito Celine era stata la reazione di Acheflow al rientro. Ailie e
Maheloas erano arrivati subito ad accoglierli, ma Acheflow aveva quasi ignorato la sorella, come se
non ci fosse. Possibile che fosse così in collera, quando prima di partire sembrava non volersi separare
da lei e voler riallacciare il rapporto al più presto? Avrebbe voluto tentare d’indagare maggiormente, le
stava a cuore il benessere delle persone che la circondavano, non solo per la buona riuscita della
spedizione, ma anche per loro stessi.
Era passata da poco l’ora di pranzo al loro arrivo e Maheloas aveva dato l’ordine che servissero
qualcosa di veloce nella sala delle mappe, in modo da poter iniziare la riunione e rifocillarsi
contemporaneamente. Celine attese che il personale di servizio uscisse dalla stanza e le porte fossero
ben chiuse, poi iniziò a raccontare a tutti quanto si era detta con Adhar.
«Dobbiamo subito metterci alla ricerca di questa persona!» disse Erskine, non appena lei ebbe
terminato il racconto.
«Sono d’accordo, prima la troviamo e prima risolveremo il problema!» esclamò Ermer.
«Sarà necessario organizzare delle spedizioni qui attorno, magari anche piccole visto che
saremo nelle zone protette», propose Brian.
«Sarebbe inutile, che cosa facciamo portiamo tutte le persone al castello? La persona può essere
individuata solo da Celine», fece presente Mavi.
Celine fu stupita dal suo intervento soprattutto le sembrava strano che desse apertamente contro
a Brian con il quale, le era sembrato, avesse una sintonia particolare. Apprezzò, inoltre, che Maheloas
se ne tenesse fuori, restando in silenzio. Era la sua Terra e avrebbe potuto tentare d’imporsi in qualche
modo, ma lasciava a lei pieno movimento e azione. Apprezzava il suo modo di fare: la conosceva da
poco, ma aveva già capito chi si trovava di fronte, una persona che non si sarebbe fatta manovrare da
nessuno.
Li lasciò ancora sfogare per un po’ e poi decise d’intervenire.
«Ascoltate, non avete compreso appieno quanto mi ha detto Adhar. Non avrebbe senso fare una
ricerca, la persona mi si paleserà quando sarà il momento. Gli Spiriti desiderano che le cose facciano il
loro corso. Potrei girare tutto il Regno, ogni casa, ma la persona potrebbe non palesarmisi comunque
perché il momento non è giunto; piuttosto penso che dovremmo convertire il nostro impegno su altri
fronti», disse Celine.
«Che cosa proponi di fare?» domandò a quel punto Maheloas.
«Dobbiamo diffondere la quiete nella popolazione. Le persone che vivono in questo Regno
hanno già patito abbastanza il nostro non agire in passato e gli attacchi di Fàs», spiegò Celine.
«Come vorresti muoverti, dunque?» domandò Erskine.
«Vorrei che verificassimo se gli effetti del mutamento del fiume iniziano a essere visibili, farmi
vedere da chi si occupa delle colture, verificare se le morti degli animali sono in diminuzione e
soprattutto andare in giro per il villaggio a rassicurare la popolazione sul nostro operato», disse Celine
spiegando parte del suo piano.
«In che modo pensi che questo possa giovare al ritrovamento della persona che detiene l’Arma
Sacra?» chiese Ermer.
«Sicuramente non in maniera diretta, ma cercando di far sopravvenire le condizioni ideali».
«Spiegati meglio», la esortò Erskine.
«Abbiamo già visto, quando ancora eravamo a Gallaibh, che la mancanza di speranza nella
popolazione aveva fatto crollare le protezioni quasi del tutto. Il Regno dovrebbe essere totalmente
protetto, non solo in parte, i nostri nemici non dovrebbero poter accedere a questi luoghi. Ciò che vorrei
fare è cercare di accrescere la speranza della popolazione per fare in modo che le barriere protettive si
espandano. Quando sarà il momento di tornare al Tempio non rischieremo un attacco da parte dei nostri
nemici, cosa che vi garantisco è quasi certa», disse Celine.
«Perché c’è qualcosa che ancora non sappiamo, vero?» domandò Aidan fissandola in maniera
ostentata.
Celine sapeva che lui immaginava molto di più, ma ciò che avrebbe rivelato avrebbe placato gli
animi di tutti su dubbi e supposizioni, era una cosa piuttosto grossa che Aidan, probabilmente troppo
preso dal combattimento, non aveva notato.
«C’è qualcosa che non sapete. Durante lo scontro fuori dal Tempio si è palesato quello strano
essere e abbiamo avuto modo, sia io sia Aidan, d’interfacciarci con lui. Si trattava di Matteo, ma ora si
fa chiamare Urchaid. È diventato il comandante delle armate di Fàs e ha dei poteri molto forti, ma
questo lo sapevate già, il peggio è che ho avuto un’impressione orribile su qualcosa che mi ha detto.
Non posso esserne certa perché si trattava più che altro di un’insinuazione, ma da ciò che ha affermato
posso suppore che abbia avuto modo di elevarsi come me e ascoltare la mia conversazione con Adhar.
Se è così, terranno d’occhio quel luogo e quando torneremo - perché è lì che dobbiamo tornare - li
troveremo ad attenderci. Far alzare le protezioni fino a tenerli fuori è l’unico modo che abbiamo per
agire indisturbati. Inoltre voglio che sappiate che la battaglia in quel caso sarà sicuramente molto
accesa e se qualcuno non se la sente può ritenersi libero di non venire. Voglio che sia chiaro: nessuno
di voi è obbligato».
«Celine, siamo qui per servire la causa e siamo stati selezionati, ognuno di noi verrà, è il nostro
dovere», disse Erskine, alzando la voce.
Celine lo fissò intensamente. «Una vita è una vita e abbiamo visto cosa era accaduto ad Ailie, io
non obbligherò mai nessuno a rischiarla per un bene più grande. Tutti voi valete e tutti voi siete
preziosi, desidero solo che facciate ciò che vi sentite. Inoltre sarebbe peggio anche per la buona riuscita
dell’impresa, se sul campo di battaglia il coraggio venisse meno sarebbe una difficoltà per l’intero
gruppo. Dobbiamo sapere di poter contare sulle persone, nessuno sarà costretto», rispose Celine decisa.
Erskine non osò commentare oltre. Celine sapeva che quanto aveva detto andava quasi contro i
loro principi, Erskine era per il “servire fino alla morte” ma lei non era d’accordo. Era giusto avere una
scelta: era a capo di un popolo, ma non sarebbe mai stata una dittatrice.
Nessun altro osò contrastare quello che aveva detto.
«È molto bello il tuo pensiero, è diverso da ciò che è stato imposto per anni e anni. Stai attenta,
però, a come lo manifesti, in presenza delle persone sbagliate potrebbe costarti il loro appoggio. Per
quanto mi riguarda sono d’accordo con te, ogni vita è preziosa e sacra», la appoggiò Maheloas.
Dopo poco la riunione si sciolse e tutti furono liberi di andare a riposare.
Celine fu accostata da Buonia. «Sei stanca o ti va di parlare?» le chiese con discrezione.
«Se vuoi possiamo parlare, mi spiaceva chiedertelo ora, magari volevi stare un po’ con Caswyn,
passare del tempo con lui», rispose Celine
«Penso che anche lui desideri sapere qualcosa di più. Noi ti vogliamo bene, c’è il tempo per
ogni cosa, siamo sposati; ora la mia priorità è la nostra amicizia e sapere cosa ti sta accadendo», disse
Buonia con tono affettuoso.
Celine la seguì nella stanza che condivideva con Caswyn, preferiva andare lì, avrebbero di
sicuro avuto più privacy, almeno non rischiava che qualcuno la andasse a cercare, interrompendo la
discussione.
«Come stai?» fu la prima cosa che chiese a suo zio.
«Un po’ ammaccato, ma hai fatto un ottimo lavoro, Celine», rispose Caswyn.
Celine gli fece un gran sorriso, era felice di star imparando a usare i poteri, di saperlo fare
davvero e non all’acqua di rose come avevano tentato d’insegnarle a Gallaibh.
«Buonia mi ha parlato di qualcosa che ti riguarda, vuoi spiegarci meglio?» la incoraggiò
Caswyn.
Celine raccontò loro di quelle esplosioni di luce e energia che aveva, e parlò loro di quanto le
avevano spiegato gli Spiriti al riguardo del potere di Amore quando aveva guarito Ailie.
«Assurdo, pensavamo di sapere tanto sui Clann na Solus e invece ignoravamo una marea di
cose», disse Caswyn sbalordito.
«Questo potere ti lascia un po’ priva di energie, però. Non è vero?» domandò Buonia.
«Penso che sia come per la guarigione dei corrotti e tutto quello che concerne il potere di
Amore. Sono sola, avrei bisogno del mio compagno».
«Lo sai anche tu, allora, che il tuo destino non è legato ad Aidan, lui non potrà mai essere il tuo
compagno, Celine», iniziò Caswyn. «So che lo ami davvero ed è dura accettarlo, ma è chiaro che i tuoi
poteri vadano completati dall’altro Prescelto, non puoi rischiare la tua energia vitale di continuo».
«Devo solo imparare a controllarlo e a non usarlo senza rendermene conto. Per il momento mi
bastano i tonici di Buonia per tirarmi un po’ su», minimizzò Celine.
«Certo, per ora va bene, ma non puoi ignorare quello che comunque la nostra razza chiede,
forse quando lo incontrerai starai meglio anche tu...» tentò Caswyn.
«Zio, non voglio parlare di questo. Sai cosa provo e cosa penso, e proprio tu non dovresti darmi
certi suggerimenti» rispose secca Celine.
«Scusa. È che sei mia nipote e mi preoccupo per te. Non perché sei una dei Prescelti, ma perché
se questo uso smodato del potere ti annientasse, senza l’ausilio del tuo compagno, per noi sarebbe un
dolore insuperabile», rispose Caswyn.
«Lo so, zio, ma non dipende certo da me, questo Prescelto pare non esistere....» rispose Celine
sbuffando.
«Hai ragione, è un discorso inutile, fai il tuo dovere come lo hai sempre fatto. Non ti curare
troppo del nostro parere, è determinato solo dall’egoismo che abbiamo nei tuoi confronti, dall’affetto
che nutriamo per te. Noi ti amiamo e non vogliamo perderti, ma tu sei effettivamente nata per questo e
lo stai facendo benissimo», la incoraggiò Caswyn.
«Non mi sono intromessa fino a ora, adesso posso dire che sono d’accordo? L’istinto di Celine
verso la giustizia l’ha perfettamente guidata e non credo farà passi falsi. Io sarò sempre qui con le mie
pozioni per aiutarla e se in futuro ci saranno problemi li affronteremo», disse Buonia abbracciandola
incoraggiante.
Il resto del pomeriggio trascorse sereno, parlarono della Lama d’Aria e fecero svariate
supposizioni su come innalzare il morale della popolazione. Celine amava trascorrere quei momenti a
parlare con loro di tutto e di niente. Buonia era la sorella che aveva sempre desiderato quando era sola e
Caswyn, suo zio, era quanto di più vicino a un padre potesse avere.
Ailie avrebbe voluto parlare con sua sorella subito dopo la riunione, ma non si sarebbe sentita a
proprio agio fermandola in mezzo a tutti, soprattutto perché temeva la sua reazione. Era circa un’ora
che arrivava davanti alla porta della sua stanza, alzava la mano per bussare e poi desisteva. Doveva
chiarirsi con la lei e lo sapeva bene, ma ora non ne aveva il coraggio. Stava per tornare verso la sua
stanza, quando incontrò nel corridoio Maheloas.
In un primo momento non lo aveva notato, anche se era pomeriggio era buio, quasi fosse notte
fonda, e il corridoio era fiocamente illuminato.
«Sapevo che ti avrei trovato qui», esordì lui.
Il cuore di Ailie involontariamente accelerò, non sapeva cosa dire, voleva chiedergli se l’aveva
cercata, come mai lo avesse fatto, ma preferì restare in silenzio.
«Ero passato dalla tua stanza per chiederti come stavi e se avevi parlato con tua sorella e
quando non ti ho visto ho pensato che fossi qui da lei. Sono passato solo per scrupolo, in caso tu fossi
stata tentennante, e vedo che ho fatto bene», disse, poggiandole le mani sulle spalle.
«Quando sono uscita dalla mia camera ero decisa, ma sono arrivata qui davanti e non sono
riuscita a bussare», rispose Ailie sinceramente.
«Avanti, è la parte più difficile, il resto verrà con naturalezza, secondo me anche lei non vede
l’ora», la incoraggiò Maheloas.
«Ma, io... forse sta riposando e dovrei attendere dopo cena...» tentò di tergiversare Ailie.
«Ah, no, ormai non ha più senso rimandare, devi farlo», disse Maheloas, sospingendola verso la
porta della stanza di Acheflow.
Quando furono lì davanti diede due colpi secchi alla porta e poi, lesto come un fulmine, riprese
il corridoio.
«Chi è?», si sentì domandare da dentro la stanza.
Maheloas si voltò verso Ailie e le strizzò l’occhio. «Puoi farcela!» mimò con le labbra.
«Sono Ailie», disse lei con un nodo allo stomaco.
La sorella le aprì la porta rapidamente e, senza dire una parola, le fece cenno di entrare. Quando
chiuse l’uscio, e Ache si girò verso di lei, ebbe un moto di perplessità. Si era aspettata un’espressione
imbarazzata, incollerita o forse triste ma Acheflow la guardava con atteggiamento totalmente neutro,
non manifestava nessun sentimento. La cosa la spiazzò, tanto da farla restare senza parole.
«Immagino tu sia venuta qui per dirmi qualcosa», disse Acheflow, fissandola per il suo
mutismo.
«Volevo farti le mie scuse per quello che è accaduto quando ero sotto l’influsso di Fàs, non
avrei mai dovuto dire quelle cose, o almeno non in quel modo. Anzi credo che non avremmo mai
dovuto trovarci in quella condizione e la colpa, se ci siamo arrivate, è solo mia. Avrei dovuto...».
«Non importa, Ailie, ormai è successo, l’importante è andare avanti, non è niente di che...» la
interruppe Acheflow, sorprendendola.
«Be', io invece credo lo sia. Non avrei mai dovuto fingere di non aver visto i sentimenti che
legavano te e Hewie, soprattutto non avrei mai dovuto attaccarti, metterti in imbarazzo e tutte le cose
orribili che ho fatto. Ho sbagliato e nemmeno le scuse bastano, lo so bene. Se non mi fosse capitata
quella disgrazia adesso starei ancora fingendo di essere la felice promessa sposa di Hewie, quando
invece non è così», tentò di riprendere il discorso Ailie.
«Non ha importanza, sono felice se ti sia liberata di un fidanzamento che non ti andava, per il
resto davvero non è niente di che, eravamo solo dei ragazzini», rispose Acheflow senza guardarla in
faccia.
«Eravamo dei ragazzini? Ma è successo quasi l’altro ieri!» esclamò perplessa dalle risposte
della sorella.
«Ailie, non voglio farla lunga, non me ne importa nulla, se tu sei più contenta così lo sono
anche io, per il resto davvero erano solo sciocchezze», ribadì Acheflow.
Ailie non sapeva cosa dire, era seriamente senza parole: dalla sorella si sarebbe aspettata di tutto
tranne questa reazione.
«Tu non provi nulla per Hewie? Non ti piacerebbe poter stare con lui?» domandò circospetta.
«Non credo meriti la mia considerazione, è solo un codardo che ci ha preso in giro entrambe»,
rispose Acheflow seccamente.
«Ha le sue colpe, è vero, ma sono le stesse che ho anch’io. Entrambi abbiamo preferito farci
manovrare dai nostri genitori, piuttosto di dire ciò che volevamo davvero. Ha sbagliato ma, come dici
tu, siamo anche molto giovani, forse questa cosa potrebbe farlo maturare», tentò Ailie.
Non le avrebbe mai attribuito un atteggiamento orgoglioso: Acheflow era sempre stata mite,
specialmente nei giudizi sugli altri, ma forse questa cosa l’aveva ferita molto più profondamente di
quanto desse a vedere.
«Se neppure tu lo volevi davvero, non vedo perché dovrei prendermelo io. Sono forse la
custode dei tuoi scarti?» le fece notare Acheflow sgarbatamente.
«Non volevo certo dire questo, solo ero convinta che entrambi provaste  sentimenti piuttosto
forti verso l'altro, sin da quando eravamo piccoli, e penso sarebbe sbagliato metterli da parte solo per
una questione di orgoglio. Io ho commesso tanti errori proprio per questo, ero troppo orgogliosa di me
stessa per poter dire ai nostri genitori che il promesso sposo che mi avevano scelto preferiva te. Non
farlo anche tu», disse Ailie, poggiando una mano sul braccio della sorella.
In un primo momento pensò che l’avrebbe mandata al diavolo, ma poi Acheflow le aveva
sorriso.
«Vedi, Ailie, questa cosa mi ha cambiato, ora riesco solo a vedere la frattura che ha causato tra
noi due e non riesco più a guardarlo nello stesso modo», rispose garbatamente.
Ailie pensò fosse inutile insistere e decise di parlarle di sé. «Sai, forse mi sono innamorata
davvero», disse sorridendo.
Acheflow la fissò interrogativa.
«Be', fin quando non sei tornata non avevo nessuno con cui parlarne, non saprei di chi fidarmi.
Mentre non c’eravate ho trascorso un po' di tempo con Maheloas e la sua vicinanza mi fa provare
emozioni che non avevo mai sentito. Non riesco, però, a interpretare i suoi segnali. A volte sembra
molto affettuoso, altre, quando mi avvicino troppo, sembra tirarsi indietro», raccontò Ailie in cerca di
consigli.
«Forse è semplicemente gentile e non vuole causarti illusioni», le fece notare Acheflow.
La sua espressione delusa doveva essere evidente. «Di uomini non ci capisco molto, non sono
mai stata con nessuno, dovresti saperlo, Ailie. Probabilmente mi sbaglio, magari è solo perché non ti
conosce a sufficienza e non vuole sbilanciarsi», tentò di rincuorarla.
Ormai, però, quello che le aveva detto aveva fatto presa su di lei e la seconda opzione le
sembrava solo un modo di addolcirle la pillola amara. Fissò sua sorella, chiedendosi se davvero
quell’esperienza l’avesse cambiata profondamente. Non le dispiaceva le avesse detto davvero ciò che
pensava, era quello che si aspettava, ma la vecchia Acheflow sarebbe stata meno diretta.
«Vorrei risposare un po’ prima di cena», disse Acheflow, interrompendo il corso dei suoi
pensieri.
«Certo, scusami, ci tenevo solo a parlare con te. Quando mi sono risvegliata non c’eravate e non
ce la facevo più a tenermi questo peso», rispose Ailie.
«Nessun peso, dimenticatene, iniziamo da zero», disse Acheflow sorridente, accompagnandola
verso la porta.
Una volta sola, Ailie fu nuovamente attraversata da un moto di perplessità. Non riusciva a
capire se Acheflow le aveva realmente detto ciò che pensava o se semplicemente era troppo arrabbiata
e orgogliosa per essere davvero se stessa.
Decise di recarsi da Hewie. La imbarazzava anche l’incontro con lui, ma molto meno rispetto
alla sorella perché si erano presi in giro entrambi, lei non aveva certo più colpe di lui. Questa volta non
tentennò davanti all’uscio, bussò decisa.
Quando Hewie aprì la porta sgranò gli occhi, ma la fece comunque accomodare. «Mi dispiace
immensamente per tutto ciò che è successo», disse non appena richiuse l’uscio.
«Entrambi abbiamo le nostre colpe, ma non sono venuta qui per parlare di noi», rispose Ailie.
Hewie le fece cenno di continuare.
«Sono perplessa dal comportamento di Acheflow, non sembra dirmi ciò che pensa davvero, tu
hai provato a parlare con lei?» chiese.
«Sì, l’ho fatto, ma la discussione è andata molto male, non credo mi perdonerà facilmente»,
rispose Hewie.
«Che cos’è accaduto? Raccontami per bene», lo esortò Ailie.
Hewie le raccontò tutta la discussione che avevano avuto nel bosco e, in quelle parole, Ailie
riconobbe il buon cuore della sorella, il suo solito mettersi comunque e sempre in secondo piano
rispetto a lei.
«Capisco. Semplicemente è arrabbiata per il tuo comportamento e teme che stare con te
potrebbe causarmi sofferenza o imbarazzo, quindi si è chiusa a riccio. Il suo comportamento mi
sembrava strano, ma adesso mi è tutto più chiaro. Penso dovrai avere pazienza, probabilmente ci vorrà
del tempo, ma non demordere. È l’occasione giusta per dimostrarle che sei migliore di come ti sei
comportato», disse Ailie, sollevata di aver risolto il mistero sul comportamento della sorella.
«Spero sia come dici tu», rispose Hewie poco convinto.
«Ma certo, vedrai con il tempo tutto andrà a posto», lo incoraggiò Ailie.
Tornando nella sua stanza, si chiese se davvero sua sorella sarebbe uscita dal guscio d’acciaio e
freddezza in cui si era rinchiusa. Acheflow non era tipo da portare rancore, ma questo boccone era più
duro degli altri da mandare giù.
A cena si erano presentate poche persone, Aidan vi si era recato di malavoglia perché voleva
sentire se qualcuno parlava degli argomenti che avevano trattato alla riunione e, soprattutto, voleva
trovare Aengus. Celine non si era presentata, ma aveva mandato a dire che l’indomani mattina
avrebbero avuto un incontro per iniziare a portare avanti le iniziative discusse.
L’umore di Aidan rimase nero come il cielo fuori dai finestroni, fino a quando non vide
apparire Maheloas: aveva sospettato che Celine avesse cenato privatamente con lui, ma non era così. Al
suo fianco Brian e Mavi si pizzicavano come due ragazzini di dodici anni, lo divertivano, si chiese se
prima o poi l’amico sarebbe riuscito a smettere di essere così cieco e si sarebbe finalmente reso conto
dell’amore di Mavi. Fosse stato per lui gli avrebbe parlato, ma aveva promesso alla sorella di non
interferire e a questo si sarebbe attenuto.
Quando finalmente vide arrivare Aengus e Bhirginia, tirò un sospiro di sollievo. Mangiò
rapidamente, senza prestare particolare attenzione a ciò che aveva nel piatto, e rimase in attesa che
Aengus finisse per avvicinarsi.
Quando li vide alzarsi fece la sua mossa. «Posso parlarti qualche minuto?» domandò sottovoce.
«Certamente», rispose l’amico.
Fece un sorriso alla moglie, che gli rispose di rimando e prese congedo. Quel susseguirsi di
comunicazioni silenziose gli diede una stilettata al cuore. Non riusciva a smettere di chiedersi come
sarebbe stato avere un rapporto del genere con Celine. Tra loro non c’era bisogno di parole, bastava
uno sguardo, Bhirginia aveva subito compreso che il marito desiderava parlare da solo con lui.
«Immagino che tu voglia parlarmi degli argomenti dell’altra notte», osservò Aengus,
riscuotendolo dai suoi pensieri.
«Sì. Andiamo in giardino, almeno lì sono certo non ci sia nessuno», rispose Aidan, facendo
strada.
L’aria fuori dal castello era gelata, arrivavano folate di vento che sembrano portare l’odore puro
e vero del freddo artico. S’inoltrarono nel folto del giardino, per allontanarsi dal castello, e salirono una
scalinata che portava a una torretta posta sopra al villaggio.
«Bello qui, direi che è l’ideale per vedere se arriva qualcuno», osservò Aidan.
«Penso si tratti della Torretta del Saluto», fece presente Aengus.
«Vado dritto al punto, tanto è inutile girarci intorno. Hai presente quando quella melma nera
stava investendoci al lago?».
«Sì, è improvvisamente sparita a seguito di una potentissima luce bianca», rispose Aengus.
«Io penso sia stata Celine: ha un potere di cui non ci parla, un potere che la consuma e la lascia
priva di energie», disse Aidan.
«Come puoi essere certo sia stata lei? Quella luce ha accecato tutti», osservò Aengus scettico.
«Perché l’ho rivista quando ero sotto l’attacco di Matteo, o Urchaid come si fa chiamare adesso.
In forma ridotta, ma sempre la stessa. Era praticamente imbattibile, ma lei lo ha schiantato al suolo con
quella luce. Temo sia un potere che non sa neppure controllare, ma che la consuma, le toglie energie».
«In questo caso lo hai visto con i tuoi occhi. Credo sia un potere dei Prescelti che non conosce
nessuno, come d’altra parte non si sapeva potessero guarire i corrotti. Devi scegliere: o lo dici a tutti, o
te lo tieni per te e attendi lo faccia lei. Credo che l'ultima sarebbe la scelta più opportuna, se non vuoi
farla arrabbiare davvero. Il meglio che puoi fare è tentare di aiutarla senza metterla alle strette», suggerì
Aengus.
«Sicuramente hai ragione, ma non hai considerato due punti. Il primo è che io non posso in
alcun modo aiutarla e il secondo è il rischio che corre lei quando usa questi poteri. Se esagerasse? Se
questo uso di energia la uccidesse?», fece notare Aidan, agitandosi sempre di più.
«Quando ha parlato la prima volta con gli Spiriti, mi pare di ricordare tu mi abbia detto
qualcosa a proposito di una strana energia che hai sentito scorrere tra te e lei, dopo poco Celine si è
risvegliata. Forse potresti aiutarla a riprendersi in questo modo, non ci hai pensato? Non mi sembra che
lei sia la sola a nascondere le cose agli altri».
«Sei forse impazzito? Celine non sa nulla di quella cosa e non intendo parlargliene, già è
difficile tenerla distante da me così, se sapesse anche questo insisterebbe ancor di più e io non so per
quanto potrei riuscire a tenerla lontano», rispose Aidan, mettendosi immediatamente sulla difensiva.
«Sia come sia. Mi pare che anche tu stia ignorando qualcosa di importante, qualcosa che forse
potrebbe salvarla se fosse in pericolo. Sai di non essere uno dei Prescelti, ma usi questa scusa come un
velo per coprirti e nasconderti. Mi domando perché. Immagino tu non ti ritenga degno della sua
persona, ma Celine non misura le persone in base al loro rango e tu dovresti saperlo bene».
«Volevo parlare con te per trovare una soluzione o un modo di controllarla, non perché mettessi
sul piatto altri problemi. Io non sono il Prescelto e non potrò mai sostenere Celine in questo.
Sicuramente quando si paleserà il suo compagno, usare questi poteri non sarà più così distruttivo, ma
fino ad allora non dovrebbe farlo. Lei con me non vuole parlare, né mi sta a sentire, ma se  fingessi di
essertene accorto anche tu, e le parlassi, ti ascolterebbe. Io devo starle lontano, l’ultima volta sai bene
come sono andate le cose. Inoltre ho omesso un particolare, ho sentito chiaramente una voce che
m’invitava ad allontanarmi da lei. Io non posso starle accanto», disse Aidan.
«Non lo farò, Aidan, non intralcerò la missione di Celine, né le mentirò, non l’ho mai fatto con
nessuno e non intendo farlo adesso. Tu, piuttosto, dovresti proporti di aiutarla quando ha questi
momenti: sono certo che, se le dicessi la verità e le facessi sapere di poterla aiutare, accetterebbe con
gioia la tua proposta e ti metterebbe al corrente di tutto. Forse non hai sentito nulla, semplicemente sei
spaventato da ciò che potrebbe accaderle, non dico tu sia impazzito, semplicemente il tuo inconscio ti
frena», si oppose Aengus.
«Ma non capisci?» esplose Aidan. «Come posso sapere di poterla aiutare? Magari quello è stato
un caso o una cosa che mi sono immaginato! Proprio come tu sostieni io mi sia immaginato di sentire
quella voce. Se le mettessi in testa di poterla aiutare farebbe sempre di peggio e si esporrebbe sempre di
più. Non sarebbe utile allo scopo di tenerla distante da me!».
«Mi dispiace molto, amico, ma non so come aiutarti in questa situazione, non posso mentirle su
un fatto del genere, né incoraggiarla a non fare il suo dovere. Se non vuoi offrirle il tuo aiuto
direttamente, potresti tentare di farlo senza che lei se ne accorga. Sappi comunque che prima o poi sarai
costretto a venire a patti con questa cosa».
Detto questo Aengus gli fece un cenno con il capo e iniziò a ridiscendere la scalinata. Avrebbe
voluto continuare a scandagliare il problema con lui all’infinito, ma sapeva bene che sarebbe stato
inutile.
CAPITOLO 16 ~ STABILIZZARE LO SCUDO
Giovedì 18 gennaio
Celine era stata la prima a raggiungere la sala delle mappe quel mattino, ma notò con piacere
che tutti gli altri erano sopraggiunti piuttosto rapidamente.
«Buongiorno a tutti!» esordì. «Spero vi siate ripresi dalla stanchezza e dagli eventi del viaggio,
vi concederei più riposo, ma penso che in questa circostanza non vi sia tempo da perdere e sia
necessario cercare di assicurarci del benessere della popolazione al più presto».
Vedendo che nessuno aveva nulla di dire, Celine riprese il discorso. «Poiché non penso vi sia
necessità che nessuno di noi esca dalle aree protette, ritengo che, per svolgere alcuni compiti più
rapidamente, possiamo dividerci in piccoli gruppi. Io mi recherò al villaggio, mi presenterò con calma
agli abitanti, e parlerò con loro, poi bisognerebbe che qualcuno andasse a verificare lo stato delle
coltivazioni, del fiume entro i confini delle protezioni e degli animali. Mi rendo conto che di certo non
smetteremo di trovare cadaveri da un giorno all’altro, ma presumo che sappiate rendervi conto se
l’animale è morto da poco o da più tempo. Vorrei inoltre un quarto gruppo che si informasse - senza
attirare troppo l’attenzione - sulle sparizioni della popolazione: mi piacerebbe sapere se da quando
siamo qui c’è stato un decremento. Entro la prossima settimana mi piacerebbe organizzare un ballo - se
Maheloas ci dà la sua approvazione - in modo da poter invitare la popolazione e celebrare con loro
l’unione che ci lega a questo Regno. Desidero che tutti si sentano protetti e che sappiano di avere il mio
appoggio, non solo Gallaibh».
«Non posso che essere d’accordo», disse immediatamente Maheloas, «la popolazione ha
bisogno di sapere di non essere stata dimenticata e, soprattutto, ha bisogno di un evento lieto dopo il
periodo funesto che abbiamo passato».
«Hai già pensato a come suddividerci?» domandò Erskine.
«Sì. Vorrei che Mavi, Brian e Murch verifichino lo stato degli animali; Aengus e Hewie
potranno verificare lo stato del fiume e portare con loro anche Bhirginia, in modo che possa prelevare
campioni per controllare lo stato dell’acqua; Ermer, Acheflow e Ailie dovranno verificare lo stato delle
coltivazioni e parlare con i fattori. Acheflow, essendo una guaritrice, potrà spiegare loro la parte
relativa alla contaminazione dell’acqua e potrà verificare lo stato dei corsi d’irrigazione; tu e Aidan
vorrei che andaste a indagare sulle sparizioni; Buonia potrà fare controlli sul materiale raccolto durante
la spedizione e Caswyn, per quanto possibile, le darà una mano. Io, come ho detto, mi recherò al
villaggio», spiegò Celine, dividendo i compiti.
«Non dovresti andare da sola, forse potresti utilizzare qualcuno di noi, magari sottrarre un
componente ai gruppi da tre persone», osservò Erskine.
«Non intendo andare da sola, ma non essendovi alcun pericolo vorrei andare con la persona che
meglio potrà aiutarmi a interfacciarmi con la popolazione e le istituzioni presenti. Se è d’accordo,
vorrei che mi accompagnasse Maheloas», rispose Celine.
«Ne sarei onorato e felice», rispose lui prontamente
«Forse potrei venire anche io con voi in caso ci fosse bisogno», si offrì Ailie.
«Ritengo sia meglio che tu vada con tua sorella, ma grazie per la tua generosa offerta», rispose
Celine, totalmente ignara del vero motivo che spingeva Ailie ad offrirsi di andare con loro.
«Se serve alla tua protezione sarò lieta comunque di unirmi», insisté Ailie
«Ha ragione Celine, Ailie, è giusto che tu stia con tua sorella», rimarcò Maheloas.
Celine notò l’espressione contrita della ragazza, ma non se ne curò più di tanto, poiché non
poteva sospettare di quello che provava per Maheloas. In breve tutti lasciarono il castello per dedicarsi
ai compiti assegnati e Celine uscì con Maheloas per recarsi a piedi al villaggio.
«Sono molto colpito dal tuo modo di fare: ogni tanto qualcuno tenta di tenerti a bada, ma non ci
riesce», osservò lui, ridendo sotto i baffi.
«Erskine si sente responsabile per me e per il mio benessere, inoltre è molto legato alle
tradizioni. Forse se fossi sempre vissuta a Gallaibh anch’io sarei come lui, ma non riesco a ignorare i
miei principi. Non vedo distinzioni tra noi e i residenti, e non trovo giusto che qualcuno sia obbligato a
rischiare la vita», rispose Celine.
«Io sono d’accordo, ma non lo urlerei ovunque a gran voce, se fossi in te», le fece notare
nuovamente Maheloas.
«Me lo hai detto già più volte, ma non capisco cosa potrebbero farmi, non possono certo
privarmi del mio ruolo», osservò Celine.
«Forse no. Tua nonna è tra i quattro membri del Consiglio, ma è una contro tre, se gli altri tre
deliberassero che da sola non sei in grado di governare potrebbero pretendere di metterti un bavaglio,
fin quando non verrà trovato il tuo compagno. Alcune persone non accetteranno di buon grado il tuo
progressismo», spiegò Maheloas.
Celine stava per ribattere che non glielo avrebbe permesso, ma si fermò un momento a riflettere
prima di aprire la bocca. Maheloas stava dalla sua parte e sicuramente ciò che gli diceva era frutto di un
ragionamento teso ad aiutarla. Lui viveva da sempre in mezzo a questo mondo e doveva fare tesoro dei
suoi consigli.
«Ti ringrazio. Spero che, quando andremo via, ci terremo in contatto. I tuoi consigli mi sono
cari e preziosi, soprattutto perché sono sinceri e non solo tesi a proteggermi, come i suggerimenti di
mia nonna», rispose Celine.
Giunsero nei pressi del villaggio e ritennero entrambi fosse meglio abbandonare temi così
delicati, onde evitare di essere uditi da orecchie indiscrete. Celine si guardò intorno nuovamente. Il
pallido sole del Nord riluceva sull’acciottolato, rendendo le pietre umide quasi luminose. Durante la
notte c’era stata una copiosa nevicata, ma il centro della strada era già stato spazzato.
La prima volta che aveva visto il centro di Gallaibh le era sembrato di essere nel villaggio di
Babbo Natale, ma qui non provava la stessa sensazione. Si trovava in Finlandia, proprio il Paese di
Babbo Natale, ma il villaggio del Regno dell’Aria aveva un altro tipo di bellezza, più fredda e meno
fiabesca di Gallaibh: conservava la magia dei loro luoghi, ma era quasi scolorita. Le vetrine dei negozi
erano sobrie e semplici, e anche le case. Tutte le casette avevano massimo due piani e sembravano
piccoli cottage, i rivestimenti avevano colori sgargianti: rosso, giallo canarino, arancione e qualcuno
era persino celeste. Gli infissi erano bianchi e spartani, alle finestre era appeso qualche vasetto con
rampicanti. Non si notava particolare differenza tra una casa e l’altra, sembravano tutte molto semplici.
Le vetrine dei negozi esponevano l’essenziale, senza abbellire il tutto con tanti fronzoli, Celine
non le trovava brutte, ma le sembravano prive di personalità, un po’ spente. «Trovi i nostri negozi
deludenti?» scherzò Maheloas.
«Affatto, solo penso che il tutto potrebbe essere reso un po’ più vivo forse, ma mi rendo conto
che ognuno ha la propria cultura e che magari siete stati influenzati dal Paese in cui si trova il Regno».
«In parte è come dici: sicuramente il modo di vivere dei finlandesi ha influenzato il nostro, qui
si mira più alla semplicità che all’opulenza. Il clima rigido che imperversa per la maggior parte
dell’anno non ci spinge a passare molto tempo fuori casa, di conseguenza si va per negozi per
necessità, più che per piacere. Inoltre, in questi anni piuttosto bui, con il graduale distaccamento dalla
capitale e il non poter più interagire attraverso i portali, le nostre abitudini sono andate via via
prendendo uno stile più personale. Sono certo che anche negli altri Regni troverai differenze rispetto
a Gallaibh», disse Maheloas.
«Spero che presto i portali siano nuovamente funzionanti e che i nostri scambi possano
riprendere come prima», disse Celine
Chiacchierando del più e del meno, erano giunti davanti alla scuola. Anche questo edificio era
più semplice di quello delle loro istituzioni. Si trattava di una grossa costruzione dall’aspetto di un
castello medievale, i mattoni in pietra grigia erano grossi e davano un’idea di solidità, i tetti erano
spioventi e coperti di neve, dai finestroni s’intravedeva la luce che illuminava le classi.
«Essendo in numero ristretto, rispetto alla popolazione della capitale, i nostri ragazzi si recano
tutti nello stesso edificio, sia i giovani guerrieri sia i residenti. Le classi dei bambini sono al piano terra
sul retro e hanno un loro ingresso separato, ma sono posizionate nello stesso edificio», disse Maheloas,
avvicinandosi all’imponente portone.
Furono accolti da un uomo che li guidò immediatamente dai Sovrintendenti della scuola. Si
chiamavano Blane, Edom, Iomar, Norval, Kelso, Gawain ed erano rispettivamente i quattro
responsabili delle discipline dell’istituto per arti e guaritori, della scuola per giovani laoich e della
scuola per bambini.
«È da quando siete arrivata che non vediamo l’ora di conoscervi», esordì Kelso, il responsabile
della scuola per giovani laoich.
«Sarei venuta immediatamente se non avessi avuto alcuni compiti urgenti da svolgere», rispose
Celine garbatamente.
«Ho sentito che qualche giorno fa avete intrapreso un viaggio all’interno del Regno, avete
trovato ciò che cercavate?» domandò Edom, il Sovrintendente di Alchimisti e Pozionisti.
«Non credo siano domande opportune», intervenne Maheloas.
«Non c’è problema», lo tranquillizzò Celine. «Siamo venuti fin qui per prenderci carico dei
problemi che affliggono questo Regno e per porvi rimedio. Siamo un popolo che deve restare unito o
non riusciremo a sconfiggere Fàs».
«Non potete trovarmi più d’accordo», s’inserì Norval, il Sovrintendente di Tessitori ed
Artigiani. «Ci sono mancati molto gli scambi, specialmente tra noi Sovrintendenti delle varie
discipline. Anche il poter usufruire della biblioteca di Gallaibh...».
«M’impegnerò personalmente affinché, molto presto, tutto questo possa riprendere», rispose
prontamente Celine.
«Potremmo crederci, ma potrebbero essere solo belle parole», osservò Gawain, l’anziano
responsabile della scuola per bambini.
«Già, però lei si è fatta avanti, è venuta qui e si è impegnata in prima persona», aggiunse Blane,
il responsabile di Maestri e Illusionisti.
Celine li lasciò liberi di fare le loro considerazioni, senza offendersi né prestar particolare peso
alle cose positive: erano stati troppo manchevoli verso i Quattro Regni per potersela prendere.
«Rispetto i vostri dubbi e ringrazio chi ha espresso il proprio appoggio. Come prova tangibile
del mio impegno, posso dirvi che il fiume è stato purificato durante la spedizione dei giorni scorsi: era
questo che faceva morire le colture. Contemporaneamente alla mia visita presso di voi, altri laoich si
stanno recando dai fattori per verificare lo stato dei campi, e altri stanno attraversando le zone protette
per verificare lo stato del fiume e degli animali», disse Celine.
Gli astanti sembrarono colpiti da quelle affermazioni, non osarono esprimere dubbi in merito,
ma Celine era certa che non appena fossero stati soli si sarebbero informati per sapere se quanto lei
aveva detto era vero. Poco le importava, sapeva che aveva bisogno di far salire la fiducia del suo
popolo e ogni passo compiuto per rinsaldare i rapporti sarebbe stato utile. In breve fecero il giro di
alcune classi, le uniformi degli studenti erano identiche a quelle usate a Gallaibh, ma nei visi dei
ragazzi Celine scorgeva meno spensieratezza. Si chiese quanti di loro avessero visto perire o sparire i
genitori all’interno di una Terra che consideravano sicura.
Quando uscirono dalla scuola Maheloas, la guidò alla piccola biblioteca e poi fecero un giro per
i negozi. La popolazione sembrava molto cordiale nei suoi confronti; qualcuno, che aveva già
incontrato Ermer, Acheflow e Ailie, era già al corrente della purificazione del fiume e probabilmente
era anche genuinamente felice di conoscerla. Ma dietro i sorrisi dei più Celine notava la diffidenza.
Ciononostante non tentò di imporsi o impressionarli, a fare in modo che il popolo l’apprezzasse
davvero sarebbe servito solo il tempo e la dimostrazione che avrebbe posto fine al dominio del terrore
nelle loro Terre.
Quando furono sulla via del ritorno, Maheloas espresse il desiderio di passare al cimitero e
Celine acconsentì. Vide la sua espressione farsi via via più contrita, quando si fermò davanti a una
lapide. Celine per rispetto rimase in silenzio, se Maheloas le avesse voluto dire qualcosa lo avrebbe
fatto da solo.
«Scusa se ti ho fatto venire fin qui», esordì.
«Non c’è nessun problema», lo tranquillizzò Celine.
«Sai, ultimamente mi chiedo cosa devo fare...» disse lui, interrompendosi a metà frase.
«In riferimento a che cosa?» domandò Celine.
«A lei», rispose semplicemente Maheloas.
Celine rimase perplessa da quella risposta, la ragazza che amava Maheloas era morta da tempo,
non c’era molto che potesse fare in riferimento. Preferì stare in silenzio e non fare domande che
avrebbero potuto essere inopportune.
«A volte mi chiedo se sia corretto che io possa amare un’altra, dimenticarmi di lei», disse
Maheloas, esternando i suoi veri pensieri.
«Amare un’altra non vuol dire dimenticarsi di lei, semplicemente tu sei vivo, lei purtroppo non
c’è più: la tua vita deve continuare», iniziò. «Forse avresti preferito una risposta più delicata, ma la
verità dei fatti è questa. Se ti stai ponendo questa domanda presumo ci sia un motivo, di conseguenza
preferisco optare per la sincerità piuttosto che per un commento fatto per tatto».
«Non preoccuparti di ferirmi, a quello ci ho già pensato da solo quando ho fatto le mie scelte
tempo fa, dimmi solo cosa ritieni sia giusto. Sai ho pensato di chiedere a te per via del sentimento che
nutri per Aidan: nonostante ti sia proibito e ti venga detto che la persona destinata a te è un’altra, tu
persisti lo stesso...».
«Aidan non è morto», lo interruppe Celine, «non è un paragone calzante. Comprendo che il
senso di colpa per la tua scelta ti porti a precluderti altre occasioni di felicità, ma non credo sia neppure
quello che lei vorrebbe. Penso che tu adesso debba dimostrare il coraggio di voler vivere, proprio quel
coraggio che ti è mancato quando hai scelto di lasciarla. Sai ho chiesto a te di stare vicino ad Ailie
proprio per il tipo di errore che hai fatto. Si avvicina a quello che hanno fatto loro, avevo pensato che
magari vi sareste aiutati l’un l’altro».
Celine notò che un lampo di sorpresa passò sul visto di Maheloas e le fu evidente che lui non ci
aveva neppure pensato. Lo guardò in attesa di una risposta.
«Non lo avevo considerato», ammise lui. «Non ne ho parlato con Ailie, non mi è neppure
venuto in mente», disse con un tono che Celine non comprese, non le sembrava scocciato, solo strano.
Poco dopo abbandonarono il cimitero per tornare al castello, era quasi ora di pranzo e Celine
sperava fossero rientrati tutti per riferirle quanto avevano scoperto.
Quando si sedette a tavola vide molti volti impazienti, ma li fermò immediatamente. «Adesso
mangiate, parleremo dopo, a porte chiuse».
Durante il pranzo studiò le due sorelle, erano sedute vicine, ma sembravano perse in mondi
distanti, ciononostante non sembrava esservi tensione tra loro. Ailie tra le due sembrava la più nervosa,
continuava a giocare con quello che aveva nel piatto.
Erskine e Aidan non erano ancora tornati, probabilmente si erano allontanati maggiormente per
poter incontrare più persone possibili e raccogliere maggiori informazioni. Finito di pranzare
raggiunsero tutti la sala delle mappe e poterono iniziare a fare il punto della situazione.
«Iniziamo dai fattori. C’è stato qualche cambiamento?», domandò Celine.
«Oggi abbiamo parlato con diverse persone alle serre, Acheflow ha spiegato loro cosa era
accaduto e sembrano aver compreso. Abbiamo assistito a una nuova irrigazione e atteso per vedere
come andava, pare che le piante reagiscano in modo normale, dopo un’ora stavano ancora bene.
Ovviamente prima di avere un raccolto vero e proprio ci vorrà del tempo, penso che vi sarà necessità
ancora per un lungo periodo di far pervenire risorse da Gallaibh», spiegò Ermer, riassumendo la
mattinata trascorsa con Ailie e Acheflow.
«Non sarà necessario, domani mi recherò da loro io stessa e farò quello che non possono fare
poiché in possesso solo del potere dell’Aria», disse Celine.
«Verrò con te, grazie», disse Maheloas sorridendole.
«Non capisco, potete spiegarvi?» intervenne Ailie con tono seccato.
«Con il potere della Terra posso dare vita alle piante, farle crescere, fiorire, dare frutti. Prima
non avrebbe avuto senso con la contaminazione in corso, ma adesso che l’acqua è pulita regalerò a
questa gente un vero raccolto. Dopo potranno riprendere da capo con un nuovo giro di colture», spiegò
Celine, poi si rivolse a Maheloas. «Possiamo mandare qualcuno con un messaggio che avvisi i fattori di
prendere terra fresca dalla collina ed eliminare la vecchia? Credo che ormai sia in parte contaminata da
tutta l’acqua avvelenata che vi è stata riversata nel corso del tempo».
«Provvedo immediatamente», rispose Maheloas, uscendo dalla stanza.
In breve tornò e la riunione riprese.
«Noi abbiamo controllato lo stato del fiume in più punti, senza allontanarci troppo, ma se è
pulita qui a valle sono certo che alla fonte lo sia», prese la parola Aengus. «Bhirginia ha prelevato
dell’acqua per fare alcuni controlli, e oggi pomeriggio lei e Buonia faranno ulteriori analisi».
«Io e Buonia stamattina abbiamo controllato l’acqua prelevata durante il viaggio di ritorno, già
quella dava ottimi risultati, sono certo che i campioni di oggi saranno un ulteriore conferma», disse
Caswyn.
«Molto bene, notizie sugli animali?» domandò rivolta a Mavi.
«Non abbiamo trovato cadaveri recenti, qualcuno in giro sì, ma si tratta di animali morti da
giorni. Pensavamo di continuare a fare verifiche tutti i giorni per qualche tempo», rispose lei pronta.
«Sono davvero molto felice che i risultati siano già visibili, prima il popolo si renderà conto che
ci curiamo del loro benessere prima la situazione per noi migliorerà e le protezioni aumenteranno il
loro raggio», disse Celine, felice dell’esito della giornata.
Aidan cercava di concentrarsi nel maggior modo possibile sulle persone che si trovavano di
fronte a lui e su quanto riferivano circa le sparizioni dei loro familiari, ma se non ci fosse stato Erskine
la giornata si sarebbe rivelata un fiasco. Doveva iniziare a prestare attenzione davvero o anche il
Maestro avrebbe notato il suo stato, ne sarebbero conseguite parecchie domande e la cosa non gli
andava a genio.
Non riusciva a smettere di pensare che quel giorno Celine se ne sarebbe andata in giro per il
villaggio con Maheloas, avrebbe riso e parlato con lui. Non riusciva a credere che vi fosse qualcosa tra
loro, ma il modo in cui la incoraggiava a ogni passo che faceva lo disturbava: sembravano avere
un’intesa e aveva l’impressione che lei parlasse più di buon grado con lui di ciò che la riguardava.
Sapeva che era assurdo spingere Celine a detestarlo e contemporaneamente avere i nervi a fior di pelle
perché passava del tempo con Maheloas; si diceva che era solo perché non voleva lei si
compromettesse pubblicamente, ma la verità era che la gelosia lo divorava e non sapeva come avrebbe
fatto il giorno in cui il Prescelto sarebbe apparso.
Anche le parole di Aengus continuavano a frullargli in testa. Poteva davvero aiutare Celine
quando stava male? Ne dubitava, non riusciva a crederlo davvero, probabilmente ciò che era avvenuto
quella sera al castello era stato solo frutto della sua immaginazione.
«Aidan, la signora ti ha fatto una domanda!» esclamò Erskine, interrompendo i suoi pensieri.
«Perdonate, signora, sono molto addolorato per la scomparsa di vostro figlio e stavo riflettendo
sui fatti che ci avete raccontato. Potreste gentilmente ripetermi quanto mi avete chiesto?».
«Domandavo se voi, così giovane, non avreste trovato un modo, magari anche similare per
allontanarvi da un luogo così isolato. Qui è sempre buio e da quando si sono interrotti i contatti con la
Capitale la vita di tutti i giorni è diventata man mano più monotona. Magari mio figlio è soltanto voluto
andare via e non sapeva come fare a dirmelo», disse la signora.
Aidan provava pena per lei, era certo che anche lei sapesse che erano solo bugie che si
raccontava per stare meglio, per avere speranza. Proprio come lui. Non aveva guarito Celine con
nessun potere, lei si era ripresa per coincidenza e lui ci aveva ricamato sopra per darsi una speranza.
Scelse di optare per la franchezza.
«Temo che vostro figlio sia stato rapito, non credo vi avrebbe abbandonato senza spiegazione
alcuna. Noi viviamo solo tra di noi, sarebbe un rischio troppo grande per lui vivere da solo integrandosi
con gli umani. Se si fosse volontariamente allontanato dal Regno avrebbe raggiunto una Divisione,
fatto domanda per qualche incarico, non sarebbe sparito nel nulla», disse Aidan.
Vide una lacrima scendere dall’occhio sinistro della donna, l’altro era coperto dal ciuffo nero di
capelli folti.
«Lo so, ma una madre spera sempre», rispose con voce fievole.
«Vi ringraziamo per la vostra testimonianza signora, se volete scusarci proseguiremo con le
ricerche», disse Erskine.
La donna fece un cenno di saluto con la testa e rientrò in casa. Viveva lontana dal villaggio, in
una piccola casetta nei pressi della miniera e il figlio lavorava lì. Un giorno anziché rincasare dal lavoro
era scomparso. I colleghi avevano riferito che era andato verso Nord Ovest per controllare il territorio
ai piedi della montagna: pensavano vi fosse un nuovo filone d’oro, ma dalla miniera non riuscivano a
raggiungerlo e volevano iniziare un nuovo scavo da fuori. Da allora si erano perse le sue tracce.
Lui ed Erskine avevano modificato la cartina che gli aveva fornito Maheloas con linee rosse che
evidenziavano i luoghi al di fuori delle protezioni, erano certi che fosse stato rapito dai nemici: se non
lo avevano ucciso dopo aver tentato di avere informazioni lo avevano sicuramente trasformato in uno
di loro.
«A quanto pare i confini sono ben sorvegliati, i casi sono avvenuti in luoghi diversi, ma tutti
nella stessa maniera: non appena qualcuno si è allontanato anche di poco dalla zona protetta è
scomparso», osservò Erskine.
«Dobbiamo insistere su questo punto, mai più, per nessun motivo, le persone dovranno uscire
dai confini. Dovremmo fare una copia di questa cartina modificata e farla pervenire a tutti», disse
Aidan.
«Penso sia tutto quello che possiamo fare per arginare il problema, fino a quando la situazione
non sarà risolta definitivamente», assentì Erskine. «C’è qualcosa che non va?» domandò poi.
«Nulla, sono solo preoccupato per Celine», attaccò Aidan senza mentire del tutto, «temo che se
dovessimo ritrovare queste persone inizierebbe a smaniare per riportarle indietro dalla corruzione e
sono spaventato da come possa influire su di lei questo dispiego di energia».
«Lo temo anche io. Purtroppo però è giusto che lo faccia, soprattutto per il popolo e per la
nostra missione. Questa sua scelta di tentare di risollevare il morale della popolazione è la strada
migliore, se avrà successo non correremo rischi quando arriveremo nuovamente al Tempio. Tutto ciò
che vuol dire protezione e sicurezza per lei va a nostro vantaggio», osservò Erskine.
Aidan avrebbe voluto dire anche a Erskine cosa sospettava fosse in grado di fare Celine - oltre
guarire i corrotti - ma non poteva provare nulla. Aengus era suo amico, il Maestro no. Avrebbe riferito
tutto a Celine, chiedendo una spiegazione e lei avrebbe sicuramente minimizzato, mentendo. Sarebbe
stata ancora più in guardia con lui e, se voleva scoprire di più su di lei, non era il caso di suscitare
questo tipo di reazione. Sarebbe stato molto meglio se si fosse convinta che aveva lasciato perdere.
Quando fecero ritorno al castello era quasi sera, ma Celine volle subito essere aggiornata dopo
cena.
«Bene, faremo immediatamente preparare dai maestri delle mappe da distribuire agli abitanti
con i nuovi confini segnati. Ne appenderemo nelle aule e nei luoghi comuni, spero possa servire a
impedire alle persone di mettersi in pericolo. Provvederemo a farne circolare il maggior numero
possibile, ognuno ne dovrà avere sempre una con sé per sapere esattamente dove non dovrà andare»,
approvò Celine.
In breve la riunione si sciolse e Aidan si mise in disparte, dietro la porta, voleva vedere cosa
avrebbe fatto Celine. Con suo sommo disappunto la vide uscire dalla sala delle mappe a braccetto con
Maheloas, parlavano talmente fitti che non lo avevano neppure visto. Aidan sfruttò il suo potere
trasformandosi in cenere fluttuante. Se lo avessero notato lo avrebbero visto comunque, ma un ombra
nei corridoi dava meno nell’occhio che una persona al seguito.
«Hai pensato a quello che ti ho detto?» stava domandando Celine.
«È difficile per me venire a patti con quanto è accaduto, non so se ne sarò mai capace», aveva
risposto lui.
«Lo devi fare. Tu sei vivo e se qui, se il tuo cuore batte non devi farlo tacere, io non posso
sapere cosa ti abbia spinto a porti certe domande, ma posso solo dirti che non voglio rinunciare
all’amore, non lo farò mai», lo aveva incoraggiato Celine.
Aidan si chiese di cosa diavolo stessero parlando.
«Hai ragione, Celine, solo che è tutto così difficile...»
«È difficile ciò che permettiamo sia difficile, se dipende da noi. Fallo Maheloas, abbi il
coraggio dell’amore».
Erano giunti davanti alla stanza di Celine: Aidan si nascose dietro una tenda, non avrebbe
potuto guardare, ma almeno avrebbe saputo se Maheloas entrava nella stanza con lei.
«È tardi, ti lascio riposare, domani mattina verrò insieme a te alle serre. È arrivata una
comunicazione, ho scordato di dirtelo prima, i campi sono stati riconcimati, la terra è tutta nuova e
fertile. È pronta per te», l’aveva salutata Maheloas.
Quando sentì la porta chiudersi, si arrischiò a sporgersi per essere sicuro che se ne fosse
davvero andato. Lo vide in lontananza avviarsi per il corridoio e si tranquillizzò al pensiero che Celine
fosse nella sua stanza da sola. I discorsi che aveva ascoltato però lo tormentavano. C’era davvero
qualcosa tra loro allora? Avrebbe voluto chiederlo a lei, ma non ne aveva il diritto e lo sapeva bene,
come non aveva il diritto di esserne geloso.
Venerdì 19 gennaio
Quella mattina partirono tutti molto presto dal castello. Celine e Maheloas, dirigendosi verso le
serre, fecero un tratto di strada con Aidan ed Erskine, che si sarebbero occupati di far disegnare le
nuove mappe e divulgarle per il regno.
Celine sentiva lo sguardo di Aidan insistere su di sé, ma non ci prestava attenzione. La sua
aggressività la spiazzava, era come se fosse diventato un suo nemico, il suo cuore era in tumulto e non
sapeva più cosa aspettarsi da lui. L’aveva umiliata baciandola, per poi dirle che era solo per darle
dimostrazione che era ancora innamorata di lui; aveva iniziato a spiarla perché sospettava dei suoi
poteri e, quando lo aveva salvato, l’aveva aggredita. Si diede della sciocca perché, nonostante tutto, non
riusciva a smettere di pensare a lui.
Sperò che Mavi, Brian e Murch trovassero sempre meno cadaveri di animali in giro e che le
analisi di Buonia, Bhirginia e Acheflow dessero esiti positivi sulle acque. Aveva chiesto ad Ailie di
unirsi a loro tre: voleva darle modo di passare più tempo con la sorella, ma le era sembrato che la
ragazza non fosse quasi interessata, sembrava smaniare all’idea di andare dai fattori con loro, quando il
giorno prima non era parsa entusiasta del compito. Celine si chiese se la lezione le fosse davvero
servita o non vedesse nuovamente l’ora di mettersi in mostra. Non le sembrava un’esibizionista come
Kaina, eppure aveva un comportamento strano.
La preoccupava maggiormente Hewie che sembrava molto depresso, probabilmente Acheflow
non aveva perdonato il suo comportamento come aveva fatto con la sorella. Celine decise che, se le
cose non fossero migliorate in breve tempo, avrebbe fatto un bel discorsetto a tutti loro: non poteva
permettere che i loro malumori compromettessero la missione.
Arrivati ai piedi della collina si trovò finalmente nei pressi delle serre. Vi era radunato un gran
numero di persone oltre i fattori, sembrava nell’aria vi fosse una grande aspettativa.
Celine guardò Maheloas interrogativa. «Molte di queste persone non sono mai uscite dal Regno,
come ben sai noi non possiamo usare altri poteri e sono curiosi; non hanno mai visto la magia della
Terra all’opera, spero non ti dispiaccia», spiegò lui.
«Affatto», rispose Celine sorridente, guardandosi intorno.
La luce del sole era fioca e debole, come sempre in quella Terra, ma in quella circostanza era
davvero magica, dava al luogo un aspetto quasi fiabesco. Vi era, attorno alle bellissime strutture, una
nebbiolina bassa e sottile, sembrava quasi di essere sospesi tra le nuvole. Le serre erano meravigliose:
in quel luogo si respirava la magia di altri tempi proprio come a Gallaibh. Erano di forma ottagonale, le
pareti in vetro trasparente e la struttura di ferro battuto dipinto di bianco conferivano loro il tipico
aspetto ottocentesco; il tetto a torretta nella parte centrale e spiovente sui lati accresceva l’idea di una
costruzione dallo stile vittoriano. Intorno alle serre sorgeva un piccolo giardino delizioso; sedie e
tavolini, anch’essi in ferro battuto, fontane decorative e sentierini adornavano l’ambiente. Ma l’aspetto
scenico più bello era ciò che avevano ricreato con l’acqua che arrivava dal fiume. Anziché dei veri e
propri corsi d’irrigazione, avevano l’aspetto di piccoli fiumiciattoli e laghetti in miniatura.
«Benvenuta, Vostra Maestà», disse uno dei fattori, facendo un inchino.
«Sono molto felice di essere qui e vi faccio i miei complimenti per questo magnifico ambiente.
Un luogo troppo bello per essere stato toccato dalla malvagità di Fàs. Spero che il mio dono servirà a
cancellare la macchia che ha sporcato questo luogo per un tempo che non avrebbe dovuto esistere»,
rispose Celine.
Maheloas le porse il braccio e la guidò all’interno della prima serra. I sensi di Celine furono
solleticati, non appena vi mise piede. Sentiva odore di vita, di cose che crescono, di terra smossa, di
acqua e natura. L’ambiente era decorato con vasi appesi alle strutture di supporto, ma purtroppo erano
vuoti. Alla sua destra vi era un mobile con gli strumenti per curare la terra, ordinatamente disposti; alla
sua sinistra un tavolino con alcune sedie, forse per concedersi una pausa ogni tanto. Al centro della
serra vi era una piccola fontana di marmo bianco che serviva per l’irrigazione del raccolto.
Lentamente si chinò a terra e lasciò scorrere la fantasia: non voleva solo dare un raccolto ai suoi
sudditi, voleva meravigliarli. Si rivide diversi mesi addietro, la prima volta che aveva usato quel dono
nel giardino dei suoi genitori adottivi, voleva rendere meraviglioso anche questo luogo. Infilò le mani
nella terra e iniziò a invocare mentalmente i suoi poteri, sentiva la luce calda e bianca del suo potere
che riscaldava e smuoveva la vita, dove poco prima non c’era nulla. Aveva dato origine a un campo di
grano ma non le bastava, voleva di più. Dai vasi appesi iniziarono a spuntare piccoli rampicanti con
fiorellini lilla e profumati; le spire di un’edera sottile si avvolsero attorno alla fontana e alle gambe del
tavolino. Sentiva i sospiri di stupore della gente che si sporgeva a guardare, ma non si fermò a
compiacersi della loro ammirazione, andò avanti di serra in serra e di coltivazione in coltivazione.
Quando si fermò era pomeriggio inoltrato. Aveva conosciuto molte di quelle persone, mangiato
con loro, seduta a uno di quei deliziosi tavolini di ferro battuto, ascoltato le loro richieste e preferenze
sulle colture di cui necessitavano maggiormente. Ma, soprattutto, aveva avuto il piacere di veder
nascere sui loro visi un’espressione di speranza e gioia.
Quando arrivò l’ora di tornare al castello, era dispiaciuta, quasi triste di doversi allontanare da
quel paradiso vegetale, e promise ai fattori che sarebbe tornata presto a far loro visita.
«Quando te ne sarai andata mi mancherai», disse Maheloas, mentre tornavano indietro.
«Sarai libero di cercarmi quando vorrai», rispose Celine.
«Lo so, ma sarai impegnata negli altri Regni e la tua attenzione sarà giustamente per loro. Mi
mancherà il tuo saper donare gioia, è questo che sai far meglio Celine: è come se ci fosse una luce
attorno a te, qualcosa che porta felicità», osservò lui senza sapere quanto fosse vicino alla verità.
«Ovunque sarò, se avrai bisogno di un’amica, potrai contare su di me, basta che tu me lo faccia
sapere», disse Celine, stringendogli una mano tra le sue.
Si rese conto di quanto le veniva naturale quel gesto, di quanto fosse spontaneo e piacevole e si
rattristò con se stessa per come si era sbagliata nel suo rapporto con Matteo. Quando ogni gesto le
costava fatica, quando gli prendeva la mano e si sentiva in imbarazzo. Sapeva che Maheloas voleva
solo essere suo amico, come lo desiderava lei, ed era bello stargli vicino perché di lui si poteva fidare.
«Scusate», li interruppe una voce scocciata.
Celine si trovò davanti Ailie, non capiva perché la ragazza avesse abbandonato il suo posto al
castello per mettersi a girare per il paese, ma non desiderava riprenderla davanti a Maheloas.
«Ciao, Ailie», disse lui, sorpreso quasi quanto Celine di trovarsi davanti la ragazza.
«Desideravo scambiare due parole con te», disse lei rivolta a Maheloas.
«Non c’è problema, rimanete pure qui, io ho terminato per oggi e posso tornare al castello
anche da sola, siamo in una zona sicura», rispose Celine, pensando che Ailie desiderasse parlare con
Maheloas dei problemi che aveva con la sorella.
«Non ti lascio da sola, torneremo con te e poi io e lei parleremo in giardino», rispose Maheloas
porgendole il braccio.
«Posso davvero rientrare da sola...» tentò di obiettare Celine.
«Non se ne parla, tu hai la precedenza, non ti lascerò mai da sola se sei con me», insisté lui.
Celine, ignara di quanto quel gesto fosse visto in altro modo da Ailie, acconsentì e tornarono in
tre verso il castello.
Ailie aveva cercato di prestare attenzione a quanto facevano sua sorella e le altre due guaritrici
al castello, ma non riusciva a impedire alla sua mente di pensare a Maheloas e Celine da soli. Era
evidente che lui, appena era tornata, si fosse dimenticato di lei. Quando non erano rientrati per pranzo,
il suo livello d’ansia era salito ulteriormente: li immaginava in giro da soli e non riusciva a sopportarlo.
Sua sorella doveva aver notato il suo stato d’animo perché l’aveva presa in disparte, allontanandola da
Buonia e Bhirginia.
«Perché non li raggiungi?» aveva domandato senza giri di parole.
«Che cosa potrei dire? Lo capirebbero che li ho seguiti, non avrei un motivo per presentarmi lì»,
aveva risposto lei.
«Be', potresti fingere di essere interessata ad avere informazioni sul ballo, chiedi a Celine
quanta gente inviteranno, dille che stai ancora male per quello che ti è accaduto e desideri distrarti.
Dopo ciò che hai passato ti capiranno», rispose Acheflow, stringendosi nelle spalle.
Ailie non se lo era fatta ripetere due volte e, accusando ad alta voce una stanchezza che non
provava, si diresse fuori dal castello anziché nella sua stanza. Poi li aveva visti insieme e, anziché
chiedere del ballo, aveva chiesto a Maheloas di parlare con lui.
«Quando sarà il ballo?» domandò allora, cercando di sviare l’attenzione da quello che aveva
chiesto prima.
«Non ho ancora deciso una data precisa, sicuramente entro breve, ma prima vorrei accertarmi
che la situazione del territorio sia stabile», rispose Celine.
«Inviteremo tutta la popolazione?» chiese.
«Non vorrei precludere l’invito a nessuno, sempre che Maheloas ce lo conceda».
«Senza ombra di dubbio, faremo tutto quello che è necessario per allietare la popolazione», la
appoggiò lui.
Quando giunsero nei giardini del castello, Celine si accomiatò allontanandosi.
«Di che cosa avevi bisogno Ailie?» le domandò a quel punto Maheloas scrutandola.
«Avevo solo voglia di parlarti, sai prima trascorrevamo molto tempo insieme e adesso che gli
altri sono tornati dalla spedizione tu non ci sei mai», rispose impacciata.
«Ailie, sono rientrati solo da un giorno e non ci stiamo divertendo. Tu, piuttosto, dovresti
impegnarti come tutti gli altri e cercare di passare del tempo con tua sorella», la riprese lui.
Lo fece in modo bonario, ma la cosa la infastidì come se l’avesse schiaffeggiata, non riuscì a
trattenersi.
«Non dovresti farti vedere in atteggiamenti così intimi con Celine, lei è una dei Figli della Luce,
non può stare con te, dovresti saperlo. La gente potrebbe iniziare a parlare», disse prima di avere il
tempo di mordersi la lingua.
«Ailie, ti ho già spiegato la situazione, nessuno avrà nulla da dire sul tempo che trascorro con
lei. Ha bisogno di me per la sua missione e io le darò tutto il mio aiuto», rispose lui paziente.
Quel suo modo di fare condiscendente, come se stesse parlando con una ragazzina, la fece
infuriare ancora di più.
«Immagino che tenerti per mano sia il suo modo di chiedere aiuto per la missione allora»,
rispose acidamente.
«Ailie, non essere infantile, nessuno vedrebbe in quel gesto qualcosa di male», rispose
Maheloas.
«Ti avevo chiesto se c’era qualcosa tra voi e hai detto di no, ma non è così vero?».
«Ailie, non permetto né a te né a nessun altro di fare un’insinuazione del genere, soprattutto qui,
in mezzo al giardino, e ad alta voce. Renditi conto di chi stai parlando: lei è una dei Figli della Luce.
Adesso smettila di fare la ragazzina e cresci, l’esperienza che hai avuto dovrebbe averti insegnato
qualcosa. Se desideri parlare con me di come ti senti e di tua sorella possiamo stare un po’ insieme, ma
questi discorsi sciocchi non fanno per me».
«Non importa, non credo la mia compagna sia quella che vuoi ora, torna pure ad aiutare
Celine», rispose, voltandogli le spalle e scappando verso la sua stanza.
Mentre correva per i corridoi le lacrime le scorrevano copiose sul viso, si era fatta umiliare
come una sciocca. Quando passò davanti alla stanza della sorella provò a bussare e fortunatamente la
trovò lì.
«Finiti gli esperimenti?» chiese di malumore.
«Sì e no, è arrivata Celine per parlare con Buonia e Bhirginia e mi hanno mandato a riposare.
Tu come stai? Dal tuo viso direi non bene», s’informò Acheflow.
«Per niente, quando li ho raggiunti al villaggio si guardavano negli occhi mentre lei gli teneva
le mani tra le sue: non sono riuscita a trattenermi e gli ho praticamente rinfacciato di avere una
relazione con una dei Prescelti. Non sono stata capace di controllarmi», rispose Ailie.
«Ma come? Non hai chiesto del ballo come ti avevo suggerito?» chiese Acheflow.
«Sì, l’ho fatto per tentare di salvare la situazione, ma quando li ho visti mi si è fritto il cervello
dalla rabbia».
«E che cosa ti hanno detto?».
«A lei non ho detto nulla. Maheloas, invece, quando eravamo soli ha negato. Ha detto che
Celine è solo bisognosa d’aiuto per la missione e altre cose del genere», rispose Ailie acida.
«No, sciocca, del ballo. Che cosa ti hanno detto?», s’informò la sorella.
«Chi se ne importa del ballo!» sbottò Ailie.
«Sei proprio partita, eh? Perché non ci pensi. Potrebbe essere una bella occasione per conoscere
qualcuno e farlo ingelosire, oppure potresti chiedergli di farti da cavaliere, magari scusandoti per oggi.
Di certo non potrà invitare Celine, visto il suo ruolo. Allora, quando sarà?» la incalzò.
«Caspita, non ci avevo pensato. Prossimamente, non è ancora stata decisa una data, ma so che
inviteranno tutti gli abitanti del Regno a partecipare, nessuno escluso», rispose Ailie.
«Bene, più gente ci sarà e più sarà divertente, vedrai!» esclamò sua sorella, abbracciandola.
Ailie era frastornata, di solito era lei ad avere quelle idee e sua sorella a restarne stupita, ma
dopotutto era la sua gemella e magari gli eventi appena trascorsi l’avevano fatta uscire dal guscio di
timidezza. Rincuorata dalla prospettiva di avere una scusa per parlare con Maheloas e fare ammenda
per il proprio comportamento, salutò la sorella e tornò nella sua stanza per prepararsi per cena.
La sua agitazione era alle stelle, la imbarazzava farsi avanti in quel modo, ma sentiva di doverlo
fare, sarebbe stato utile per capire se davvero aveva torto. Se avesse voluto andare con Celine, di certo
sarebbe stato già d’accordo con lei. Mangiò senza neppure sentire il sapore delle cose o capire qualcosa
delle conversazioni che si svolgevano intorno a lei. Avrebbe dovuto interessarsi di più alla missione, e
lo sapeva bene, ma non riusciva a pensare ad altro che a lui: forse era perché non era mai stata davvero
innamorata o forse solo perché la gelosia che provava la faceva sragionare.
Quando vide che le persone iniziavano ad accomiatarsi, raccolse il coraggio e si avvicinò a lui.
«Ciao», disse semplicemente, aspettando la sua reazione.
«Ciao, Ailie», rispose lui passandole la palla.
«Mi dispiace per oggi, in realtà ero venuta a cercarti per un altro motivo, ma poi...».
«Non c’è problema, Ailie, non devi scusarti, non fa niente», rispose alzandosi in piedi.
«Aspetta... Io... Lo so che è solo una cosa marginale e che le nostre priorità sono altre, però
vorrei chiederti se mi faresti da cavaliere al ballo. Insomma... Non ho confidenza con gli altri membri
della spedizione, non so che legami abbiano, non voglio assolutamente avere al mio fianco Hewie: tu
sei l’unico con cui ho familiarità», disse in un flusso di parole ininterrotto.
Maheloas la fissò perplesso.
«Se non ti va, non fa niente», disse Ailie, voltandosi per andarsene.
«Aspetta», disse lui, afferrandola per il polso e facendola voltare.
«Davvero oggi volevi chiedermi questo?» chiese fissandola negli occhi.
Non le piaceva mentire, ma la cosa poteva giustificare il suo comportamento, quindi colse la
palla al balzo ugualmente.
«Sì, ma quando ti ho visto con lei mi sono sentita sciocca a chiederti una cosa del genere,
pensavo volessi andare con lei...» rispose.
Dopotutto era una menzogna solo in parte. Vederlo con lei la faceva sempre sentire sciocca e
inadeguata. Celine era poco più grande di lei e sembrava un’adulta, una donna. Era la regina.
«E come mai adesso hai cambiato idea?» la incalzò lui.
«Perché pensavo fosse giusto dirtelo comunque, speravo potesse far piacere anche a te»,
rispose, sentendo le sue guance avvampare.
«Non avresti preferito te lo chiedessi io, Ailie?» domandò lui.
«Credevo non lo avresti fatto».
«Perché?» .
«Perché forse mi vedi solo come una ragazzina, o una seccatura cui ti hanno chiesto di star
dietro quando mi hanno lasciato qui al castello», rispose sul punto di mettersi a piangere.
«Mi piace molto stare in tua compagnia, Ailie, proprio perché sei così giovane, piena di vita e di
spensieratezza. Te lo avrei chiesto, se me ne avessi dato il tempo», rispose Maheloas sorprendendola.
Stavano per baciarsi, Ailie ne era certa, la guardava come non aveva mai fatto. Si sentiva
riscaldata da un calore che le saliva dal petto, il suo stomaco si agitava come se non mangiasse da
giorni. Un rumore di stoviglie infrante rovinò l’istante. Si voltarono entrambi imbarazzati.
«Perdonatemi», disse una cameriera raccogliendo i cocci.
«Non preoccuparti», rispose Maheloas garbato. «Ti accompagno alla tua stanza», aggiunse
rivolto a lei.
Ailie sperò con tutto il cuore che il momento si ricreasse, ma ora Maheloas era più silenzioso: si
vedeva che aveva avuto modo di rifletterci, anche lui aveva percepito cosa stava per succedere.
Davanti all’uscio della sua stanza le posò un bacio su una guancia.
«Buonanotte, Ailie», disse, lasciandola lì in un tumulto di emozioni.
Giovedì 25 gennaio
Le giornate si susseguivano rapide, Celine era contenta dei risultati che ottenevano con la
popolazione. Le persone sembravano iniziare a credere nella sua presenza e nel suo interesse per le
sorti del Regno dell’Aria.
Si era recata nuovamente alle serre dai fattori, aveva mangiato altri frutti della terra con loro e
aveva aiutato nei lavori per sistemare i campi, suscitando le ire di Morwenna ed Erskine che l’avevano
redarguita ricordandole che una Regina non zappa la terra. Di fatto Celine si era divertita molto di più
rispetto alle lunghe ore di riunioni di Consiglio e, soprattutto, sentiva di aver fatto davvero qualcosa per
il suo popolo. Aveva girato per i piccoli negozietti del villaggio e parlato con la gente comune, il
popolo vero, quello che doveva essere ascoltato nei drammi di tutti i giorni. Con il passare dei giorni
l’ambiente sembrava rifiorire. I negozianti, per orgoglio e per prepararsi alle sue visite, avevano
iniziato a curare molto di più l’aspetto delle loro botteghe, che andavano man mano trasformandosi in
piccoli gioielli, proprio come quelle del centro diGallaibh.
Aidan ed Erskine avevano finito di parlare con tutte le persone che avevano subito la perdita di
uno dei loro cari a causa di sparizioni misteriose e distribuito le mappe con i confini. Celine sospettava
che quei poveri Custodi fossero stati mutati in corrotti e sperava di ritrovarne il più possibile, per
poterli guarire. Sapeva che sua nonna sarebbe stata fortemente contraria a quel suo piano,
probabilmente lo sarebbe stata anche Buonia, ma non poteva tirarsi indietro. Riportare alla vita quelle
persone non era solo una cosa che desiderava fare, era il suo dovere. Per troppo tempo i Regni distanti
dalla Capitale erano stati trascurati, era stato permesso a Fàs di prendere poco per volta il sopravvento,
di terrorizzare la popolazione al di fuori della vita serena e protetta di Gallaibh, e lei si sentiva
responsabile di tutto questo.
Voleva sconfiggere Fàs, ma soprattutto voleva che il suo popolo fosse felice. Le spedizioni di
Aidan ed Erskine servivano a verificare le protezioni, e Celine era ben contenta che i fatti le avessero
dato ragione. Giorno per giorno la cortina protettiva si estendeva, man mano che la popolazione si
sentiva più sicura e speranzosa nel suo impegno il muro invisibile cresceva.
Quel giorno era in collegamento con Morwenna e gli altri membri del Consiglio: stavano
attendendo il rientro di Aidan ed Erskine, che si erano spinti, partendo al mattino, fin quasi al Tempio
del Vento Ululante. La tensione era palpabile poiché tutti speravano che quel luogo fosse ormai sicuro.
Quando Aidan ed Erskine entrarono nella stanza, furono interrogati immediatamente.
«Raccontateci come si presenta il luogo», chiese subito Celine
«Siamo arrivati fino in cima al piazzale antistante l’ingresso, le protezioni lo coprono
completamente», rispose Erskine senza perdersi in giri di parole.
Tutta la stanza esultò, comprese le persone in collegamento.
«Sapere di avere il Tempio coperto dalla protezione del nostro scudo accresce la mia speranza
sulla buona riuscita della missione», disse Morwenna.
«Soprattutto possiamo essere certi della sicurezza di Celine durante la missione di recupero
della Lama D’Aria», aggiunse Ermer.
«E di tutti i membri della spedizione», fece presente Celine piccata. «Non era in pericolo solo la
mia vita, ma quella di tutte le persone che avrebbero partecipato alla missione. Sono felice di sapere
che il rischio è stato quasi annullato», aggiunse poi.
«Perché dici quasi? Se il Tempio è coperto dal nostro scudo non esistono più rischi», le fece
notare Helori.
«Perché non so mai cosa aspettarmi da Matteo. Come ho raccontato in precedenza, ho il
sospetto che abbia ascoltato la mia conversazione con Adhar e non ho idea di come sia stato possibile»,
spiegò Celine.
Parlarono ancora a lungo di come trovare la persona in possesso della Lama, i membri del
Consiglio proponevano ricerche e Celine si opponeva rispiegando la visione degli Spiriti a riguardo.
«Il ballo potrebbe essere un ottimo modo per vedere più persone tutte insieme, magari in quella
situazione di felicità la persona potrebbe rivelarsi», propose a un certo punto Morwenna.
«Non credo gli Spiriti intendessero una situazione programmata...» iniziò a dire Celine.
«Dovete organizzare il ballo al più presto, invece, proprio ora che il clima è più sereno. Darà la
botta finale ai nostri nemici, magari riusciremo cacciarli direttamente via dal Regno», insistette
Morwenna.
«Io pensavo di attendere ancora qualche tempo, magari addirittura di farlo dopo il ritrovamento
dell’Arma Sacra», disse Celine.
«Non credo sia una buona idea, l’arma dovrà essere portata nel modo più rapido e sicuro
possibile a Gallaibh, dovete fare la festa al più presto. Maheloas, in quanto tempo la potreste
organizzare?» domandò Morwenna, rivolgendosi al Sovrintendente del Regno.
Maheloas prima di rispondere la guardò e Celine se ne sentì immensamente felice. Le stava
chiedendo con lo sguardo cosa preferiva lui dicesse. Apprezzò moltissimo che lui le desse nuovamente
la precedenza su tutti, proprio come doveva essere. Scosse affermativamente la testa, avevano altro da
fare che stare a litigare per un ballo e sapeva che quando sua nonna si metteva in testa qualcosa era
difficile farle cambiare idea.
«Penso che già domenica sera sarebbe possibile dare la festa, il personale del castello è rapido
ed efficiente e il popolo è entusiasta della presenza di Celine, parteciperanno sicuramente in massa»,
rispose Maheloas.
«Molto bene, sono certa che con tutte quelle persone riunite sotto lo stesso tetto sarà più
semplice riconoscere il possessore della Lama d’Aria», disse Morwenna soddisfatta.
«È molto tardi, Aidan ed Erskine sono appena rientrati e non hanno ancora mangiato, propongo
di aggiornarci domani», propose Celine.
«D’accordo, ma tu resta un momento, vorrei parlarti da sola», rispose Morwenna.
Celine acconsentì accomodante, le importava solo che gli altri potessero andare a riposare,
l’indomani ci sarebbe stato un gran da fare per distribuire gli inviti.
«Ora che siamo sole permettimi di darti un paio di consigli, Celine», disse sua nonna.
«Dimmi pure, nonna», rispose Celine, nella speranza che non riattaccasse la paternale sul
lavorare la terra con i fattori.
«Vorrei essere sicura che tu non ti esponga a pericoli inutili, è bello che tu faccia sempre
presente quanto t’importa della vita delle persone che ti accompagnano, ma sei più importante di loro.
Se accadesse qualcosa a te, la nostra razza ne uscirebbe distrutta e pagherebbe anche il mondo, non
voglio che tu faccia nulla di avventato», disse sua nonna, libera di esprimere il suo parere.
Celine si morse la lingua per non rispondere a tono, anche se ciò che le ricordava Morwenna la
infastidiva sapeva che non aveva completamente torto. Per se stessa non aveva più considerazione che
per gli altri, ma sapeva bene che tutta la loro razza e la popolazione mondiale avrebbe sofferto a causa
del trionfo di Fàs, se lei fosse morta o peggio caduta nelle loro mani.
«Nonna, so bene che hai ragione, ma permettimi di ricordarti che ogni vita è preziosa. Detto
questo, non ho la minima intenzione di mettermi in pericolo più degli altri, non tanto perché io mi
ritenga più preziosa, ma perché so bene che se i nemici mi catturassero pagherebbero un’infinità
d’innocenti», rispose Celine.
«Celine, accetta che il tuo ruolo ti metta al di sopra degli altri, vivrai molto meglio e rischierai
molto meno», le consigliò Morwenna.
«Nonna, sai come la penso, è inutile che tu insista su questo punto, conosco bene i rischi per il
mondo in caso di una mia dipartita ed è questo l’unico motivo per cui presterò attenzione a me stessa.
Non sono più importante di nessuno», ribadì Celine.
«Permettimi di dirti che per me non è così», le fece presente Morwenna.
«Io sono tua nipote, ovvio che non è così, ma prova a chiedere alla madre di Buonia...» iniziò
Celine.
«Risponderebbe come ho risposto io!» esclamò Morwenna, interrompendola.
«Magari a te risponderebbe così, ma intimamente penserebbe proprio ciò che tu pensi di me e
che ti senti in diritto di poter esternare perché io sono una dei Prescelti, se così non fosse non lo diresti
a squarciagola neppure tu», osservò Celine.
Sua nonna rimase in silenzio.
«Non voglio litigare con te, ma l’amore che nutriamo per i nostri cari è sempre più potente delle
convenzioni: non farti offuscare da cosa senti per me, non permetterti di essere cieca davanti a ciò che è
giusto, ogni vita è preziosa», disse Celine dolcemente.
«Bambina mia, tu hai idee molto progressiste, stai attenta a come e quando le esponi», la
redarguì sua nonna.
La tempesta era passata, Celine sapeva che sua nonna le stava dando ragione, anche se
apertamente non lo avrebbe mai ammesso. Preferiva sgridarla per un altro motivo, cambiando
argomento. Sorrise tra sé.
«Adesso parliamo di cose frivole. È molto importante che tu mantenga una figura regale e
impeccabile in questa situazione, cosa intendi indossare e a chi chiederai di farti da accompagnatore?»
domandò Morwenna, cambiando totalmente argomento.
«Ho diversi abiti dietro, sceglierò tra uno di quelli, magari quello verde che ho indossato il
giorno che mi hai fatto il marchio alla villa. Non mi farò accompagnare da nessuno, andrò sola e
parlerò con tutti», rispose Celine.
«Assolutamente no, un vestito che hanno già visto tutti anche in collegamento quel giorno, non
se ne parla, ordineremo a Kerra di farti fare qualcosa. Inizierà immediatamente e domani lo spediremo,
manderete qualcuno all’aeroporto a ritirarlo. A Gallaibh puoi fare come credi, Celine, ma qui non sei a
casa tua, rispetterai la tradizione e sceglierai un accompagnatore, sarebbe maleducazione se non lo
proponessi a Maheloas, è il Sovrintendente e non è sposato. Rispetta almeno le tradizioni in questa
occasione», disse Morwenna.
«Per quando riguarda Maheloas, lo trovo una persona estremamente piacevole e corretta e se la
tradizione vuole che io debba averlo come accompagnatore così farò, per il vestito nonna la mia
risposta è no. Non metterò in pericolo la vita di nessuno, facendolo uscire dai confini protetti, per
andare a recuperare uno stupido vestito», rispose Celine.
«Non puoi presentarti con qualcosa di vecchio, farebbe sembrare che tu non li ritieni degni della
tua presenza», s’inalberò Morwenna.
«Ascolta, nonna, esistono anche qui i tessitori, anche se l’abito non sarà fatto da Kerra sono
certa che sarà bello lo stesso: mi pare un buon modo per omaggiare la popolazione scegliere qualcuno
di loro per il mio vestito», rispose Celine, scegliendo quello che le sembrava un ottimo compromesso.
«E sia, va bene, fai pure così», concesse sua nonna.
In breve si salutarono e la comunicazione s’interruppe. Celine guardò l’orologio: erano le dieci.
Non essendo molto tardi, sperava che Maheloas non dormisse ancora. Prese il corridoio che conduceva
ai suoi appartamenti e bussò delicatamente alla porta. Poco dopo lui venne ad aprire.
«Buonasera, scusa se ti disturbo, possiamo parlare due minuti?» domandò Celine.
«Certamente, entra pure», rispose, invitandola dentro.
Si accomodarono su un divano e Maheloas le portò subito una tazza di tè. «È il mio preferito,
spero ti piaccia, adesso raccontami tutto», la incoraggiò lui.
«Vorrei sapere chi mi consigli per far confezionare un abito per la festa e se posso disporre
dieci minuti di una cameriera quando tornerò nella mia stanza», disse Celine.
«Vai da Soilleir, il suo emporio è quello nella piazza centrale, penso tu le abbia già fatto visita.
Se hai bisogno domani mattina ti accompagnerò molto volentieri», rispose Maheloas.
«Ti ringrazio, ma non ne ho bisogno, ti ho chiesto appunto della cameriera perché vorrei
invitare le signore a venire con me. In questo clima di tensione sono certa che una giornata di relax tra
donne ci farà sicuramente bene. Se vorrai potrai organizzare qualcosa per intrattenere gli uomini»,
rispose Celine ridacchiando.
«Non credo che sia la stessa cosa, ma penso che se concederai loro una giornata di riposo
potranno fare ciò che preferiscono», osservò Maheloas.
«Penso che farò così. Avrei bisogno anche di un’altra cosa», disse Celine tentennante.
Sapeva bene che Maheloas apprezzava la sua compagnia e non provava imbarazzo,
semplicemente le sembrava quasi d’imporgli di farle da cavaliere. Lui sarebbe stato obbligato a
risponderle di sì, anche se lei gli avesse detto che non aveva importanza. Ciononostante si decise a
parlare, era inutile rimandare. Lui era la scelta migliore.
«Spero sarai felice di farmi da cavaliere al ballo, naturalmente se non te la sentissi non ci
sarebbe nessun problema e la cosa resterebbe tra noi due».
Colse nello sguardo di lui una strana espressione, ma fu un attimo soltanto. «Certamente,
sarebbe un grande onore per me, e poi sono scapolo, non se ne offenderà nessuno», disse allegro.
«C’è qualcosa che non va? Mi hai guardato in un modo strano», domandò Celine.
«Assolutamente no, solamente pensavo a quando la mia adorata mi chiese se l’avrei portata a un
ballo con me e io rifiutai per non indispettire mio padre», si giustificò Maheloas.
«Non preoccuparti, sai bene che nel mio invito non vi è nulla di sentimentale», lo rincuorò
Celine, convinta che le sue preoccupazioni fossero volte a non tradire la memoria della sua defunta
fidanzata.
«Lo so bene, Celine, non te ne crucciare. Come ti ho detto in questi giorni sto cercando di
riprendere a vivere, anche se non è facile per me», rispose Maheloas.
Dopo poco Celine raggiunse la sua stanza, accompagnata da una cameriera.
Avrebbe voluto invitare personalmente tutte le signore a quella spedizione di shopping, ma era
tardi e probabilmente qualcuno dormiva già. La cameriera avrebbe fatto il giro delle stanze lasciando
sotto le porte l’invito.
“ Mie care signore,
vi invito ad unirvi a me, nella giornata di domani, per acquistare i nostri abiti per il ballo di
domenica sera, naturalmente saranno tutti a mio carico. In questi giorni difficili e densi di prove da
superare ci meritiamo una giornata di svago per goderci questo bellissimo Regno.
Vi aspetto domani mattina a colazione alle nove. Partiremo subito dopo alla volta del villaggio.
A domani.
Celine”.
Celine compose anche un biglietto per gli uomini in cui comunicava loro che avrebbero potuto
dedicare la giornata alle attività che preferivano. La cameriera fece un inchino e si ritirò per svolgere il
compito che l’era stato assegnato, lasciandola sola.
Celine si avvicinò alla finestra, osservare i giochi di luce dell’aurora boreale le piaceva
moltissimo. Pensò ad Aidan e a cosa avrebbe pensato vedendola apparire alla festa al braccio di
Maheloas, si augurava comprendesse che era una scelta obbligata, ma aveva dubbi in merito. Non
sapeva se pensare che si opponesse per via della sua posizione o se si arrabbiasse tanto perché in fondo
gli importava. Ultimamente le sembrava quasi che lui la odiasse. I suoi occhi l’attraversavano gelidi: la
osservava solo per carpire cosa nascondeva e impedirle di mettersi in pericolo? Non sapeva rispondere
a quella domanda, a volte le sembrava di essere tornata ai primi periodi in cui lo aveva conosciuto,
quando pensava di essere per lui solamente una grande seccatura.
Si domandò, poi, se effettivamente al ballo vi sarebbero state speranze d’individuare la persona
in possesso della Lama d’Aria.  Ne dubitava fortemente: nel mondo degli Spiriti non esistevano
forzature agli eventi e cose costruite, desideravano che la vita seguisse il suo corso. Celine era certa che
la persona designata si sarebbe manifestata al momento giusto e il ballo non lo era di certo. Era solo
un’occasione di festa costruita. Tuttavia non se ne crucciava più di tanto: avrebbe fatto bene a tutti una
serata di svago, avrebbe alleggerito la tensione e soprattutto sarebbe stata un’altra occasione per
dimostrare ai membri del Consiglio che aveva ragione lei.
Ormai la mezzanotte era passata, ma non aveva sonno. Non era agitata o preoccupata,
semplicemente si sentiva iperattiva. Si sedette alla scrivania e impugnò nuovamente la penna.
Verificare nuovamente le protezioni;
Controllare come procedono i raccolti;
Spingersi vicino ai confini protetti per tentare di trovare qualche custode mutato;
Controllore nuovamente lo stato degli animali sul territorio e quello del fiume;
Visitare personalmente le famiglie delle persone scomparse.
Questi erano gli unici modi per trovare la persona in possesso della Lama d’Aria: avvicinarsi
sempre di più alla popolazione, aiutare i suoi sudditi a esporsi con lei, a fidarsi di lei. Felice di aver
fatto il punto della situazione, finalmente si cambiò e si distese tra le morbide coltri in cerca di riposo.
Aidan le stava parlando ma non capiva cosa le dicesse, non riusciva a comprendere se fosse il
suo udito a essere ovattato o fosse lui a muovere la bocca senza produrre suoni. Sembrava
agitatissimo. Celine si avvicinò per tentare di prendergli le mani e confortarlo, ma lui si tirò indietro. I
suoi occhi, però, non esprimevano aggressività, semplicemente non voleva permetterle di toccarlo, ne
sembrava quasi spaventato, come se avvicinarlo potesse metterla in pericolo.
Riusciva persino a leggergli il labiale. «Vai via da me!» le intimava.
Sembrava quasi sbiadito e non ne comprendeva il motivo, era come se uno strano alone di
ombre nere gli aleggiasse attorno. Più lei tentava di avvicinarsi e più lui indietreggiava impaurito,
ogni volta che la scansava l’ombra nera sembrava crescere. Man mano crebbe così tanto da
inghiottirlo completamente, scatenando il panico di Celine.
Celine si svegliò urlando e si tappò immediatamente la bocca sperando di non aver allarmato
nessuno. Grosse lacrime le bagnavano il viso. Si alzò e si vestì aspettando il mattino e sperando che
l’inizio di una nuova giornata dissipasse i brividi che le scuotevano l’anima dopo quelle visioni.
CAPITOLO 17 ~ UNA GIORNATA LIBERA
Venerdì 26 gennaio
Celine era ancora turbata dal sogno che aveva fatto, desiderava parlarne con Buonia, ma non
voleva rovinare la giornata che aveva programmato. Giunta nella sala dove si riunivano per i pasti, fu
felice di vedere che i suoi inviti avevano sortito l’effetto desiderato: il locale era saturo di un brusio
allegro ed eccitato. In fondo tutti avevano bisogno di una giornata di svago, considerate le recenti
tensioni, anche se nessuno avrebbe avuto il coraggio di chiederla.
Tutte le signore avevano aderito, persino Ermer, anche se Celine sospettava che avesse
partecipato più per vegliare su di lei che per vero interesse. Uscirono molto presto, lasciando gli uomini
ancora intenti a consumare la colazione. Celine non si era informata su cosa avrebbero fatto, ma era
certa che fossero tutti responsabili e di non aver nulla di cui preoccuparsi: non sarebbe venuto in mente
a nessuno di allontanarsi o fare qualcosa di poco opportuno.
Uscirono dal castello in un chiassoso gruppetto. Celine era in testa a braccetto tra Buonia e
Bhirginia; subito dietro di loro c’erano Acheflow e Ailie che parlavano fitto fitto, o meglio, Ailie
sembrava molto eccitata e subissava la sorella di parole mentre l’altra ascoltava; dietro ancora vi erano
Ermer e Mavi. A Celine sarebbe piaciuto stringere un rapporto più stretto con Mavi, era certa che la
ragazza riservasse un animo bellissimo e che si nascondesse dietro la facciata della dura, per farsi forza
tra tutti i maschi da cui era circondata. Purtroppo, però, non era mai davvero riuscita ad allacciare un
rapporto vero e proprio con lei, sembrava non ci fosse possibilità per scalfire il muro da cui si
circondava. Celine pensava anche dipendesse dal fatto che era la sorella di Aidan, probabilmente non
voleva entrare in confidenza con lei proprio per la sua situazione con il fratello; anche se lui non le
aveva mai detto niente apertamente Celine era convinta che Mavi sapesse tutto.
Raggiunsero il negozio di Soilleir e venne loro incontro direttamente la padrona presentandosi.
«È un vero onore, io sono Soilleir, spero di riuscire a soddisfarvi» esordì.
Evidentemente Maheloas doveva aver informato il negozio della loro visita. Celine si guardò
intorno. Era sicuramente un ambiente più semplice dell’emporio di Kerra, ma non meno accogliente.
Le pareti erano di legno come i pavimenti e ai muri erano appesi quadri che raffiguravano alcuni
paesaggi innevati, sicuramente erano luoghi all’interno del Regno dell’Aria ma Celine non li sapeva
riconoscere tutti. Qua e là vi erano candidi tappeti bianchi e poltroncine comode per i clienti in attesa.
Da un lato vi era un angolo bar dove venivano serviti tè ed altre bevande calde. Sui manichini
all’interno del negozio erano stati messi abiti molto belli e colorati.
Soilleir le guidò lungo una scala che scendeva verso il basso. «Vi accompagno in laboratorio
così le mie collaboratrici vi prenderanno le misure e vi proporranno dei modelli, o, se avete già un’idea,
potrete proporci voi qualche cosa che v’ispira», spiegò, mentre faceva strada.
Il piano inferiore era pieno di camerini di prova e postazioni, dove le lavoranti di Soilleir
avevano tutto l’occorrente per prendere le misure: manichini di prova, stoffe e ornamenti di vario
genere da proporre.
«Non vorremmo dare tanto disturbo, potremmo anche prendere modelli già confezionati e, in
caso vi fossero modifiche da fare, potreste adattarceli», disse Celine, avvicinandosi a Soilleir.
«Oh, no, assolutamente no! Non vi farò mai uscire da qui con modelli già preconfezionati!»
esclamò lei. «Adesso mettetevi comode in questo salottino», disse aprendo una porta laterale, «vi
raggiungerò in un attimo con qualche album di disegni di modelli e con le stoffe».
«Non è bello come l’emporio di Kerra, ma è comunque carino», osservò Ailie.
«Sì, mi sembra molto caratteristico», assentì Mavi.
«La proprietaria mi sembra molto competente e gentile», aggiunse Buonia.
«Sono certa che ognuna di noi troverà ciò che le piace e che ci divertiremo», disse Celine.
Poco dopo entrò una ragazza con un carrellino porta vivande: vi erano biscotti e dolci di ogni
tipo e bevande calde. Non diede a Celine il tempo di dirle di non disturbarsi, spiegò che era un ordine
di Soilleir. Tutte poterono scegliere cosa preferivano e sul tavolo furono deposti tutti i dolcetti.
«Più che la giornata in cui scelgo il mio vestito si potrebbe rivelare la giornata in cui prendo
cinque chili», osservò Mavi.
Tutte scoppiarono a ridere, ma di fatto nessuna si tirò indietro davanti a tutto quel ben di Dio.
La scelta spaziava tra le joulutorttu - piccoli dolcetti a forma di stella farciti con marmellata di prugne -
i runebergintorttu - dolci delle dimensioni di un pasticcino, insaporiti con mandorle e rum e farciti con
marmellata di lampone o fragola -Karjalan piirakka - una via di mezzo tra una crêpe e pane azzimo,
con un ripieno di segale non fermentata e una particolare farina, o ripiene di riso al latte - mannapuuro
-un semolino cotto nel latte, con aggiunto un poco di zucchero e servito con il kiisseli, un composto
dall’aspetto gelatinoso - il mämmi - un dolce a base di acqua, farina di malto, condito con melassa
scura, sale e buccia d'arancia secca in polvere. I biscotti erano i piparkakut: si trattava di biscotti allo
zenzero e altre spezie, davvero deliziosi. Avevano anche servito il glögi, che potrebbe essere definito
un vino caldo speziato e zuccherato, ma preparato con succo di ribes nero, al quale era stato aggiunto
un cucchiaino di mandorle e uvetta.
In breve la stanza si era riempita di un allegro chiacchiericcio, l’ambiente trasudava
d’aspettativa femminile. Celine, seppur non troppo interessata a come sarebbe sembrata, per come
andavano le cose tra lei e Aidan in quel periodo era certa che non sarebbe stato un abito a cambiare le
loro sorti, era comunque felice per l’atmosfera che la circondava e per il clima che si era formato tra
loro.
In breve tornò Soilleir, chiedendo loro se erano pronte per vedere alcuni modelli. Quando
accettarono, fece vedere alcuni album alle ragazze e, a seconda delle loro preferenze, fece entrare nella
sala alcune ragazze vestite con abiti da sera similari a quelli selezionati.
«Non sapete quanto sono felice della vostra visita!» esclamò. «Erano anni che non potevo
proporre niente di simile, questi modelli aspettano da tempo immemore che qualcuno li guardi, li
apprezzi, li scelga», disse, sprizzando felicità.
Celine non si alzò per andare a esaminare gli abiti da vicino, voleva che prima lo facessero le
sue compagne, se avessero pensato che ne piaceva uno a lei avrebbero girato alla larga, rinunciando.
Acheflow scelse per prima, sorprendendola: inizialmente era sembrata la più disinteressata e quindi le
faceva strano che si fosse lanciata subito.
«Vorrei questo», disse, affiancandosi a un abito dalla linea molto semplice.
Si trattava di un vestito lungo fino ai piedi che cadeva dritto, color celeste chiaro. In vita aveva
una fascia di un azzurro più scuro, la scollatura era rotonda, ma piuttosto castigata, ed era privo di altri
decori o ricami.
«Ache, aspetta, ce ne sono così tanti, hai scelto il più scialbo», disse Ailie, senza curarsi del
fatto che erano davanti alla proprietaria del negozio e non era molto carino esprimere quel parere così
diretto sull’abito.
«Lo sai, sei tu l’amante dei bei vestiti e dei fronzoli, con qualcosa di più elaborato mi sentirei
fuori luogo», rispose Acheflow sorridente.
«Sono certa che su una figura così giovane e aggraziata quest’abito così delicato non farà altro
che evidenziare la tua freschezza», disse Soilleir rivolta ad Acheflow.
«Possiamo fare tutte le modifiche che desideri, cambiare colore, aggiungere nastri, fiori,
ricami», s’inserì una tessitrice alla volta di Acheflow.
«No, va bene così, mi piace molto», rispose lei tranquilla.
Concluso lo scambio di battute, le altre ripresero a cercare ciò che più piaceva loro, ma
Acheflow, anziché assistere la sorella, si avvicinò a Celine prendendo posto di fianco a lei.
«Volevo chiederti una cosa, se posso», disse timidamente.
«Certo, dimmi pure», rispose Celine.
«Il vestito l’ho scelto e sinceramente io non sono molto per questo tipo di cose, forse perché sin
da ragazzina ne sono stata esclusa. Non saprei... Avrei desiderio trascorrere il tempo libero facendo
altro se possibile», disse Acheflow.
«Che cosa vorresti fare?» domandò Celine perplessa.
«Mi piacerebbe tornare dai fattori, vedere come crescono le piante dopo l’avvelenamento del
fiume e la nostra conseguente cura. Desidererei stare un po’ in contatto con la natura e approfondire i
miei studi sull’avvelenamento che vi era in corso e sull’effetto delle sostanze usate per l‘antidoto»,
rispose Acheflow.
«Non preferisti stare qui con tua sorella? Non devi sentirti in colpa a oziare e divertiti, si tratta
solo di un giorno», le fece presente Celine.
«No, davvero. Come dicevo non mi sento a mio agio tra trucchi e abiti, sono cose che mi sono
sempre state precluse. Il mio rapporto con Ailie si sta rinsaldando giorno per giorno, ma stare qui con
lei ora, mentre ho voglia di fare altro, non mi sembra un modo per rinsaldare il nostro legame, mi
sembra una forzatura», rispose Acheflow franca.
Il fatto che fosse stata così diretta e non avesse fatto tanti giri di parole  rassicurò Celine sul
desiderio della ragazza di fare altro.
«D’accordo, non voglio obbligarti a passare il tuo tempo libero facendo qualcosa per cui non
hai interesse, trascorri pure la giornata nei campi con i fattori, ma per cortesia non allontanarti mai
dall’area protetta», si raccomandò.
«Certo, so bene quali sono i rischi, tornerò nel pomeriggio», rispose Acheflow allegra.
In breve la vide scivolare fuori dalla porta e si chiese se avesse salutato sua sorella e se avesse
fatto bene a lasciarla andare. La ragazza le era sembrata tranquilla e serena, si disse che voleva
semplicemente dedicarsi a qualcosa che la faceva stare bene e smise di pensarci, dopotutto sarebbe
stata nella zona protetta e non vi era nulla da temere.
Si rese conto, entro breve, che quasi tutte avevano adocchiato qualcosa. Mavi aveva scelto un
abito bianco e lilla: il modello era a sirena e con un piccolo strascico, il corpetto era tempestato di
ricami di piccoli fiori con alcune sfumature di viola che erano riprese sul fondo dello strascico, la
scollatura a cuore era profonda e Celine si chiese se volesse fare colpo su qualcuno e su chi. Non ce la
vedeva Mavi romantica o innamorata, ma forse avrebbe dovuto grattare meglio sotto la superficie.
Spesso ci si faceva un’idea sbagliata delle persone in base a ciò che loro ci mostravano e a ciò che noi
stessi volevamo vedere. Mavi spesso l’era risultata antipatica per i suoi modi di fare quando tentava di
avvicinare Aidan, ma forse quello era solo l’amore di una sorella per il proprio fratello e nulla di
cattivo contro di lei.
Ermer aveva scelto un vestito dalla linea morbida, lungo fino ai piedi, con il collo alto e tagliato
da un nastro sotto il seno. Su una donna più formosa sarebbe sembrato fuori luogo e l’avrebbe fatta
sembra incinta, ma sul suo fisico asciutto e scolpito stava bene, l’ammorbidiva, rendendola più
femminile. Era di varie sfumature di grigio e i bottoni sulla schiena erano brillantini talmente ben
realizzati da sembrare tante piccole stelle che, a ogni suo movimento, mandavano bagliori. L’abito era
completato da una stola anch’essa grigia.
Bhirginia aveva optato per un vestito rosa pallido: il corpetto era aderente e le segnava il punto
vita, la gonna era ampia e aveva diversi strati di tulle ricamato con motivi di piccoli ghirigori astratti. Il
retro dell’abito non aveva bottoni, c’erano le stringhe, come in un corsetto, e si chiudeva con bellissimo
fiocco di raso rosa.
Ailie era forse stata la più eccessiva di tutte, ma Celine non se ne turbò più di tanto, anzi le fece
piacere: significava che gli effetti della corruzione avevano abbandonato del tutto il suo animo e stava
tornando davvero se stessa, lasciandosi alle spalle quella brutta avventura. Aveva scelto un vestito
bianco e viola. Il corpetto era bianco e fitto di piccole farfalle ricamate in varie sfumature di viola, lo
scollo era profondissimo e contornato da brillantini, la gonna era ampia e formata da due strati di tulle
bianco e viola sovrapposti. Le balze sembravano impalpabili, quasi fossero soffici nuvole: era un abito
principesco.
Fu particolarmente felice della scelta del vestito di Buonia, che lo selezionò insieme a lei.
L'amica non si era tirata indietro cercando di scegliere, come suo solito in passato, qualcosa di dimesso
e anonimo: aveva puntato in alto e Celine ne era molto contenta. Poco a poco aveva visto rifiorire
l’amica, adesso finalmente non si sentiva più una cameriera, si sentiva ciò che era e meritava di essere.
Il vestito da lei scelto era blu notte e sembrava fatto apposta per esaltare le forme burrose. I ricami sulle
bordature erano intessuti in fili dorati e raffiguravano piccole rose, la scollatura generosa e il retro
dell’abito aveva i lacci, come un corsetto.
Ora che tutte avevano scelto, Celine iniziò a osservare da vicino i modelli scartati dalle altre
cercando di trovare qualcosa di suo gusto, ma Soilleir le si avvicinò rapida.
«No, mia signora, non permetterei che sceglieste uno di questi modelli, per voi mi sono
permessa di disegnare qualcosa non appena ho avuto la notizia. Mi spiace non vi sia il modello pronto
da farvi vedere, ma preferivo aspettare prima la vostra approvazione a procedere», spiegò, guidandola
nuovamente verso una sedia. Prese tra le mani un grosso album rilegato in cuoio e si sedette di fianco a
lei.
«Se non vi piace non fatevi problemi e dirmelo, ma se vi piace tenetelo per voi fino alla sera
della festa», disse, ponendoglielo in grembo.
Celine aprì l’album e si ritrovò davanti un vestito magnifico. Lo chiuse delicatamente e si volse
verso Soilleir. «Non avrei potuto desiderare nulla di più bello, accetto», disse, sorridendo alla donna.
«Sarà un vero onore per me, domani nel pomeriggio verrò personalmente per le prove, adesso
una delle ragazze vi prenderà le misure», rispose tutta rossa in viso e agitata. Poi si alzò con piglio
sbrigativo e dalla porta si mise a chiamare varie ragazze, le quali iniziarono a prendere le misure a tutte
le donne presenti per adattare al meglio gli abiti selezionati.
In breve ebbero finito e una volta libere si fecero tutte attorno a Celine.
«Non è giusto, noi non abbiamo visto l’abito!» esclamò Buonia scherzosa.
«Dicci com’è», la esortò Ailie.
«Ah, mi spiace, sarà una sorpresa, voglio rispettare il volere di Soilleir che si sta dando tanto da
fare per noi», rispose lei, senza smuoversi di un millimetro.
«Dov’è Acheflow?» domandò allora Ailie.
Celine dedusse che la sorella non l’aveva salutata e rimase male, ma si disse che probabilmente
voleva solo allontanarsi senza provocare una discussione con la sorella.
«Poiché aveva scelto l’abito, desiderava recarsi dai fattori per documentarsi un po’ più a fondo
sugli effetti dell’avvelenamento, ma siccome qui abbiamo finito non vedo perché non raggiungerla e
trascorrere il resto della giornata in quel posto incantevole. Potremmo pranzare lì», propose Celine.
Tutte si dissero d’accordo e poco dopo lasciarono l’emporio di una felicissima Soilleir per
recarsi alle serre. I fattori, non appena le videro, si diedero una gran pena ad allestire un piccolo
rinfresco e Celine, siccome non avevano avvistato Acheflow, chiese loro se qualcuno l’avesse vista per
pranzare insieme a lei.
«Sì, è stata qui poco fa, ha già mangiato», rispose una donna. «Si è recata nelle serre ai piedi
della collina, la troverete lì».
«Ma è da sola?» s’informò Celine.
«No, è in compagnia di mio figlio e altri due ragazzi, andavano a raggiungere la fidanzata di
mio figlio che lavora lì», spiegò la donna.
«Allora penso che possiamo tranquillamente pranzare prima di raggiungerla. Ailie, cosa dici?»
domandò Celine, che preferiva fare ciò che desiderava la ragazza.
«Certo, ci mancherebbe, dopotutto se ha già mangiato non avrebbe motivo di tornare qui, la
raggiungeremo una volta finito», assentì Ailie.
«Quando finiranno di lavorare lì?» domandò Celine alla donna.
«Nel tardo pomeriggio», rispose lei.
«Allora sicuramente la troveremo lì dopo mangiato, grazie mille», disse Celine sorridendo alla
donna.
Il pranzo fu allegro, persino Ermer fu coinvolta in un bizzarro discorso sulle reazioni degli
uomini ai loro abiti. Lei Buonia e Bhirginia erano le più imbarazzate da questa conversazione: erano le
uniche con un compagno e si stavano beccando una serie di domande peccaminose sulla possibile
reazioni dei loro uomini. Era davvero buffo sentire Ermer mentre tentava di sorvolare sulle salaci
domande di Mavi.
Quando si alzarono dalla tavola per raggiungere le serre ai piedi della collina, l’umore era più
che spensierato e Celine era davvero lieta di come stava trascorrendo la giornata. Una volta giunte lì
chiesero nuovamente di Acheflow, ma purtroppo non era presente: fu loro spiegato che era andata al
centro d’irrigazione centrale insieme ad altre persone. Celine si rallegrò e si tranquillizzò poiché i suoi
spostamenti erano tutti interni alle aree protette, ma iniziava a sentirsi in pena per Ailie che sembrava
sempre più delusa.
Aidan, Aengus, Brian e Murchadh erano seduti stravaccati sulla scalinata della Torretta del
Saluto, speravano di cogliere l’arrivo delle signore per poterle stuzzicare sul loro giorno di shopping.
Parlavano di amenità e sciocchezze, e si godevano la reciproca compagnia.
Erskine, che non riusciva a staccare due minuti dal lavoro, era comunque andato in giro nei
dintorni a verificare i confini dell’area protetta e Caswyn era andato con lui, Hewie si era rintanato in
camera sua. Aidan avrebbe potuto scommettere sul motivo del suo crucciarsi: sicuramente era in pena
poiché desiderava invitare Acheflow al ballo e temeva che lei lo mandasse al diavolo, come per altro
aveva già fatto. Se fosse stato l’Aidan di qualche mese prima avrebbe di certo già raccontato a Brian
della discussione che aveva origliato e ne starebbero ridendo a crepapelle insieme. Adesso, invece,
sapeva quanto male potesse fare l’amore e non aveva intenzione alcuna di ridere dietro le spalle di
Hewie.
Maheloas era scomparso poco dopo che le donne erano uscite, non aveva idea di dove fosse e
poco gliene fregava.
“Magari fosse andato al di fuori delle protezioni e si fosse fatto sterminare”, pensò rabbioso.
«Ehi, ci sei?» lo riscosse Aengus.
«Starà pensando alle grazie che lo attendono a casa!» lo prese in giro Brian, riferendosi a Kaina.
Aidan pensò che o Brian stava scherzando o si era già scordato cosa gli aveva detto quando
erano di guardia qualche notte prima.
«Scusate, che cosa stavate dicendo?» domandò soprassedendo.
«Stavo dicendo che Aengus qui è l’unico che ha un’accompagnatrice fissa. Noi dobbiamo
cercare!» spiegò Brian.
«Sono i vantaggi di essere sposato con qualcuno che si ama, comunque non sono il solo, anche
Caswyn ed Erskine sono felicemente accompagnati», rispose Aengus.
«Sì, be', parlavo per i presenti. Non ci interessa essere felicemente sposati, ci interessa essere
felicemente divertiti!» esclamò Brian sguaiato.
Aidan a volte provava quasi urto per quei modi, non era sicuro del motivo: se a causa dei
sentimenti di Mavi per Brian o del suo cambiamento di rotta, ma lo infastidiva a morte.
«Io sinceramente non sono interessato, credo che, a meno che qualche signora della spedizione
non abbia bisogno di un cavaliere per non presentarsi sola, parteciperò da solo», rispose Murchadh.
«Che guastafeste! Sei lì che pensi alla tua sartina? Da chi pensate si farà accompagnare Celine?
Secondo me verrà con Maheloas, non ce la raccontano giusta!» disse Brian, infliggendo una pugnalata
ad Aidan.
«Probabilmente sì, l’usanza lo vuole, è il Sovrintendente e non è sposato, di conseguenza Celine
dovrebbe farsi accompagnare da lui. Dubito vi sia da fare allusioni in merito», lo riprese Aengus con
sguardo severo.
Aidan sapeva che era la verità, ma non poteva farci nulla, non gli andava giù comunque.
«Lo so, lo so, facevo per scherzare, mi state deprimendo, nessuno che mi aiuti a cacciare!
Aidan, non fare il finto tonto tu!» lo stuzzicò nuovamente.
«Non ho intenzione di rimorchiare nessuna dei residenti da portare al ballo e non sono cavaliere
come Murch, verrò da solo», rispose secco.
«Tu puoi fare lo schizzinoso, ma qui c’è gente in astinenza da parecchio, anche per colpa tua!
Chi mi suggerite?» insistette Brian. «L’avrete vista qualche bella ragazza nei vostri giri, no?» aggiunse
poi.
«Perché non inviti Acheflow o Ailie, sono libere penso», disse Murch.
«Ailie è un bel bocconcino, l’avevo presa in considerazione, solo che è molto giovane, nobile e
fa parte della spedizione, mi si accollerebbe addosso e, se mi ci diverto un po’, rischio di dovermela
pure sposare o la sua famiglia potrebbe farmi la pelle. Per questo sono stato sempre lontano
dalle laoich, meglio le residenti, si sentono onorate dalle nostre attenzioni e quando le scarichiamo se
ne fanno una ragione. Acheflow non la considero nemmeno, non so, è la gemella, ma la trovo scialba.
Peccato, probabilmente se me la spupazzassi un po’ i suoi mi sarebbero anche grati».
«Perché non cresci?» sbottò Aidan che non riusciva più a sentirlo parlare in quel modo.
«Ehi, amico, hai mangiato vipere oggi?» si difese Brian.
«Ha ragione lui, se ti udisse Celine ti crocifiggerebbe. Hai sentito come la pensa e secondo me
ha ragione. Abbiamo tutti lo stesso valore, i residenti non sono Custodi di basso livello», disse
Murchadh.
«Non si può nemmeno più scherzare, oggi sembrate tutti depressi, non eravamo qui per
stuzzicare le signore al loro rientro e farci due risate? Come mai questo malcontento generale?».
«Brian, nessuno di noi è di cattivo umore, solo che a volte queste goliardate da taverna iniziano
a essere fastidiose. Sei scorretto e deridere Murch per i suoi sentimenti, anche io sono cambiato, non
puoi cercare di vedere le donne per quello che sono?» rispose Aengus, esprimendo l’esatto pensiero di
Aidan.
«Amico, lo so bene, sei stato fortunato, non so cos’altro dirti. Presentami una donna per cui
varrebbe la pena perdere la testa e lo farò. Non ci sono riuscito con Kaina e la vedo dura con un’altra.
Se nessuno vuole accompagnarmi, andrò da solo a farmi un giro in paese per trovare qualche bella
donzella cui far da cavaliere», disse Brian.
«Adesso?» domandò Aidan.
«Certo, a breve rincaseranno tutte e domani non siamo liberi, devo trovare una dolce damina
prima della fine della giornata o andrò in bianco anche questa volta», rispose Brian alzandosi in piedi.
Aidan pensò a sua sorella, all’ennesima delusione vedendolo arrivare al braccio della prima
ragazza pescata in giro, persino qui, dove Brian non conosceva nessuno.
«Aspetta», lo fermò, alzandosi in piedi a sua volta.
«Hai deciso di venire anche tu?» s’informò Brian allegro.
«No, penso solo sia una pessima idea, dovresti tenere a freno i bollenti spiriti fino a quando non
torneremo a Gallaibh. Dovresti invitare Mavi», disse diretto.
«Mavi? E perché mai sarebbe una cattiva idea invitare una dei residenti di qui?» chiese Brian.
«Se ti approfittassi dell’ingenuità di una di queste fanciulle potresti causare un incidente
diplomatico. Non conosci le persone qui, non sai davvero se una donna è disponibile o meno, potresti
causarci dei guai. Con Mavi non corri rischi e non avrebbe aspettative da te, certo non potrai darle una
botta e via, ma almeno avrai una piacevole compagnia per la festa», spiegò Aidan a un Brian perplesso.
«Ha ragione lui, invita Mavi. È una bella ragazza, inoltre ti conosce e sa che non deve aspettarsi
nulla da te», approvò Aengus.
L’amico, senza nemmeno saperlo, gli aveva fatto un favore. In questo modo il suo
suggerimento sarebbe sembrato ancora più casuale e innocuo.
«Penso che abbiate ragione, io non rifletto molto su questi intrighi politici», si rassegnò Brian.
«Ricordati che è una donna. La inviterai con il dovuto rispetto senza ricordarle che è un
tappabuchi», precisò Aidan.
«Ehi, oggi hai l’istinto del padre di famiglia? È tua sorella ma Mavi è una tosta, mica una delle
classiche frignone», mise le mani avanti Brian.
«Hai detto bene: è mia sorella ed è una tosta, proprio per questo merita rispetto, non la tua
condiscendenza», ribadì Aidan.
Brian stava per rispondere, ma Murch lo interruppe. «Non è Acheflow quella?» disse, indicando
una figura che si avviava a passo spedito in direzione del castello.
«Sì è lei, perché è da sola?» entrò subito in tensione Aidan, preoccupandosi che potesse essere
accaduto qualcosa a Celine.
«Non ne ho idea, andiamole subito incontro», disse Aengus.
Quando la ragazza se li ritrovò danti sembrò quasi spaventata.
«È successo qualcosa, Acheflow?» la interrogò subito Aidan.
«Non è accaduto nulla. Mi avete spaventato. Che cosa sono quelle facce tese?» domandò
guardandoli interrogativa.
«Vedendoti arrivare da sola, abbiamo pensato che potesse essere accaduto qualcosa alle altre»,
rispose Aengus.
«No, affatto. Almeno non che io sappia. Ho scelto il vestito prima di tutte, mi sono recata da
sola dai fattori per passare la giornata lì e studiare un po’ gli effetti della ricrescita dopo
l’avvelenamento. Mi ha dato il permesso Celine. Mentre tornavo indietro ho incontrato una donna che
mi ha detto che si erano recate anche loro alle serre. Purtroppo mi sono spostata continuamente,
seguendo i fattori nel loro lavoro e non ci siamo incontrate, penso che comunque saranno qui a breve»,
spiegò Acheflow.
«Ah, ottimo allora», le rispose Aengus.
Fece per andarsene, ma tornò sui suoi passi e si avvicinò ad Aidan. «Sai, penso che concederò a
Hewie di accompagnarmi al ballo», gli sussurrò all’orecchio.
Aidan le rispose con un sorriso e lei lo ricambiò di rimando, poi si diresse verso il castello.
«Non dirmi che ti ha chiesto di andare al ballo con lei!» esclamò Brian.
«Oh, Brian, che palle, ma sei ossessionato! Non avevi detto pochi minuti fa che era scialba?»
rispose Aidan seccato.
«Be', sì, ma forse, guardandola meglio, vestita bene farebbe la sua figura», rispose Brian.
«Senti, Acheflow è una ragazza molto semplice e trasparente, tu non riesci a vedere quel tipo di
bellezza perché pensi sia solo dietro le provocazioni, ma ti garantisco che esiste anche altro da ricercare
nelle persone», lo rimbottò Aidan.
«Non hai risposto alla mia domanda», rispose Brian imperturbabile.
«Santo cielo, no, è una ragazzina! Tempo fa abbiamo parlato di una cosa sulle piante, voleva
solo parlarmi di quello», s’inventò lì per lì.
«Be', credo che tra lei e Celine non vi sia molta differenza di età, adesso sembra un’adulta
perché è la regina ma, quando l’abbiamo trovata e non sapevamo chi fosse, non mi sembra tu ti sia fatto
scrupoli a provarci con lei», sghignazzò Brian.
«Prima di tutto non strillare questa cosa ai quattro venti in mezzo a un giardino, quando parli di
una dei Prescelti; in secondo luogo Celine ha un altro tipo di maturità; poi se vogliamo essere pignoli,
Brian, io ho davvero poco più che vent’anni, tu le primavere dei vent’anni le hai superate da molto.
Acheflow è comunque vissuta in un modo diverso da noi ed è davvero solo una ragazzina, lasciala in
pace», sbottò Aidan seccato.
«Non si era detto che avresti invitato Mavi? Non voglio più sentirti dire ad alta voce in giro
certe cose su Celine. Anche se fosse vero quello che dici, è avvenuto molto prima del suo risveglio»,
s’inserì Aengus.
«Va bene, va bene, avete ragione», si arrese Brian.
Arrivarono prima le voci concitate, poi videro le signore della spedizione sopraggiungere a
passo spedito. Se anche loro furono stupite di trovarseli davanti non lo diedero a vedere come
Acheflow.
Aidan però rimase perplesso dalle loro espressioni tese.
«Che cos’è successo?» domandò in ansia.
«Siamo un po’ in ansia per Acheflow: dovrebbe aver girato tutto il giorno per i campi, ma non
siamo riuscite a incrociarla neppure una volta», rispose Celine.
«Non preoccupatevi, è appena rientrata», disse Aengus.
«Per fortuna! Le avevo dato il permesso io, ma pensavo di dovermene pentire», rispose Celine.
Bhirginia prese il braccio di Aengus e si sporse per ricevere un bacio. «Pensi che possiamo
andare in camera a terminare questa giornata libera?» la sentì chiedere.
Si rese conto di essere finito troppo vicino all’amico per errore e cercò di allontanarsi
rapidamente senza farsi notare. Quelli non erano discorsi per le sue orecchie. Così, con la coda
dell’occhio, vide Brian che, a passo svelto, aveva raggiunto Mavi e decise che invece quella era una
conversazione che voleva ascoltare. Si appostò dietro un albero.
«Dimmi, Brian», sentì che lo esortava sua sorella.
«Ecco, mi chiedevo... pensavo... hai scelto un abito oggi?» domandò l’amico imbarazzato.
Ci mancò poco che gli scappasse una sonora risata, sentendolo parlare in quel modo. Brian non
era per le cose romantiche e sicuramente doveva essere in forte disagio nel fare a Mavi una proposta
senza buttarla sul sarcastico.
«Sì, certo. T’interessano gli abiti adesso?» chiese Mavi perplessa.
«No, certo che no», rispose Brian a disagio.
Mavi non rispose nulla, avrebbe voluto vedere la faccia della sorella.
«Ecco... sai... mi chiedevo... con chi vai al ballo?» domandò Brian, in un evidente tentativo di
capire se aveva già programmato di andare con qualcuno.
«Non saprei, penso che se è necessario l’accompagnatore chiederò ad Aidan», rispose Mavi
sincera.
Sapevano tutti che nelle cerimonie ufficiali, visto che nessuno di loro aveva un legame fisso,
facevano l’uno l’accompagnatore dell’altra.
«Se ti andasse - se sei sola insomma - potresti venirci con me, ecco», disse Brian.
Ci mancò poco che esplodesse davvero dal ridere questa volta, si riusciva a trattenere solo per
non rovinare quel momento a sua sorella.
«Mi stai proponendo di essere la tua dama, Brian Fulangach?» domandò Mavi in tono
irriverente.
«Be', sì, sarebbe carino», disse Brian.
«Accetto, per una volta sarà divertente partecipare a una festa e non essere al braccio del
proprio fratello. Su, adesso accompagnami alla mia stanza, esercitati a fare il cavaliere!» lo esortò
Mavi.
Aidan si sporse quel tanto che bastava per vederli di spalle, si stavano avviando verso il
castello, Mavi aveva infilato il braccio sotto quello di Brian. Stavano bene vicini: Mavi così alta e
sottile e Brian che al contrario sembrava un armadio. Aidan si chiese se avesse fatto bene a forzare le
cose, se Brian era davvero così imbarazzato per il tentativo di invitare seriamente Mavi o se,
semplicemente, non era capace di comportarsi civilmente con una donna dotata di cervello e la sua
difficoltà fosse stata mettersi in una situazione in cui non si sentiva al sicuro. Sperò con tutto se stesso
che quella circostanza potesse servire a fargli vedere Mavi per la bella donna che era, e non solo per la
guerriera.
Si avviò verso il castello, sperando che quella stupida festa passasse in fretta, che potessero
trovare al più presto la Lama d’Aria e andarsene da quel luogo. Voleva che Celine si allontanasse al più
presto da Maheloas. Non gli piaceva che persino uno con la mente infantile di Brian fosse arrivato a
fare congetture su loro due. La verità era che era geloso, follemente geloso.
Maheloas aveva passato la giornata nella sua stanza, era dibattuto tra ciò che provava e ciò che
doveva fare. Avrebbe dovuto subito dire ad Ailie che sarebbe andato al ballo con Celine, appena
l’aveva vista al mattino. Non aveva voluto rovinarle quella giornata di divertimento e temeva anche che
avrebbe potuto essere sgarbata con Celine, fare affermazioni poco sensate in pubblico. In realtà adorava
l’intemperanza di Ailie, quel suo essere una vera signora fatta e finita per la delicatezza del suo aspetto
e la grazia con cui si muoveva, unita a quel suo modo di fare così infantile a volte. Poteva quasi
sembrare che non avesse ricevuto una buona educazione, ma era tutt’altro. Il problema di Ailie erano i
suoi genitori e il modo in cui l’avevano educata. L’avevano fatta sentire la regina del suo mondo e lei,
anche se qualcosa stava forse cambiando dopo la brutta avventura che aveva passato, adottava ancora
automaticamente certi comportamenti da bambina che pesta i piedi per avere ciò che vuole.
Non poteva però negare a se stesso che era felice di andare al ballo con Celine. La trovava
davvero amabile, sentiva che a lei avrebbe potuto raccontare qualsiasi cosa e lo avrebbe conservato in
uno scrigno al sicuro. Era l’amica più preziosa che avesse mai avuto e, inoltre, gli permetteva di tenere
le distanze da Ailie recarsi al ballo con lei. Aveva accettato quando Ailie gliene aveva parlato: vedere
le sue guance imporporarsi, per l’imbarazzo di avvicinarsi a lui, lo aveva fatto fremere dal desiderio di
stringerla tra le braccia e poggiare le labbra sui suoi capelli dorati, ma si era trattenuto pur non sapendo
rifiutare la sua proposta. Eppure sapeva che quel ballo li avrebbe avvicinati, tenerla tra le braccia tutta
la sera lo avrebbe spinto più in là, troppo in là.
Avrebbe voluto parlarle di Eilidh, ma non poteva, non così presto, non come scusa per non stare
con lei. Ailie, con il suo temperamento esplosivo, l’avrebbe detestata e parlarne in seguito sarebbe stato
impossibile. Lui sapeva bene che non sarebbe riuscito a smettere di parlare di Eilidh per tutta la vita, lei
avrebbe occupato per sempre un posto nel suo petto, ma se voleva che Ailie la accettasse avrebbe
dovuto prima vincere la sua ritrosia ad amare un’altra. In un secondo tempo avrebbe potuto parlarle di
lei, come un ricordo, una persona di valore, non come un impedimento a vivere la loro storia.
“Aveva davvero pensato di stare con Ailie per sempre?”.
Si rese conto in quel momento di aver pensato a lei come la sua compagna di vita, nel momento
in cui aveva riflettuto di non poter parlare mai più di Eilidh. Quel pensiero gli aveva appena
attraversato la mente, quando due sonori colpi alla porta lo riportarono alla realtà.
«Che cosa te ne pare?» domandò Ailie fiondandosi nella stanza in un turbinio di balze.
«Sei molto bella», rispose Maheloas che lo pensava davvero.
«Questa mattina ho chiesto alle donne dell’emporio di sistemarmelo subito, erano così felici di
aver ottenuto di fare i vestiti per il seguito di Celine che mi hanno accontentato. Non stavo nella pelle
all’idea di mostrartelo, magari tu avresti preferito la sorpresa domenica sera, ma io volevo essere certa
mi trovassi alla tua altezza!» esclamò, facendo una battuta.
Maheloas non sapeva come rispondere, doveva dirle subito che non sarebbe andato con lei,
eppure non ci riusciva.
«Se ti ho deluso mostrandotelo ora scusami. Insomma volevo essere certa di star bene,
dopotutto sarò al braccio del Sovrintendente, non volevo farti fare brutta figura», disse Ailie
preoccupata.
«Ailie, sei bellissima, davvero, una visione. Non sono deluso che tu mi abbia mostrato l’abito e
ti giuro che sono certo avrei fatto un figurone con te al mio fianco», rispose cercando di prenderla alla
larga.
«Perché dici avrei?» lo mise subito alle strette lei.
«Andrò al ballo con Celine, mi dispiace», disse diretto. Era inutile girarci intorno, l’avrebbe
fatta sentire più presa in giro.
Vide la rabbia attraversarle immediatamente il bel visino. «Perché mi hai riempito di bugie? Se
ti piaceva lei, potevi dirmelo. Pensare che è una dei Prescelti... Non sapevo potesse divertirsi con
chiunque le capitasse a tiro. Be', divertiti, sarai felice che abbia accettato e di non dover andare con uno
scarto come me», disse lei, aprendo la porta come una furia.
L’afferrò per un braccio, tirandola dentro, non poteva lasciarla andare in quello stato. Ailie
aveva le lacrime agli occhi.
«Non ti basta avermi umiliato così! Devi anche vedermi piangere?» domandò furente.
«Ailie, non avevo nessuna intenzione di umiliarti, è un obbligo di status andare al ballo con
Celine. Lo è sia per lei che per me. Credimi».
«Perché devi ancora prendermi in giro? Vuoi solo cerare di coprirla perché è una dei Prescelti.
Questo non ti dà il diritto di illudermi».
«Ailie, è la verità, non voglio prenderti in giro», tentò di rassicurarla.
«Non è vero! Sei uguale a Hewie, siete tutti uguali! Io sono solo un ripiego!» gli urlò in faccia.
L’aveva presa fra le braccia per impedirle di scappare fuori a far scoppiare un finimondo, ma
ormai la teneva stretta perché gli piaceva, si era sporta verso di lui per la rabbia e adesso i loro visi
erano così vicini. Il dolore di Ailie, al pensiero di essere solo un ripiego per lui, era davvero forte e
sincero. In un secondo tutti i suoi buoni propositi, e i suoi sensi di colpa, si trasformarono in nulla.
Premette forte le sue labbra su quelle di lei, la vide sgranare gli occhi, sorpresa, ma al contempo smise
di dibattersi per tentare di sfuggirgli e gli circondò la vita con le braccia. Le labbra di Ailie erano
morbide e inesperte, era davvero come fosse la prima volta che baciava qualcuno, nonostante si
aggrappasse a lui con forza si staccò dalla sua bocca per non pretendere troppo e troppo presto. Lei lo
guardava con espressione beata e impaurita al contempo.
«Voglio te, Ailie, non lei, è solo una formalità ed è così per entrambi», ribadì, sussurrandoglielo
a fior di labbra.
«È davvero così?» domandò lei, fissandolo intensamente.
«Certo, io sono il Sovrintendente e sono single, lei è la Regina qui in visita e non ha il
predestinato suo compagno, debbo farle da cavaliere io. Però, vorrò essere in ogni momento con te e
credimi, se lo sapesse, farebbe scoppiare un disastro per tentare di fare in modo che io non debba
adempiere a questo obbligo», spiegò Maheloas.
«Tu non sei single, non da adesso», disse Ailie possessiva.
«Hai ragione», rispose per poi darle un breve bacio per rassicurarla. «Lo diremo a tutti quando
questa faccenda si sarà conclusa. Parlerò io con i tuoi genitori, sono certo saranno felici della tua
scelta», disse ridacchiando.
Ailie colse il suo sarcasmo sul rango sociale e iniziò a ridere insieme a lui.
«E se mi presentassi con un altro saresti geloso?» domandò a un certo punto.
«Se non vorrai annoiarti e avere un cavaliere fisso, hai tutto il diritto farlo, ma sarò geloso delle
attenzioni che riserverai a lui. Fai ciò che senti, Ailie, per me è adempiere a un obbligo andare con lei e
sono certo che dopo il primo ballo sarò libero. Salvate le apparenze, entrambi saremo felici di dedicarci
ad altro», disse Maheloas.
«Magari potrei venire con Acheflow, purtroppo non ha ancora perdonato Hewie», disse Ailie.
«Mi spiace molto per lei, spero che le passi. Tra voi è tutto a posto?» s’informò lui.
«Sì e no, a volte direi di sì, altre come oggi mi molla senza spiegazioni, come se non esistessi»,
disse, raccontando com’era trascorsa la giornata.
«Non essere irruenta come al tuo solito, dalle tempo. Se sei in ansia per lei, vieni da me e
parlane», suggerì Maheloas.
«Sono davvero così vulcanica?» s’informò lei.
«Un tantino impulsiva, ma fa niente, mi fai sentire vivo», disse rendendosi conto che era la
verità. Ailie, con il suo temperamento capriccioso e impetuoso, lo faceva sentire vivo come non si era
sentito da anni, la adorava per questo, ne era quasi diventato dipendente senza rendersene conto.
Lei si sporse per baciarlo nuovamente, ma la fermò. «Esci dalla mia camera prima che i miei
modi da gentiluomo mi abbandonino», le disse scherzando.
«D’accordo», rispose lei ora allegra. «Sai, prima non sapevo cosa volesse dire davvero baciare
qualcuno di cui si è innamorati», lo salutò, chiudendosi la porta alle spalle.
Quando Ailie uscì, si rese pienamente conto di quanto era accaduto tra loro e realizzò quanto
fossero vere le parole che gli aveva detto Celine appena qualche giorno prima: provava ancora del
senso di colpa per Eilidh, ma lui era ancora vivo. Vivo in un modo in cui non si era più sentito, fin
quando Ailie non era entrata nella sua vita.
Ailie si precipitò nella stanza della sorella, era ancora amareggiata che quel pomeriggio fosse
scomparsa nel nulla, ma doveva raccontare assolutamente a qualcuno quello che era successo tra lei e
Maheloas. Sua sorella era l’unica persona di cui poteva fidarsi. Quando le aprì la porta, la investì con
un turbine di parole, raccontandole nel dettaglio.
«Sono felice per te, cara, ma adesso con chi ti presenterai al ballo?» le domandò.
«Pensavo di andare con te», rispose Ailie.
«Mi spiace, oggi mentre giravo per i campi ho avuto modo di riflettere, ho deciso di passare del
tempo per conto mio anche per quello. Quando sono rientrata sono andata a cercare Hewie e gli ho
detto che avevo piacere di andare al ballo con lui. Se avessi saputo che eri sola, non lo avrei fatto», la
informò Acheflow.
«Hai fatto benissimo, non preoccuparti per me. Magari chiederò a uno dei ragazzi. Aidan, Brian
e Murch... mi sembra siano single, quindi non offenderei nessuno. Piuttosto, dimmi: come mai ti sei
convinta a riavvicinarti a Hewie?» domandò curiosa.
«Ho pensato che chiunque può sbagliare e, come lo abbiamo fatto noi, lo ha fatto anche lui. Ho
riflettuto e ho considerato che, forse, merita una seconda possibilità», spiegò Acheflow.
«Hai fatto bene!» esclamò Ailie, sinceramente contenta. «Chi mi consigli d’invitare?» aggiunse
poi.
«Io ti suggerire Murch. Brian mi sembra un po’ troppo chiassoso come comportamento e Aidan
ha qualcosa che mi mette in soggezione, forse mi sbaglio», rispose Acheflow.
«In effetti hai ragione, ha sempre quello sguardo glaciale. Penso che farò come dici, chiederò a
Murch, mi sembra il più tranquillo», rispose Ailie.
Si avviarono a cena insieme, Acheflow si offrì di stare con lei quando avrebbe chiesto a
Murchadh di accompagnarla al ballo, ma Ailie rifiutò. Non era interessata a Murch e non si sentiva in
soggezione a chiedergli di farle da cavaliere. Era semplicemente per avere un accompagnatore e glielo
avrebbe anche specificato.
Dopo cena lo vide dirigersi da solo verso l’ingresso del castello e lo seguì. Un refolo d’aria
gelata la investì, quando svoltò nella stanza vuota, non vedeva Murch, ma dal freddo comprese che
doveva essere fuori dal portone accostato. Era, infatti, appena fuori dal castello e stava fumando.
«Fumi anche tu?» le domandò vedendola lì fuori.
«No, fortunatamente ancora non ho anche questo vizio», rispose lei scherzando.
«Io ho provato le sigarette degli umani, sai, ero alla Divisione di Venezia, in Italia. Sono
veramente orrende rispetto alle nostre misture preparate dai pozionisti», disse, agitando una piccola
pipetta intarsiata.
«Non avendo mai fumato non saprei dire», rispose Ailie cortese, per non cambiare
immediatamente discorso.
«Nelle sigarette degli umani c’è catrame e ogni sorta di porcheria chimica che produce la loro
razza, inoltre c’è una sostanza chiamata nicotina che genera dipendenza; le nostre misture per fumare
sono preparate dai pozionisti, sono solo erbe. A seconda della mistura servono per rilassarsi, darsi un
pizzico d’energia, digerire più facilmente il pasto. Insomma niente di tossico», spiegò lui. «Come mai
sei uscita qui fuori se non fumi?» domandò.
«Cercavo te e volevo parlarti da sola», disse Ailie, che iniziava a sentirsi in imbarazzo e si
pentiva di non essersi fatta accompagnare dalla sorella.
«Dimmi pure», la incoraggiò lui.
«Non vorrei sembrarti sfacciata, ma sarò molto franca. Acheflow ha deciso di concedere una
chance a Hewie e verrà al ballo con lui. Io mi troverei da sola e farei da terzo incomodo, quindi mi
chiedevo se potessi accompagnarmi tu. Sia ben chiaro non ho secondi fini», spiegò Ailie.
Murchadh si lasciò sfuggire una risata, imbarazzandola enormemente e facendola arrabbiare.
«Se la cosa ti fa ridere, tolgo il disturbo. Pensavo che anche ai guerrieri che già operano sul
campo venissero insegnate le buone maniere», lo redarguì aspramente.
«Aspetta, non ridevo di te, ridevo per il tuo mettere in chiaro di non farmi strani idee. Non
preoccuparti, il mio cuore è impegnato per una fanciulla che  si trova a Gallaibh. Ancora non vi è nulla
tra noi, ma quando questa faccenda finirà spero di poter fare un passo avanti con lei», la rassicurò lui.
«Scusami, non avevo idea, pensavo fossi libero. Non vorrei che questo invito ti causasse dei
problemi», rispose Ailie.
«Nessun problema: come hai detto tu, nessuno di noi ha secondi fini, si tratta solo di una
formalità. Sarò felice di farti da cavaliere sapendo che non illudo una giovane fanciulla. Passerò dalla
tua stanza e raggiungeremo tua sorella e Hewie, così andremo tutti e quattro insieme», la rassicurò
Murchadh.
«Ti ringrazio, sono felice di averlo chiesto a te», rispose Ailie.
Subito dopo rientrò. Dirigendosi verso la sua stanza, pensò che per una volta stava finalmente
andando tutto bene. Sua sorella sarebbe stata felice con Hewie, poco per volta si sarebbero sicuramente
riavvicinati e lei, una volta finite le missioni, avrebbe potuto finalmente approfondire il suo rapporto
con Maheloas. I suoi genitori sarebbero rimasti male dell’interruzione del fidanzamento ma, quando
avrebbero saputo chi avrebbe preso il posto di Hewie, sarebbero stati sicuramente entusiasti. Sapeva di
non aver fatto un bel pensiero, ma purtroppo i suoi erano fatti così e non poteva farci nulla. Si
preoccupava di più di come avrebbero preso il rapporto tra Acheflow e Hewie, soprattutto la famiglia
di Hewie. Forse avrebbe potuto chiedere a Celine di parlargli, dopotutto, visto il modo in cui la
pensava, sarebbe stata d’accordo a far qualcosa per una dei membri della sua spedizione.
Si addormentò con quei pensieri in testa, certa che la vita stava prendendo la giusta direzione,
sicura dell’invincibilità del suo amore. Proprio come tutte le fanciulle al primo batticuore non sapeva
che la strada del sentimento vero è ricca di imprevisti e svolte, spesso, non troppo piacevoli.
CAPITOLO 18 ~ IL BALLO
Domenica 28 gennaio
Il sabato era volato in un soffio. Celine aveva provato a chiedere a Maheloas se avevano
bisogno d’aiuto per l’organizzazione o l’allestimento, ma lui aveva cortesemente rifiutato dicendole
che, dopo tutto quello che aveva fatto per il suo Regno, desiderava almeno poterla ringraziare. Non
aveva insistito e aveva passato il sabato con Buonia e Bhirginia, controllando i campioni d’acqua
prelevati nei giorni precedenti.
A un certo punto, però, si era verificata una piccola emergenza per le scorte di cibo; Maheloas,
facendosi prendere dall’organizzazione, aveva dimenticato momentaneamente che il fiume andava
ripopolato e che tutti i pesci erano morti a causa della contaminazione dell’acqua. Celine, allora, contro
il volere di Morwenna, aveva dato ordine che venissero fatte preparare le scorte da Gallaibh e aveva
brevemente aperto il portale per consentirne il passaggio. Le energie le erano state praticamente
risucchiate ed aveva trascorso il resto del sabato a letto. Si era persino rallegrata che loro non usassero
l’avanzata tecnologia degli umani: almeno Morwenna, non potendola trattenere davanti alle tele
luminescenti, non aveva avuto chance di farle una ramanzina infinita al cellulare.
Sua nonna avrebbe preteso che qualcuno uscisse dalle protezioni per andare a comprare i
rifornimenti in loco, ma Celine non ne aveva voluto sapere, non avrebbe mai permesso che qualcuno
rischiasse di morire o di essere catturato per andare a fare la spesa.
Era nella sua stanza con Buonia e si stavano preparando per il ballo. Celine aveva insistito che
Caswyn passasse a prenderla da lei per scendere e non vedesse l’abito della moglie prima della festa.
Lei e Buonia si erano molto divertite a stuzzicare la sua curiosità. Dopo aver aiutato l’amica a
prepararsi, si avvicinò all’armadio estraendo una voluminosa sacca porta abiti.
«Vieni a vedere, sarai la prima a poter ammirare questo capolavoro, Kerra potrebbe avere di che
essere invidiosa!» disse Celine, abbassando la cerniera.
L’abito era composto di un’ampia gonna, corpetto e maniche a palloncino, in damascato color
verde acqua e motivi floreali in oro. La scollatura profonda e provocante era arricchita da una ruches in
raso verde smeraldo, orlata da fine passamaneria verde acqua e oro. La fascia e il fiocco in vita erano in
raso dorato. La gonna era rifinita con passamaneria verde acqua e oro, arricchita da una sopragonna in
raso verde smeraldo con applicazione di fiori e piume color panna e oro. La chiusura posteriore del
corpetto era composta da stringhe dorate. L’abito era completato da una borsetta dedicata, che ne
riprendeva i motivi e serviva a custodire il talismano.
«È incantevole!» esclamò Buonia, accarezzando il tessuto. «Aidan non riuscirà a toglierti gli
occhi di dosso!» aggiunse, per poi rammaricarsi subito dopo. «Scusami, a volte non riesco a tagliarmi
la lingua prima di parlare».
«Non preoccuparti. Sai, quando me lo sono venute a portare ieri sera per farmelo provare,
guardandolo finalmente dal vivo, è stato anche il mio primo pensiero. Credo che questa sera, se
possibile, ci allontanerà ancora di più», rispose Celine.
«Perché?» domandò Buonia, accigliandosi.
«Vedermi con Maheloas lo fa infuriare e soprattutto lo spinge a paragonarmi a Kaina, cosa che
mi manda in bestia».
«Scusa, ma non sei stata tu a inscenare, inizialmente, un finto flirt, apposta per ingelosirlo?»
osservò Buonia.
«È così, ma in realtà non serve a niente, se non a spingerlo a disprezzarmi. Non è geloso di me,
semplicemente non vuole che macchi la mia reputazione», spiegò Celine.
«Io non credo sia come dici, penso che Aidan non ti dica davvero ciò che pensa», tentò di
consolarla Buonia.
«Non so davvero. Io credo che ormai mi veda solo come una specie di fragile oggetto di
porcellana da conservare sotto una teca di vetro. L’ho sorpreso più volte a spiarmi, credo tenti di
carpire cosa so fare per poi riferirlo a Erskine», disse Celine.
«Credo voglia solo proteggerti, penso abbia paura che tu possa farti del male, come me e
Caswyn», suppose Buonia.
«Voi però sapete tutto e non tentate di andare a spiattellarlo a Erskine o Morwenna, affinché
m’impediscano di farlo», scattò Celine.
«Non credo siano queste le sue intenzioni», tentò di giustificarlo Buonia.
«Invece sì, altrimenti perché l’altro giorno ha tentato di tirarmi in mezzo in quella discussione
davanti a tutti? Vuole che lo sappiano e mi tengano sotto una campana di vetro, ormai ragiona come
loro».
«Non credo sia tutto bianco o nero, Celine, credo che tu e Aidan dobbiate parlare, soprattutto
credo tu debba obbligarlo a dirti quello che sente e pensa davvero, invece di quello che vuole farti
credere», suggerì Buonia.
«Già, come se fosse facile. Le uniche volte in cui ci rivolgiamo la parola da soli, ormai, non
facciamo altro che litigare e ringhiarci contro», rispose Celine, rattristandosi.
«Dai, non ci pensare, ci aspetta una serata impegnativa e tu dovrai essere bellissima, forse
questo lo smuoverà», scherzò Buonia.
Il tempo volò via vorticosamente, il trucco, l’acconciatura, indossare l’abito unito a chiacchiere
su chiacchiere, fecero sembrare i minuti secondi. I leggeri colpi alla porta ne furono la conferma.
«Chi è?» domandò Celine.
«Sono tuo zio e voglio riavere indietro mia moglie!» disse la voce di Caswyn da dietro i
battenti.
Celine andò ad aprire abbracciando suo zio, dopo aver fatto spostare Buonia in modo che non
fosse visibile.
«Chiudi gli occhi!» ordinò.
Caswyn stette subito al gioco. Celine prese per mano Buonia e la posizionò davanti a suo zio.
«Aprili!» ordinò poi.
Non vi fu bisogno di parole, il modo in cui suo zio osservò Buonia fu più che sufficiente a
rendere l’idea di ciò che pensava.
«È valsa la pena di aspettare», concesse lui sorridendo alla nipote, «ho incontrato Maheloas,
credo che a breve sarà qui. Noi andiamo avanti ad attendervi con tutti gli altri», aggiunse, porgendo il
braccio a Buonia.
In breve arrivò anche Maheloas. «Permettimi di dire, senza secondi fini o intenzioni, che sei da
togliere il fiato», disse lui facendo un inchino.
«Anche tu non sei male», scherzò Celine, osservando il suo abito.
Maheloas mostrava molta classe, il suo vestito era in raso bianco perlaceo, con sfumature lilla
cangianti e ricami viola, il collo della giacca era alto, alla coreana. Il gilet, dello stesso colore del
completo, era fitto di ricami lilla e viola. La camicia era in raso lilla, con collo Beethoven e polso
moschettiere. Al collo aveva un foulard in pizzo bianco e il fermanodo, con rifiniture in oro bianco, era
arricchito da un cammeo in avorio, con il simbolo dell’Aria e strass lilla. L’insieme era completato da
una catenina da taschino per gilet dove, probabilmente, era custodito il talismano.
«Mi sono impegnato, ma so di non essere all’altezza della mia accompagnatrice», rilanciò lui.
«Sono felice di trovarti così allegro, va meglio quella situazione?» domandò lei, mentre
percorrevano i corridoi del castello.
«Sì, molto meglio. Adesso c’è troppa gente e non è il momento, ma te ne parlerò appena
possibile», rispose Maheloas, sorridendole.
«Non andiamo giù nel salone?» domandò Celine, quando vide che lui la guidava al piano
superiore che non aveva mai visitato.
«No, vedrai, rimarrai incantata, ho scelto di organizzare il ballo nella sala del castello che amo
di più», rispose Maheloas.
Quando i servitori aprirono loro le porte per farli entrare nella sala già affollata, gli ospiti si
disposero in modo da aprire loro un corridoio centrale e Celine rimase abbagliata da come aveva
organizzato il tutto Maheloas. La sala scelta non aveva muri ma immense vetrate dal pavimento al
soffitto: in cielo le aurore boreali vorticavano rapidamente. Era come essere sospesi nel nulla e avere la
sensazione di poter toccare con mano le luci del Nord. L’illuminazione era volutamente bassa per dare
maggior risalto a quella della natura.
I presenti applaudirono al loro arrivo. Celine era frastornata, tra tutte quelle facce sconosciute,
ciononostante riconobbe i membri della sua spedizione. Le ragazze indossavano i bellissimi abiti che
avevano scelto insieme e notò con piacere che anche i ragazzi si erano impegnati. Si erano formate
delle strane coppie: Celine fu sorpresa di vedere Mavi al braccio di Brian e Ailie a quello di Murch,
quasi quanto la colpì notare che Acheflow aveva finalmente concesso un’occasione a Hewie.
Quando le sue iridi incrociarono due pozze di ghiaccio blu, si rese conto che il suo sguardo lo
stava già cercando senza che lei se ne fosse accorta, sentì il rossore affluirle alle guance, ciononostante
non abbassò gli occhi. Quando lei e Aidan si fissavano in quel modo, era come sei i loro occhi
parlassero al posto loro e le loro anime si ricongiungessero, era un magnetismo talmente potente che le
sembrava quasi di percepirlo nell’aria. Notò negli occhi di lui: prima l’apprezzamento per il suo aspetto
e poi la rabbia. Celine si chiese se davvero poteva pensare che lei si intrattenesse con Maheloas quando
era solo lui ciò che voleva. Ne apprezzò stupita l’abbigliamento, non credeva che Aidan si sarebbe
impegnato tanto, né pensava che esistesse un modo in cui potesse essere più bello di come lo vedeva
sempre.
Aveva deciso di sfoggiare i colori che facevano parte del suo elemento, ma in toni smorzati e
questo conferiva all’abito una gran classe. Il completo richiamava lo stile barocco ed era in raso rosso
borgogna: sul davanti, sul collo e sulle pattine inclinate aveva una passamaneria in cristallo fumé color
bronzo. Anche l'abbottonatura della giacca era impreziosita da un alamaro di strass dello stesso colore e
la parte posteriore presentava i tagli redingote con uno spacco. Aidan era alto e felino già di suo, ma
quest’abito slanciava ancora di più la sua figura, lo rendeva quasi regale. La camicia era di raso rosso
borgogna, con un ricamo di fiori color bronzo su collo e polsi; i gemelli erano a forma di goccia, in
cristallo rosso. Il foulard al collo era in raso, color bronzo e rifinito con un orilino; il fermanodo aveva
la finitura in oro bianco e un cammeo con il simbolo del fuoco, orlato da strass fumé bronzo.
Completava l’insieme un bastone con asta in legno verniciato di nero, con il pomolo a forma di
fiamma, in cristallo rosso e arancione.
Se Maheloas non avesse continuato a camminare, totalmente incurante del suo sguardo perso,
Celine sarebbe rimasta irrimediabilmente impalata a fissarlo. Poteva anche essere la regina del loro
mondo, ma rimaneva sempre e comunque una donna innamorata. Niente, nemmeno i sentimenti più
nobili e altruistici, sarebbe riuscito a far smettere di battere furiosamente il suo cuore ogni volta che
incontrava quegli occhi belli come il cielo quando tramonta il sole e lentamente cala la notte.
Celine raggiunse i troni d’onore insieme al suo cavaliere e, vedendo che gli ospiti avevano
ripreso a ballare, sulle note della dolce musica che si levava dall’angolo destro della stanza, approfittò
per guardarsi ulteriormente intorno. Nel lato sinistro erano disposti i tavoli dove era possibile servirsi
del buffet: Maheloas aveva deciso, consultandola preventivamente, di proporre pietanze tipiche di quei
luoghi. Celine aveva accettato con entusiasmo la proposta, la cosa avrebbe fatto sì che gli inviati, anche
di estrazione più umile, si sentissero a casa e avrebbe dato loro modo di immergersi maggiormente nel
loro stile di vita. Si era premurata di imparare le portate a memoria, così, se ne avesse parlato con
qualcuno, non avrebbe fatto brutte figure.
I tavoli erano disposti in modo da far procedere gli invitati dagli antipasti verso i dolci. Non vi
erano moltissime portate, solo l’essenziale per mangiare senza perpetrare sprechi. Tra gli antipasti si
potevano assaggiare il leipäjuusto - un formaggio lappone cotto a fiamma - da gustare con una
confettura di mora di palude, il carpaccio di salmone, i rotolini di salmone alla crema di formaggio e il
silli - aringa marinata o in salamoia con rosolli. Quest'ultima era un’insalata composta da mele, cipolla
e carota cotta, cetrioli agrodolci e barbabietola rossa: tutte tagliate a cubetti e condite con panna acida. I
primi erano solo due e molto caratteristici: la zuppa di gnocchi di pesce alla finlandese e la hernekeitto
- una tradizionale minestra di piselli. I secondi erano più numerosi e spaziavano dalla carne al pesce. Il
karjalan paisti - uno stufato di spezzatino di bovino con verdure - la torta di merluzzo - una ricetta di
grano saraceno con burro sale e acqua - il luccio ripieno e la coscia di maiale al forno servita con purea
di cavolo rapa. La frutta era molto particolare e sicuramente non si poteva gustare facilmente altrove. Si
potevano assaggiare il rovo artico, lakka, o l’olivello spinoso, tyrni. I dolci erano davvero invitanti e
avevano un aspetto delizioso. Si poteva scegliere tra la crostata di rabarbaro - realizzata amalgamando
burro e zucchero con la farina, l'impasto era steso e ricoperto con lamponi, rabarbaro, crema al
mascarpone e yogurt - e dei dessert al cucchiaio, a base di ricotta maitorahka e lamponi.
Celine si chiedeva se tra quella folla si nascondesse il portatore della Lama d’Aria, se davvero
sua nonna avesse ragione ed esistesse la possibilità che le si palesasse. Aveva voluto far contenta
Morwenna, ma non era affatto convinta che sarebbe successo qualcosa di rilevante al ballo. Tuttavia,
osservando l’umore dei presenti, si rallegrò della sua scelta di accettare che si tenesse la festa. Le
persone le si avvicinavano per ingraziarla della sua presenza e del suo appoggio: l’umore generale
sembrava migliorare sempre più.
Ailie era furente, fino a pochi attimi prima che si aprissero le porte era allegra e felice, non
vedeva l’ora che Maheloas e Celine facessero il loro ingresso di rappresentanza per poter poi
trascorrere del tempo con lui. Ma quando aveva visto l’abito di Celine, e quanto stava bene di fianco a
lui, la gelosia aveva iniziato a divorarla. Era uno dei vestiti più straordinari che avesse mai visto e la
faceva sembrare ancora più bella; si stringeva al braccio di Maheloas, lui sembrava molto felice e
compiaciuto di essere lì con lei. Tutti cenavano allegri e discutevano del cibo, Murchadh era stato
persino così gentile da accompagnarla e riempirle il piatto, ma non riusciva a toccare nulla. Continuava
a guardare loro, seduti ai troni d’onore che mangiavano e chiacchieravano allegramente. Tutta la gente
gli si affollava intorno per ringraziare Celine e il suo Maheloas la guardava con evidente ammirazione:
era lei, come sempre, il perno della sua attenzione.
Verso le dieci fu annunciata l’apertura delle danze e, come da copione, fecero un ballo da soli
lui e lei. Vederlo tenere tra le braccia di un’altra e volteggiare con lei, la fece soffrire, ma a peggiorare
il tutto si aggiunsero i commenti dei presenti.
«Come sono belli insieme», aveva detto una donna tracagnotta rivolta al marito.
«Già, peccato che lei sia destinata a qualcun altro», aveva risposto il marito.
«La regina è di una bellezza che offusca qualsiasi altra donna in sala», aveva osservato una
ragazzina.
«E il Sovrintendente non ha occhi che per lei», aveva ribattuto di rimando il suo
accompagnatore.
Miliardi di commenti le ronzavano in testa e le piovevano addosso come punture d’ape, una più
dolorosa dell’altra. Ailie si rese conto della sua inconsistenza rispetto a Celine e si disse che nessuna
avrebbe potuto competere con lei. Si sentì profondamente umiliata.
«Che cosa c’è?» la riscosse sua sorella.
«Niente», rispose a denti stretti.
«Stai tremando, Ailie», le fece notare Acheflow.
«Mi ha preso in giro per tenermi buona. Guardali!» esclamò furiosa.
«Sapevi che sarebbero dovuti venire insieme, te l’ha detto anche lui», tentò di calmarla
Acheflow.
«Erano tutte bugie, si vede che è felice di averla vicino!» rispose Ailie sempre più nervosa.
«Solo perché è una persona amabile, non certo perché sia innamorato di lei. Se farai una scenata
non ne guadagnerai nulla», consigliò sua sorella.
«Non ho intenzione di fare scenate, ma se pensa di prendermi ancora in giro si sbaglia di
grosso. Sarà anche vero che lei non può stare con lui, ma è evidente cosa pensa», osservò Ailie.
Era talmente infuriata da non rendersi conto che la musica era cambiata e altre coppie avevano
iniziato a danzare.
«Hewie, vuole fare un ballo, concedine uno anche al tuo cavaliere, magari ti divertirai un po’»,
la incoraggiò Acheflow.
Ailie si avvicino a Murchadh e lui, senza battere ciglio o chiederle spiegazioni per il suo
comportamento ombroso, iniziò a farla volteggiare per la stanza. Era felice di averlo scelto, era davvero
un bravo ragazzo. Lei però s’innamorava sempre delle persone sbagliate, a quanto sembrava.
«Scusate», li interruppe la voce di Maheloas.
Ailie si girò fulminandolo con lo sguardo.
«Prego», disse Murchadh cortese.
«Ecco, mi chiedevo se posso rubarti la dama per un ballo o due», propose Maheloas.
«Certamente...», rispose Murch garbato.
«Non vedo perché», lo fermò Ailie. «Non voglio cambiare cavaliere, ho invitato Murchadh
proprio per il piacere della sua compagnia, credo che un Sovrintendente, durante queste occasioni,
dovrebbe avere un incarico ufficiale. Forse dovresti dedicare tutte le tue attenzioni a Celine, senza
perder il tuo tempo in cose inutili», si voltò verso Murch che era chiaramente imbarazzato.
«Riprendiamo a ballare?» domandò mielosa, lasciandolo interdetto.
«Certo», rispose lui, facendo finta di nulla.
Ailie fu grata del fatto che non commentasse e non le chiedesse niente. Avrebbe voluto girarsi
per vedere la faccia di Maheloas, la prossima volta ci avrebbe pensato bene prima di prenderla in giro
come aveva fatto. Poi si diede della stupida, di certo, appena aveva voltato le spalle, era corso dalla sua
adorata Celine.
Mavi era piacevolmente sorpresa. La serata stava andando oltre ogni sua aspettativa. Quando
Brian le aveva chiesto di andare al ballo insieme non aveva creduto alle proprie orecchie, aveva fatto la
sostenuta e lo aveva osservato mentre, imbarazzato, si comportava da vero cavaliere e la invitava. Non
credeva che la cosa sarebbe durata, invece, il suo cuore era entrato in un tumulto di gioia quando,
quella sera, era andato a prenderla per farle da accompagnatore. Si era complimentato per il suo vestito
e le aveva detto che era felice di passare la serata con lei. Mavi si era sentita arrossire per quegli
apprezzamenti e, per compensare, aveva chinato la testa in modo che il suo caschetto castano le
coprisse le guance imporporate. Ringraziò di aver optato per i capelli completamente sciolti e non aver
fatto un’acconciatura che le avrebbe lasciato scoperto il viso.
L’intera conversazione aveva avuto un ritmo e un andamento diverso rispetto a tutte le altre che
avessero mai avuto prima: Brian le chiedeva di lei, non della guerriera, ma della persona; scherzava con
lei e si era persino preoccupato di andarle a prendere da bere. Quando avevano preso il dolce, era
rimasta una cucchiaiata di quarkspeisen e Brian gliel’aveva ceduta, imboccandola. Si domandò se fosse
possibile che lui l’avesse finalmente visa con occhi diversi. Quando Celine e Maheloas avevano
terminato il ballo di rappresentanza che dava inizio alla festa, Brian le aveva chiesto di ballare con lui,
comportandosi da vero gentiluomo. Si chiedeva se l’indomani avrebbe ripreso a trattarla come al solito
o quello sarebbe stato il giorno della svolta. Purtroppo non le ci volle molto per avere risposta.
«Che furbastro», sentì dire a Briana a mezza voce.
«Con chi ce l’hai?» chiese curiosa.
«Con Murch!» rispose lui.
«Come mai? Che cos’ha fatto?» domandò lei ingenuamente.
«Faceva tanto l’indifferente per il ballo, ha detto che pensava solo ad Adraste e che avrebbe
fatto da cavaliere a qualcuno in caso di bisogno», rispose Brian.
Mavi si guardò intorno perplessa. «Presumo sia quello che sta facendo, Acheflow ha invitato
Hewie, Ailie ora è sola, forse per non fare da terzo incomodo alla sorella ha chiesto a Murch», ipotizzò
Mavi.
«Strana coincidenza, ne parlavamo proprio l’altro giorno, figurati che io avevo anche pensato
d’invitarla e mi hanno scoraggiato tutti dicendomi che era troppo giovane...» rispose Brian, incurante
della pugnalata che le stava dando.
«Brian, perché hai invitato me, allora?» domandò lei di punto in bianco.
Vide Brian sbiancare, forse per la prima volta si era reso conto di aver parlato a sproposito.
«Perché mi andava di farlo», tentò di glissare.
«Certo, ti andava talmente tanto che appena hai visto Ailie con Murch ti sei infastidito. Volevi
lei, non è vero?» domandò diretta.
«Be', no. Sapevo che con Ailie non avrei potuto divertirmi come sono solito fare, avrei rischiato
di passare guai: è giovane e di buona famiglia. Io volevo andare in paese e invitare qualche ragazza, ma
mi hanno tutti scoraggiato. Dicevano che avrei potuto creare disagi alla nostra alleanza approfittandomi
di qualche giovane ingenua», spiegò lui, spiattellandole la verità.
«Così hai inventato me... Pensavi che fossi una cui dare una botta e via come le tue residenti da
due soldi?» chiese infuriata.
«No, Mavi. Io... Non volevo portarti a letto assolutamente. Ho invitato te per stare tranquillo,
me lo hanno fatto notare anche i ragazzi», rispose lui, peggiorando ulteriormente la situazione.
«Che cosa intendi dire?» domandò Mavi che iniziava a capire com’erano andate davvero le
cose.
«Non ci avrei mai provato con te e così non avrei rischiato di combinare un disastro in caso
avessi illuso qualcuno. Inoltre ti garantisco che Aidan mi aveva intimato di comportarmi da gentiluomo
e gli avevo dato la mia parola, davvero non avevo intenzione di venire a letto con te, Mavi», tentò di
giustificarsi Brian, umiliandola maggiormente.
«Che cosa c’entra in tutto questo mio fratello?» domandò lei ancor più furente.
«Ne abbiamo parlato tutti insieme e, quando ho acconsentito a invitare te, mi ha intimato di
essere cortese e di comportarmi bene. Non avrei mai tentato niente di male, te lo giuro», riferì Brian.
Quelle parole, che avrebbero dovuto essere una rassicurazione, erano una stilettata al cuore:
neppure per il sesso la considerava. Oltretutto aveva capito come mai si era comportato così
educatamente, temeva la reazione di Aidan. Si chiese quanto sapesse su ciò che lei provava, ma la sua
sincerità eccessiva le faceva presumere che non ne avesse idea e che, semplicemente, l’avesse usata
come ripiego per non presentarsi da solo. Le si stavano riempiendo gli occhi di lacrime, non poteva
piangere davanti a lui, sarebbe stata un’umiliazione eccessiva dopo quello che le aveva detto.
«Avresti potuto evitare di fingere per tutta la sera, sarebbe andato bene il tuo solito
comportamento, piuttosto che prendermi in giro con tutte quelle domande su ciò che pensavo e tutto il
resto», disse al colmo della tristezza.
«Quello era tutto vero, Mavi, mi piace parlare con te...» iniziò a dire Brian.
«Per questa sera ne ho sentite anche troppe di bugie, scusami, voglio andare da mio fratello,
sono certa che potrai trovare un rimpiazzo migliore: di donne sole ce ne sono a bizzeffe, almeno non
dovrai più fingere modi che non ti appartengono», disse tagliente.
«Aspetta, Mavi!» la bloccò, afferrandola per un braccio. «Io non ho fatto finta, mi stavo
divertendo davvero. Tu sei la migliore tra le ragazze che conosco. Non potrei mai essere amico di
nessun’altra, non come con te. Tu sei come un ragazzo per me, ti apprezzo moltissimo», disse Brian,
sbriciolando anche il poco di autostima che il suo bel vestito le aveva regalato.
Si divincolò bruscamente e si diresse verso Aidan.
Aidan vide Mavi arrivare e si rese subito conto che qualcosa non andava dalla faccia della
sorella: sembrava che stesse per piangere e fosse furente al contempo.
«Come diavolo ti è saltato in mente di costringere Brian a invitarmi? Perché un’umiliazione del
genere, Aidan?» domandò, sibilando a mezza voce.
«Mavi, nessuno l’ha costretto, al limite gliel’ho suggerito. L’unica cosa che gli ho fatto notare
in maniera forte era che avrebbe dovuto comportarsi rispettosamente e trattarti come una donna, non
come una di quelle oche che si porta a letto», tentò di difendersi Aidan.
«Avevo forse bisogno che mi facessi passare una serata finta? Non ti sei detto che forse avrei
sofferto molto più, quando il giorno dopo avesse ripreso a trattarmi nel solito modo?» indagò Mavi.
«No, non credevo lo avrebbe fatto, pensavo fosse un’occasione perché capisse chi davvero
contava. Mavi, io non volevo prenderti in giro, se è questo che ho causato ti chiedo scusa», disse Aidan
dispiaciuto.
Brian gliel’avrebbe pagata, non capiva come potesse essere stato così idiota da dire a Mavi che
addirittura era stato lui a dirgli di comportarsi bene. Lo stava osservando e si accorse che si era già
avvicinato a un gruppo di ragazze, scherzando come nulla fosse. Si chiese come facesse a essere così
indifferente a ciò che lo circondava. Certo, anche lui era stato come Brian, ma si era sempre reso conto
di quali erano le ragazze disposte a divertirsi e quali  da non prendere in giro. Ma, soprattutto, aveva
sempre usato una certa delicatezza nell’allontanarsi da persone che non avrebbero meritato il suo
disinteresse. Brian, invece, sembrava non rendersi neppure conto che le persone intorno a lui potessero
avere sentimenti: la sua mente era come quella di un bambino, incurante dei danni che provocava.
Con un occhio osservava lui e con l’altro teneva traccia di ogni cosa che faceva Celine. Adesso
stava danzando con un contadino, era un uomo anziano ed era visibilmente emozionato di parlare con
lei. Era chiara l’ammirazione dell’uomo per ciò che lei aveva fatto per quelle Terre.
«Scusa, mi rendo conto che tu non stai meglio di me», disse Mavi, sempre sottovoce.
«Ormai io sono abituato a dover rinunciare, so che è così, ma tu non devi rinunciare all’amore,
Mavi. Sei bellissima, potresti trovarne mille se lo volessi. Brian è cieco e stupido», rispose Aidan.
«Forse, o forse davvero valgo poco come donna, nessuno mi ha mai guardato come tu guardi
lei», osservò Mavi, «anche adesso che non dovresti guardala, con la scusa della sua sicurezza, non ti
perdi un suo singolo movimento, la tieni d’occhio come se fosse l’unica che vale la pena di essere
osservata».
Aveva appena finito di dirgli quelle parole, quando Aidan percepì qualcosa di strano.
L’espressione di Celine era cambiata e l’uomo non sembrava più volteggiare con lei, ma pareva
stringerla con forza inaudita. Aidan ci pensò un secondo, poi balzo su di loro, separandoli. Erskine
avrebbe potuto arrabbiarsi, ma non avrebbe permesso a nessuno di stritolare Celine in quel modo.
L‘uomo gli ringhiò contro, aveva gli occhi fuori dalle orbite, era un corrotto. Aidan senza pensarci due
volte invocò una spada e lo trafisse uccidendolo con un colpo solo, poi si voltò verso Celine
spaventato.
«Stai bene?» domandò in ansia.
Lei per tutta risposta fissava l’anziano a terra con occhi sgranati. Fu un attimo di relativa calma
e silenzio scioccato, poi iniziarono le urla. Era difficile identificare i corrotti dalle persone normali.
Aidan non si sapeva spiegare come fosse accaduta una cosa del genere. Gli sembrava di vivere in un
incubo, si sentì salire l’acido in bocca e dovette contenersi per non rigurgitare la cena. Fàs era riuscito
in qualche modo a ripetere quello che aveva fatto con gli umani a Gallaibh la notte della rivolta, solo
che qui aveva usato i Custodi che vivevano nel Regno dell’Aria.
I laoich del Regno dell’Aria esitavano, nessuno di loro si faceva avanti, indietreggiavano
spaventati da quelli che, fino a poco prima erano fratelli, amici, conoscenti, negozianti di fiducia. Solo i
membri della spedizione stavano iniziando a darsi da fare. Lui riusciva a restare ancorato alla realtà
solo perché avvertiva la presenza di Celine e sapeva di doverla difendere, altrimenti si sarebbe fatto
sopraffare dai ricordi.
Afferrò Celine per un braccio. «Devo portarti via di qui», disse quasi come un ordine.
Lei si divincolò. «No! Questo è il mio posto, solo io posso guarire queste persone», si ribellò lei
decisa.
«Sei impazzita? Sono un’infinità, dobbiamo ucciderli!» rispose alterato.
Si guardò intorno per accertarsi che Mavi stesse bene e Celine approfittò di quel suo momento
di distrazione per sfuggirgli.
Salì in piedi sul trono. «Non uccideteli, metteteli solo a terra. Non fate loro del male!» si mise a
urlare.
Fortunatamente nessuno si fermò. Una ragazza balzò in avanti cercando di atterrare Celine e
Aidan fece di nuovo uso della sua spada per bloccarla.
«Celine, non possiamo salvarli tutti, è impossibile, sono troppi e siamo impreparati», urlò,
tirandola giù dal trono dov’era un facile bersaglio e mettendosi davanti a lei.
«Dobbiamo salvarne il più possibile, Aidan. Queste persone sono state colpite per arrivare a
noi, sono degli innocenti. Più ne uccideremo e più la popolazione presente ci odierà. Attribuiranno a
noi la colpa di quanto è accaduto e quella della loro morte», rispose lei, grosse lacrime di rabbia le
rigavano il volto.
«Va bene, ci proveremo, ma non allontanarti da me», intimò deciso. Sapeva che Celine avrebbe
fatto il diavolo a quattro se avesse insistito per sterminare i corrotti presenti, ma soprattutto riconosceva
che lei aveva ragione. Quelle persone erano solo un mezzo.
Buttò un’occhiata intorno. Mavi stava facendo un buon uso delle saette e aveva atterrato già un
folto gruppo di persone, Ailie fortunatamente le dava man forte. Brian stava facendo più uso della forza
fisica che non dei suoi poteri, sbatacchiava come tappeti tutti quelli che gli capitavano a tiro. Aveva
instaurato una collaborazione silenziosa con Caswyn, che stava tenendo un’illusione fissa nell’angolo
in cui lui scagliava le sue vittime, così, quando si riprendevano, erano intrappolati dall’illusione stessa.
Acheflow strillava isterica, Hewie era completamente preso nel cercare di trattenerla;
fortunatamente Aengus aveva preso in pugno la situazione e proteggeva Caswyn da eventuali attacchi
tenendo d’occhio anche Bhirginia, Buonia e i due ragazzi. Maheloas stava facendo lo stesso tipo di
contenimento di Ailie e Mavi, usando fulmini e saette per stordire i nemici. Murch aveva eretto una
barriera d’acqua attorno al perimetro in cui Maheloas scagliava i corrotti, in quel modo restavano
bloccati al suo interno. Ermer ed Erskine, invece, li stavano sterminando alla vecchia maniera, un
gruppo di persone del popolo li fissava scioccato.
Una donna si scagliò contro Erskine. «Fermo! È mio marito!» urlò.
Il corrotto approfittò della distrazione per afferrare la donna e lanciarla contro il gruppo di
persone attonite, poi si avventò su Erskine che era a terra.
«Dobbiamo intervenire subito!» disse Celine.
Aidan non perse tempo, tenendola saldamente per mano si materializzò di fianco ad Erskine.
Involontariamente aveva contato sulla sintonia che c’era tra lui e Celine, e aveva fatto centro: lei si era
smaterializzata con lui. Afferrò il corrotto, liberando Erskine, e Celine lo stordì con una catena di
fulmini. Aidan eresse una barriera di fiamme e Celine iniziò a fulminare tutti i corrotti che si
assiepavano attorno a loro, per fare in modo che perdessero conoscenza e potessero essere tenuti sotto
controllo dal muro di fiamme.
«Fermatevi, non uccideteli!» urlò rivolta a Ermer ed Erskine.
Ermer la guardò e stava per aprire la bocca, ma Erskine fu più rapido. «Facciamo come dice
lei», disse.
Erskine rimase ad aiutare loro, mentre Ermer si diresse verso Aengus che da solo non riusciva a
fare molto. Per proteggere chi gli stava a fianco, aveva usato un metodo inverso al loro: aveva
circondato il suo gruppo di fiamme, ma i nemici attorno, non potendoli raggiungere, si erano rivoltati
contro la popolazione inerme.
Quando tutti i nemici furono intrappolati all’interno delle barriere, Celine prese nuovamente in
pugno la situazione. «Chi ha il potere della terra lo usi per immobilizzarli, uno per uno, con le radici,
poi li porteremo nelle segrete», ordinò.
Fu un lavoro lungo e duro, erano tutti stremati, ma purtroppo avevano appena iniziato. I Custodi
presenti volevano avvicinarsi ai loro cari, ma non potevano permetterglielo; i corrotti urlavano oscenità
e facevano ringhi, la situazione era in bilico.
«Fermatevi tutti!» urlo Maheloas. «Siete il mio popolo e dovete ubbidirmi. I vostri cari saranno
curati, ma adesso non potete avvicinarvi a loro. Per favore, allontanatevi!».
Un fracasso incredibile attirò l’attenzione comune, qualcuno aveva abbattuto la porta.
«Signore, non potevamo entrare», disse il capo delle guardie di palazzo.
Tra la confusione generale e il pericolo che avevano corso, Aidan non si era minimamente reso
conto che le guardie di palazzo non erano intervenute.
«Qualcuno aveva sigillato le porte dall’interno», continuò l’uomo, «Dobbiamo interrogare tutti i
presenti».
«Hanno tutti rischiato di morire, non è il momento, probabilmente è stato qualcuno già
trasformato a sigillare le porte. Aiutateci a far andare via le persone, poi porteremo i corrotti nelle
segrete», ordinò Maheloas.
«Devo andare vicino alla porta, bisogna che parli con le persone», disse Celine ad Aidan a
mezza voce.
«Vengo con te», rispose Aidan che non voleva perderla di vista un secondo.
La situazione era relativamente sotto controllo, ma qualche invitato avrebbe potuto rivoltarsi
contro di lei. Le persone, adesso, le sfilavano davanti senza neppure degnarla di uno sguardo, i pochi
che si fermavano erano imparentati con le vittime della corruzione.
«Non c’è bisogno che ci mandiate via per ucciderli, fatelo ora e dateci le spoglie dei nostri
cari!» sibilò una donna.
«Non ho intenzione di farli uccidere, tutte le persone ancora vive torneranno a casa, ci vorrà del
tempo, ma ve li rimanderò indietro», tentò di rincuorarla Celine.
«Dice così solo per rabbonirci!» urlò la donna.
«Non è così, vi assicuro che i vostri cari saranno curati», insisté Celine.
«Ci avete preso in giro abbastanza, guardate cosa è successo. La vostra venuta qui ha
peggiorato le cose, ora anche i nostri cari sono stati tramutati in mostri! Mia figlia si sarebbe dovuta
sposare tra qualche mese!» urlò un uomo.
La folla stava iniziando ad agitarsi, Aidan si girò verso Maheloas e fece un cenno di diniego con
la testa. Fortunatamente l’altro capì e richiamò immediatamente l’attenzione delle guardie, le mandò
verso di loro per allontanare il popolo che stava iniziando a diventare aggressivo.
Aidan si frappose tra Celine e la folla. «Celine non serve a niente parlare con loro, adesso sono
arrabbiati e non ti credono. Quando inizierai il processo di guarigione forse le cose cambieranno», disse
per cercare di farla stare buona.
«Non posso farli andare via così!» esclamò Celine.
«Invece è l’unica cosa che puoi fare adesso, più tenterai di convincerli del contrario e più gli
animi si riscalderanno», s’impose lui deciso.
Le guardie iniziarono a far sciamare fuori le persone e fortunatamente nessuno di loro oppose
resistenza, altrimenti Celine avrebbe cercato di intervenire, peggiorando ulteriormente la situazione.
Sopraggiunsero Ermer ed Erskine. «Riteniamo di dover fare una rapida uscita per controllare le
protezioni e verificare il perimetro», disse Erskine.
«Va bene, andate, noi ci occuperemo di trovare un posto per queste persone e poi inizieremo
una riunione d’emergenza. Al vostro rientro ci saprete dire gli effetti che hanno avuto gli eventi di
questa sera sul muro protettivo», rispose Celine.
Da quel momento in poi non vi fu un istante libero. I Custodi trasformati in corrotti andavano
portati nelle celle, purtroppo erano tantissimi e non vi era una cella per ognuno di loro. Avevano
dovuto inventare un rimedio di fortuna e legarli in modo che, stando in più di uno nella stessa cella,
non potessero toccarsi. Celine era stata molto perspicace e, nonostante lo stress, aveva dato prova di
saper gestire la situazione: temeva che potessero farsi del male a vicenda, magari sotto l’influsso
di Fàs avrebbero potuto iniziare a ferirsi tra loro, peggiorando ulteriormente la situazione e dando
prova agli abitanti che li avevano uccisi.
Ordinò di utilizzare il sistema di allarme per allertare le guardie di Gallaibh e fare in modo che i
quattro membri del Consiglio fossero davanti alle tele luminescenti, a quella riunione avrebbero
assistito anche loro. Aidan pensò subito che se non avessero dato quel ballo probabilmente niente di
tutto questo sarebbe accaduto, ma le cose in realtà sarebbero potute andare anche peggio. Sapeva che
Celine non voleva che si tenesse quella festa, ma sperava che non facesse nulla di puerile, come
rinfacciarlo a Morwenna. Decise di parlargliene. Quella sera non l’aveva mollata un istante, temeva che
si avvicinasse troppo ai corrotti o facesse qualche sciocchezza.
«Celine, posso dirti una parola prima che inizi la riunione?» domandò più garbatamente
possibile.
Non voleva che la raccomandazione che le stava per fare suonasse come un ammonimento e lei
facesse l’opposto per ripicca. Sapeva che Celine non era né sciocca né infantile, ma ultimamente i
rapporti tra loro erano molto tesi. Era persino sorpreso che quella sera gli avesse dato retta.
«Ti ascolto», rispose, fissandolo intensamente.
«So che tu non volevi dare questo ballo, probabilmente ti dirai che forse avevi ragione,
immagino che il primo istinto sia quello di rinfacciarlo a Morwenna - considerato che tentano sempre
di comandarti a bacchetta - ma forse dovresti tenere conto di un’altra cosa».
«Mi stupisce che proprio tu, adesso, parli del fatto che tentino di comandarmi e tenermi sotto
controllo quando mi hai dato l’idea di fare altrettanto», rispose Celine, scrutandolo dubbiosa.
«Ascoltami, non voglio litigare, vorrei solo dirti che, secondo me, se non avessimo dato il ballo
forse sarebbe stato peggio», disse senza giri di parole.
«Spiegati meglio».
«Se Fàs aveva già deciso e irretito queste persone, probabilmente, se non vi fosse stata questa
occasione comune, prima o poi li avrebbe risvegliati nelle case, ci sarebbero stati molti più morti. Tutti
i custodi non corrotti sarebbero stati uccisi», spiegò Aidan.
«Hai ragione, a questo non avevo pensato. I presenti sembravano imbambolati, non osavano
attaccare persone che erano loro vicine, o parenti», rispose, perdendosi a riflettere in silenzio.
Aidan non disse più niente mentre si dirigevano, ormai silenziosi, verso la stanza delle tele
luminescenti.
Celine aveva l’amaro in bocca: era conscia che Aidan aveva ragione, ma sapeva anche che,
grazie a quel ballo, tutti gli sforzi dei giorni passati erano andati in fumo. Quando raggiunse il luogo
della riunione e vide che Ermer ed Erskine erano rientrati, cogliendo le loro espressioni, ebbe conferma
che il peggio doveva ancora arrivare.
«Ditemi tutto», disse semplicemente.
«Purtroppo le protezioni sono crollate, avvolgono a malapena il villaggio, la collina e il castello,
per il resto del territorio i nemici hanno via libera», rispose Erskine senza giri di parole.
«Le persone che abitano fuori da questi confini? Sapete chi si trovava al castello e chi non ha
partecipato al ballo?» domandò Celine preoccupata.
«Abbiamo parlato con le guardie prima di venire qui, loro hanno la lista di chi ha partecipato. I
presenti sono sicuramente salvi, credo che nessuno, dopo quello che è successo questa sera, abbia avuto
il coraggio di uscire dalla zona protetta. Purtroppo sulla sorte di chi era rimasto a casa non possiamo
fare ipotesi», spiegò Ermer.
«Maheloas!» esclamò Celine, richiamando il Sovrintendente vicino a loro.
«Dimmi, c’è qualcosa che posso fare?» domandò lui.
«Chiama subito il capo delle guardie, digli di andare in giro per il villaggio e cercare le persone
che abitavano nei boschi al di fuori. Allerterà le guardie e cercheranno, insieme alla popolazione, un
posto per gli sfollati. Chi non troverà posto nelle case altrui sarà ospitato qui. Non possiamo permettere
che queste persone, oltre ad aver assistito allo scempio di stasera, si ritrovino anche senza un tetto sulla
testa», disse Celine.
«Provvedo immediatamente, le protezioni sono crollate, vero?» domandò lui.
«Purtroppo al momento sono sicuri solo il villaggio, la collina e il castello», rispose Celine
mestamente.
«Non è colpa tua, niente di tutto questo lo è», disse Maheloas, poggiandole una mano sulla
spalla. Poi si allontanò rapidamente per andare a fare quello che lei gli aveva ordinato.
Stavano arrivando tutti nella sala e Celine li ragguagliò brevemente sullo stato delle protezioni.
Attese il ritorno di Maheloas per dare il via al collegamento con Gallaibh. L’espressione dei membri
del Consiglio era tesa ed eccitata, Celine comprese subito che pensavano l’informasse di aver trovato il
portatore della Lama, ma avrebbero avuto un brusco risveglio.
«Buonasera, Celine, immagino che ci siano importanti novità se ci hai fatto riunire nel cuore
della notte», la salutò Morwenna.
«Infatti è così, ma non sono del tipo che speravate», rispose Celine senza tanti giri di parole.
«Che cosa è accaduto?» domandò allarmato Davios, che probabilmente aveva osservato meglio
i volti dei presenti.
«Abbiamo quasi rivissuto la notte dell’attacco a Gallaibh», rispose Celine diretta.
Vide sua nonna sbiancare immediatamente e si affrettò a ragguagliarli sugli eventi della serata.
«È terribile, com’è potuto accadere che uno di loro trasformasse gli altri Custodi in corrotti al
ballo? Prima non sapevamo potessero farlo i nemici, adesso hanno questi poteri anche i corrotti?»
indagò Helori.
«Non è accaduto nulla del genere. I Custodi che hanno partecipato alla festa erano già stati
irretiti nei giorni antecedenti e sono stati risvegliati proprio durante il ballo. È accaduto proprio come la
notte dell’attacco, quando gli umani che avete accolto si sono trasformati all’improvviso», disse Celine.
«Allora è stato solo uno sciocco spreco di risorse, i corrotti non sono difficili da eliminare e in
una stanza piena di laoich immagino non avranno avuto vita lunga», osservò Davios.
«Non avresti potuto fare un’affermazione meno sensata», rispose Celine secca. Le ci mancava
solo la stupidità di Davios da gestire.
«Perché? Mi sembra siate tutti presenti e stiate tutti bene», ebbe persino il coraggio di osservare
lui.
«Ti rendi conto di che cosa dici? Pensi davvero che le persone presenti avessero il coraggio di
attaccare fratelli, mariti o figlie?» domandò urlando. «Sarebbe stato un massacro, se non fossimo
riusciti a trovare rapidamente un modo per contenere la situazione. Purtroppo alcune vittime ci sono
state, sia tra i Custodi normali sia tra quelli irretiti dal nemico. Ne abbiamo salvati il maggior numero
possibile, ma alcuni sono stati uccisi e altri hanno ucciso gli astanti che non reagivano», aggiunse con
voce più controllata.
«Spero le perdite siano state minime comunque», s’inserì Helori.
«Rispetto ai presenti lo sono state, ma abbiamo avuto un tipo di perdita molto più elevato»,
rispose Celine. «Fàs ha agito bene e con molta furbizia, questo è stato un ottimo attacco. Davios non ha
compreso la finezza di questo stratagemma. Non vi era né l’interesse, né la speranza, di sterminarci o
farci del male in maniera diretta. Tutto questo è servito a far precipitare la speranza della popolazione,
ad accrescere la loro ostilità nei miei confronti e a fare in modo che le protezioni si restringessero. Gli
sforzi fatti sono andati persi; il Tempio, fino a poco fa totalmente coperto, adesso è in mano loro. Ecco
il vero scopo che si erano prefissi. Fare in modo che non fosse più precluso loro l’accesso al luogo in
cui dovremmo tornare per la Lama d’Aria», concluse Celine.
«In queste condizioni è ovvio che tu non ci possa andare», disse Morwenna.
«Il perimetro protetto adesso è troppo ristretto per prendere in considerazione l’idea di
avvicinarvisi», disse Corentin, che fino a quel momento era stato zitto.
Celine era talmente nervosa e stanca che stava per ribattere aspramente, ma si trattenne.
L’ometto paffuto era simpatico e bonario, probabilmente la notizia lo aveva scioccato al punto da
portarlo a dire qualcosa tanto per non stare zitto.
«A ogni modo, non è il caso di preoccuparsene ora. Non sappiamo chi sia il portatore della
Lama e non abbiamo necessità alcuna di recarci lì. Spero che il tempo necessario a mediare agli
accadimenti odierni sia sufficiente e che le conseguenze siano riparabili», lo rassicurò Celine.
«Come pensi di porre rimedio a tutto questo?» domandò Davios inquisitorio.
«Guarendo le persone che al momento sono rinchiuse nelle segrete», rispose Celine.
«Celine, sono troppi! Le tue energie verranno risucchiate, il tuo compagno non è presente e non
riceverai nessun aiuto!» esclamò Morwenna alzandosi in piedi, quasi a volerla raggiungere e fermare.
«Non vedo altro modo per convincere la popolazione a credere ancora in me. Inoltre è l’unica
cosa giusta da fare. Quelle persone hanno fatto quella fine per impedire a me di raggiungere il Tempio,
sono vittime mie quanto dei nostri nemici, e io devo restituire loro la vita che gli spetta», disse Celine,
ferma sulle proprie posizioni.
«In questo modo la notizia del tuo potere farà rapidamente il giro delle bocche. Un conto era
quando si è trattato di salvare Ailie, era un membro della nostra spedizione, la cosa sarebbe rimasta tra
noi, ma adesso non potrai impedire alle persone di sapere cosa sei in grado di fare. Chiunque abbia un
parente che possa subire la stessa sorte richiederà il tuo aiuto!» osservò Morwenna sempre più agitata.
«E così deve essere. Sono ciò che sono per un motivo ben preciso: salvare il mio popolo. A che
cosa servono questi poteri se li tengo per me stessa? Se agisco al solo scopo di preservare il mio posto e
la mia incolumità senza metterli al servizio di coloro che ne hanno bisogno? Entro breve potrei
ritrovarmi senza nessuno da governare. Aprite gli occhi, non siamo degli eletti, non lo sono neppure io,
sono solo uno strumento degli Spiriti per riportare l’equilibrio. Se non adempio al mio compito a che
cosa servo, dunque?» disse Celine, alzando la voce.
«La regina ha ragione, deve portare a termine questo compito, per quanto possa essere grave lo
sforzo che deve compiere. Morwenna, non possiamo, arrivati a questo punto, tentare di preservare solo
lei, è del nostro popolo che stiamo parlando, non più solo degli umani», disse Helori.
«Immagino che dovremmo trovare un modo per compensare questo tuo dispendio d’energia»,
disse Corentin, che si attaccava a qualsiasi argomento di conversazione per trovare qualcosa da dire.
«Per questo non c’è da preoccuparsi, Celine ha scelto una brava guaritrice, non è così? Sono
certo che Buonia sarà in grado di sopperire con le pozioni adatte», osservò Davios maligno.
A chi non lo conosceva sarebbe sicuramente sembrato un complimento, ma Celine, nelle sue
parole, vedeva il chiaro riferimento a Kaina.
«Non potrei chiedere di meglio, proprio per questo so di poter agire con estrema tranquillità.
Buonia e Bhirginia, coadiuvate da Acheflow, troveranno sicuramente il modo di incrementare la
produzione del tipo di pozione di cui necessito per riprendermi rapidamente», rispose Celine con un
sorriso mielosamente forzato.
«In caso vi fosse la necessità di scorte supplementari, se ce la facessi, potremmo brevemente
farle passare per un varco. Basta che mi diciate cosa serve e io penserei a raccogliere il tutto e farlo
trovare pronto per il momento del passaggio», si mise a disposizione Corentin che finalmente,
trattandosi di logistica delle scorte, era nel suo elemento.
«Non credo ve ne sia bisogno, almeno non al momento, il castello è ben rifornito», s’intromise
Maheloas.
«Molto bene, nel caso in cui vediate le scorte calare troppo rapidamente avvisatemi», rispose
Corentin.
«Pensi che riportare le persone alla loro vita potrà servire a fare in modo che il Tempio sia
nuovamente protetto?» domandò Morwenna preoccupata.
«Penso, innanzitutto, che sia il minimo che posso fare per queste persone; credo inoltre che sarà
un buon modo per ravvivare le loro speranze in futuro migliore. Per ora limitiamoci a questo e vediamo
come va, senza guardare troppo avanti. Se le protezioni saranno nuovamente in grado di raggiungere il
Tempio, lo scopriremo più avanti», rispose Celine.
«Se così non fosse, come pensi di fare?» insistette Morwenna.
«Abbiamo già sufficienti problemi da gestire così, ci penseremo quando giungerà il momento. Il
portatore dalla Lama non è stato trovato, fino a quando non si paleserà non necessiteremo di tornare al
Tempio», replicò Celine decisa.
La stanchezza iniziava a farsi sentire per tutti e il giorno dopo sarebbe stato ben peggiore, di lì a
breve mise fine alla riunione con la promessa di tenere aggiornato il Consiglio sul suo stato di salute.
A tele spente si avvicinò a Erskine. «Avrai tu il compito di relazionarti con il Consiglio sul mio
stato, so bene che Morwenna troverà il modo di parlarmi da sola e tenterà in tutti i modi di dissuadermi,
è pur sempre mia nonna. Il mio dispendio di energie sarà sufficiente a sfibrarmi, non ritengo di avere le
forze per gestire anche lei», disse Celine.
«Prima o poi vorranno vederti», osservò Erskine.
«Quando ti collegherai, e saranno presenti tutti e quattro, mi manderai a chiamare e farò una
breve e fugace apparizione. Ti raccomando, inoltre, di esprimerti in termini più che positivi e di non
mettere nessuno in allarme», aggiunse Celine in tono autoritario.
«Non ho mai mentito al Consiglio», rispose Erskine.
«La tua lealtà va prima di tutto a me, in quanto tua Regina. Vuoi forse che Morwenna pensi di
mettersi in viaggio per raggiungerci, rischiando la sua vita? Hai una vaga idea di quale assembramento
di corrotti e guerrieri ombra possa esserci adesso nei pressi del passaggio al mondo umano?», lo riprese
Celine.
«Mi sembra impossibile, data la mia esperienza e i miei anni, che vi siano cose cui tu pensi e io
no. Farò come ordini», rispose Erskine, per poi ritirarsi.
Celine lanciò uno sguardo fugace ad Aidan. La stava osservando, ma non nel solito modo
inquisitorio con cui l’aveva guardata nell’ultimo periodo. Quella sera le cose erano andate in modo
diverso, si erano comportati proprio come lei si aspettava che dovesse essere tra loro. Quando Aidan si
era smaterializzato senza dir nulla e lei lo aveva seguito, era stata la riprova del feeling che esisteva tra
loro. La loro sintonia andava oltre ogni tentativo di Aidan di allontanarla e Celine era certa che quella
sera se ne fosse accorto anche lui, non poteva essere altrimenti.
La coltre del sonno scese rapida su di lei, dal giorno successivo avrebbe messo a dura prova il
suo corpo, ma non le importava, sapeva che era la cosa giusta da fare.
Sangue. Aveva la mani ricoperte di sangue, persino il lastrone di ghiaccio su cui era
accovacciata ne era pieno, sembrava un piccolo lago rosso. Celine non riusciva a vedere nulla attorno
a sé, i contorni erano indistinti, avvertiva solo il freddo della superfice gelata sotto il suo corpo e la
sensazione di umido appiccicaticcio sulle sue mani. Si osservò i palmi, due grossi tagli li aprivano da
parte a parte. Allora quel sangue era suo? Si chiese se stava morendo e perché avesse quei solchi nelle
mani. Adesso vedeva distintamente il sangue sgorgare dalle ferite mentre andava ad incrementare le
dimensioni della pozza a terrea. Era come i fiumi affluenti che portavano altra acqua a valle. Doveva
fermare quel sangue o sarebbe morta, lo sentiva, lo sapeva.
Tentò di strapparsi un pezzo di divisa per coprire i tagli, ma una voce la trafisse.
«Non farlo, è tutto nel sangue Celine, nel tuo sangue, dipende tutto da quello», disse
severamente la voce.
Celine non sapeva di chi fosse, non sapeva neppure riconoscere se si fosse trattato di un uomo
o una donna, ma non ebbe più il coraggio di tentare di chiudere la ferita. Strinse e aprì i pungi e il
sangue iniziò a fuoriuscire sempre più rapidamente. Si stava svuotando, stava regalando se stessa. Non
sapeva per cosa, sperava qualcosa di più importante, la salvezza di altri.
Il lastrone di ghiaccio le sembrava sempre più vicino, troppo vicino, sbatté la fronte su di esso
e l’ultimo pensiero che ebbe prima di svenire fu relativo al fresco conforto che ne aveva ricavato.
Celine sgranò gli occhi, madida di sudore. Il buio era fitto in quella regione, ma i giochi di luce
delle aurore boreali rischiaravano l’ambiente. Si sentiva soffocare al pensiero del sogno che aveva
appena fatto, ma sapeva che non aveva nulla di cui preoccuparsi: quel sogno era abbastanza chiaro da
interpretare, forse il più semplice degli strani incubi che l’affliggevano. Aveva le mani sporche del
sangue degli innocenti che avevano partecipato al ballo, ma a questo avrebbe posto presto rimedio, per
quanto poteva. Si rigirò nel letto tra le coltri calde e presto sopraggiunse nuovamente il sonno. Questa
volta senza sogni.
...
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...
FINE Parte 2.